DANTE E RAVENNA: LO SPLENDORE DEI MOSAICI BIZANTINI

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Riportiamo di seguito l’analisi della prof.ssa Manuela Mambelli, del Centro Dantesco di Ravenna, pubblicata su “La Domenica” del 19 settembre 2021:  “Dante Alighieri, massimo poeta della cristianità, nasce a Firenze nel 1265 e muore a Ravenna nel 1321. Esule per un’ingiusta condanna politica, seguita al prevalere della fazione dei guelfi neri su quella dei bianchi, il sommo poeta trova ospitalità in diversi luoghi dell’Italia centrale e settentrionale, e da ultimo a Ravenna, accolto da Guido Novello da Polenta.

La dolorosa esclusione dalla sua patria gli offre tuttavia la spinta decisiva a comporre il suo capolavoro, la Divina Commedia, il testo più tradotto nel mondo dopo la Bibbia, nel quale l’esperienza dell’esilio diventa simbolo del “viaggio” di ogni essere umano nella storia e oltre la storia, alla ricerca della verità di sé e del proprio compimento.

A Ravenna Dante porta a termine la cantica del Paradiso, a cui gli splendidi mosaici delle chiese realizzate fra il V e il VI secolo offrono un prezioso punto di riferimento. Nei cicli musivi, ancora oggi in gran parte conservati, che ritraggono personaggi e scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, Alighieri ritrova quel mondo fatto solo di luce e di amore che ci farà poi intravedere con le terzine del Paradiso.

Immagini e parole che ci aiutano ad alzare lo sguardo alla meta a cui ciascuno di noi è chiamato nascendo. I mosaici bizantini, intatti nei secoli, appaiono quindi a Dante come rivelazione di verità e di bellezza, fonte sicura di speranza e di alta ispirazione. Un invito al lettore ad alzare gli occhi alle “cose belle” che Dio ha creato per orientarci a Lui, un’esortazione a guardare verso le “stelle” con le quali non a caso il Poeta conclude le tre cantiche della Commedia (Inferno, Purgatorio, Paradiso): “E quindi uscimmo a riveder le stelle” (Inf. XXXIV, 139), “Puro e disposto a salire a le stelle” (Purg. XXXIII, 145), “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Par. XXXIII, 145).

 

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