DIO, PATRIA E FAMIGLIA DOPO IL DECLINO (recensione a cura di David Taglieri)

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Dio, Patria, Famiglia: i capisaldi, i fondamenti, le basi sulle quali costruire l’identità.

L’Assoluto, la cellula primordiale che introduce l’individuo nella società, e la Patria, che è la radice, la casa, la terra; quella terra che ci connette alla memoria, al terreno arato dai nostri nonni ed al Cielo proiezione dei nostri sentimenti, dell’elevazione, della sete d’Infinito.

“Dio, Patria e Famiglia dopo il declino” è l’ultima fatica di Marcello Veneziani (pagg. 151, Edizioni Mondadori), libro in cui l’Autore affronta la fine lenta, graduale e per questo anche più sofferta dei valori e dei riferimenti essenziali, dovuti in parte al globalismo, ad un certo liberismo e consumismo sul versante economico, e al progressismo nella rincorsa sfrenata del soddisfacimento momentaneo ed effimero.

Questi tre termini –Dio, Patria, Famiglia–  sono troppo spesso accostati al fascismo e invece sono dei principi che il fascismo ha fatto propri ma che vanno oltre la stessa esperienza totalitaria, e oltre la destra perché fanno parte della pre-politica.

Date storiche importanti: 1989 e caduta del muro di Berlino, e poi il crollo delle Torri Gemelle nel 2001; un muro crolla, dilaga la globalizzazione in Europa, al comunismo subentra una strana miscela di liberalismo e progressismo.

Bisogna essere in grado di recuperare la tradizione, ma non suppellettili di museo e antiquariato, antichità sic et simpliciter, ma una tradizione che come dice la parola stessa sia in grado di trasmettere la memoria anche selezionata dal presente, contestualizzata alle sane acquisizioni dell’oggi, da tradurre poi nel futuro.

Basta con i fondamentalismi modernisti o tradizionalisti: in mezzo come detto c’è la tradizione-trasmissione, con Dio Patria e Famiglia.

Il libro si divide in tre parti: al posto di Dio, al posto della Patria, al posto della Famiglia… tutto svanisce eppure abbiamo bisogno di un’origine, di un destino, di una missione.

Dedicato a chi non è più, a chi non è ancora, si è perso in sostanza il Cielo sopra di Noi, la terra sotto di noi, il sangue dentro il cuore.

Le ali per volare, quelle della testa, della mente, il brio dell’anima, mentre ci si è connessi oramai alla tecnologia, condividendo sempre più tecniche e sempre meno saperi.

I mezzi, insomma, hanno sostituito i fini.

L’Amore – quello vero – è un Abbraccio che dobbiamo idealmente prendere dall’alto per poi restituirlo alla Fidanzata, agli Amici, al prossimo più vicino, ma anche in forma di sorrisi a conoscenti e nemici.

“…Qualcuno dirà che c’è l’amore libero, l’amicizia, il lavoro individuale e sociale, c’è l’umanità intera…che non passano da Dio…però nessuna  delle tre risposte soddisfa la domanda di nascita, vita, morte in rapporto a luogo e tempo…”.

Il radicamento cementa e fortifica i rapporti  e le relazioni, perché non siamo solo contemporanei ma soprattutto conterranei dunque compatrioti.

Uno degli errori della modernità è quello di opporre Dio alla Realtà, mentre l’alienazione delle droghe e degli stordimenti ha rimpiazzato il reale, con l’intenzione di creare il Paradiso in terra su misura per l’uomo.

Tre termini che un tempo erano verità e ora quasi non possono essere pronunciati.

Anche la Bellezza ha il suo ruolo: un tempo mezzo di elevazione dell’uomo (sia nel paganesimo, che nel cristianesimo, che nel rinascimento) ora nel modernismo e nella contemporaneità l’arte è diventata fine a se stessa.

Anche l’interesse ha acquisito una cattiva valenza: prima era inter-esse, ora solo denaro e velocità. Se non dobbiamo comunque cadere nell’errore di condannare tutta l’attualità, bisogna convogliare le esperienze del passato nel presente per avere un futuro che contestualizzi le ricchezze di ieri nello sviluppo di domani. Ma sempre con Dio Patria e Famiglia: radici in terra campane in Cielo, scriveva Cristina Campo.

L’uomo ha bisogno di conquiste ma anche di limiti, perché a detta di Veneziani nel progresso sfrenato continueremo a spostare i confini dei limiti…

Serve una visione del Mondo, una Weltanschaung nel linguaggio pensante e non pesante.

Ripartiamo allora da una visione del mondo in relazione alla vita, alla morte, a Dio, al territorio che ci cullò, alla famiglia che ci introdusse in società, a quelle che formeremo.

Torneremo alle origini, al pensiero che guida l’azione, all’Assoluto che ci genera e ci accoglie, e il cerchio magicamente si chiude.

E la vita in questa dimensione sarà più Vita.