DECRETO SVUOTA CARCERI: COLPO DI CODA DEL GOVERNO GENTILONI. I DANNI DEL PD AL PAESE

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Qualche giorno fa, il 16 marzo, il Consiglio dei Ministri dimissionario, quale ultimo atto, ha dato il via libera alla riforma dell’ordinamento penitenziario. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando (PD) si è affrettato a precisare che non è un decreto svuota-carceri o salva-ladri, glissando sul fatto che con questo decreto in carcere non entrerà più nessuno che avrà avuto inflitta una pena inferiore ai quattro anni.

Vediamo per sommi capi la ratio di questa riforma, illustrandone, in primis, i cambiamenti rispetto a quella del 2014. Il precedente decreto svuota carceri varato dal governo Renzi prevedeva che potevano accedere ai benefici delle pene alternative coloro i quali, secondo il Giudice competente, giunti agli ultimi quattro anni di detenzione, lo meritassero. Come spesso accade in Italia, che potremmo definire la patria della “certezza dell’incertezza” della pena, i giudici hanno inteso questa norma in senso estensivo, applicando le misure alternative non solo ai detenuti, ma anche ai condannati ad una pena detentiva inferiore ai 4 anni; così che, in questo modo, il reo non sconta nemmeno un giorno effettivo di reclusione. Come segnalato dal giornalista Gian Maria De Francesco, sul Giornale del 9 Febbraio 2018, si può arrivare a casi paradossali, come quello di una filippina condannata a 3 anni e 9 mesi per estorsione ed usura, ma affidata immediatamente ai servizi sociali dal Giudice competente, con questa motivazione: “Appare illogico un percorso deflattivo della popolazione carceraria unicamente in uscita e non anche in entrata”.

Qual è, dunque, la novità apportata dal decreto del ministro Orlando? Semplice, ha tolto quel residuo di discrezionalità riservato al Giudice, nell’applicare o meno i benefici delle pene alternative, prevedendole, in automatico, per tutti coloro che siano stati condannati a pene inferiori ai 4 anni. Come rilevava De Francesco, per effetto di questo decreto, Innocent Oseghale, principale indiziato dell’efferato omicidio di Pamela Mastropietro, ma formalmente accusato, per ora, del “solo” vilipendio e occultamento di cadavere, se accettasse di essere processato col rito abbreviato otterrebbe una pena di soli 3 anni, finendo così, immediatamente, fuori dal carcere … ciascun lettore si faccia la sua idea…

A questo punto, sarà utile qualche riflessione, che ci faccia comprendere come siamo arrivati ad una situazione che definire grottesca è il minimo. Dobbiamo partire dagli effetti che la modernità ha avuto dapprima nel pensiero e poi nelle istituzioni, che ne rappresentano l’incarnazione. A partire dal settecento, si è avuto un progressivo abbandono della legge morale naturale; questo ha comportato uno slittamento decisivo dal cuore della questione, per cui lo Stato deve sì, difendersi da chi delinque, ma non può castigarlo, perché essendosi persa la nozione di legge morale naturale, il reo non può più essere definito moralmente colpevole. A fortiori, in regime di positivismo giuridico, segnato da un forte relativismo, dove il bene e il male sono cangianti, a seconda delle mode e dell’umore del legislatore, può persino accadere, che ciò che prima era reato, non lo sia più dopo …

Non deve meravigliare, dunque, che in piena epoca post-moderna, surrettiziamente, può accadere che vengano perseguiti e sanzionati maggiormente i reati finanziari che non quelli contro la persona.

È un bruttissimo segno dei tempi nonché un ultimo “regalo” della Sinistra all’Italia….

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