CUBA: CON RAUL CASTRO LA LIBERTA’ VIAGGIA SUL CELLULARE (L’Ora del Salento, 12 aprile 2008, pag.11)

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OSSERVATORIO  GEOPOLITICO

 

 

raul_fidel0801.jpg Il recente cambio al vertice del potere cubano, determinato dalle gravi condizioni di salute del presidente Fidel, ha spinto alcuni commentatori ad intravedere segnali di apertura e di speranza.

Le novità che ne sono seguite sono state salutate quasi come un cambiamento di rotta verso la difficile strada del la democrazia, del multipartitismo e del rispetto dei diritti umani e civili. Ma di che novità si tratta? Presto detto: i Cubani adesso saranno “liberi” di acquistare – in valuta pregiata, si badi bene – un forno a micro onde, un cellulare o un televisore, o addirittura un computer (ma senza Internet, perché per l’allacciamento alla rete occorre un permesso speciale degli uffici addetti alla sicurezza politica).

Di più: potranno pernottare negli alberghi riservati ai turisti occidentali, pagando – si badi bene! – con mazzette di dollari che la stragrande maggioranza della popolazione non possiede e forse non ha mai visto in vita sua.

La limitazione dei diritti civili e politici, e il fallimento economico causato dal dirigismo socialista, hanno spinto tutti quelli che hanno potuto, in questi 50 anni di regime a partito unico, a fuggire nella vicina Florida, negli U.S.A., o in varie Nazioni dell’America Latina.

Cuba è un paese di 11 milioni di abitanti, ma più di 2 milioni vivono all’estero. Raul Castro, 76 anni, già supremo comandante di tutte le forze armate cubane, raccoglie adesso gli incarichi che furono del vecchio e malato “leader maximo della Rivoluzione”: è Presidente del Consiglio di Stato, la massima autorità dell’isola, nonché secondo Segretario del Politburo del Comitato Centrale del Partito comunista cubano.

Come suo vice Raul ha scelto uno dei pochi stalinisti puri rimasti al mondo: il 78enne Machado Ventura. E questo è già un messaggio più che esplicito. Il cambio al vertice non ha levato ai Cubani il desiderio di fuggire a tutti i costi, non appena possib ile. A metà marzo sette giocatori della squadra di calcio under-23 hanno abbandonato il paese: alcuni di loro hanno chiesto asilo politico agli Stati Uniti.

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