DONALD TRUMP VA PER LA SUA STRADA (di David Taglieri)

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Donald Trump dice che potrebbe «tagliare l’intero rapporto con la Cina», e siccome l’espressione «virus cinese» era ormai metabolizzata dalla gente, ora usa il termine «peste cinese». E’ quanto si apprende dai giornali di questi ultimi giorni. Insomma, come recita il Corriere della Sera, “il coronavirus ha ulteriormente abbattuto le difese immunitarie della politica diplomatica tra le superpotenze“.

Donald Trump continua dunque ad andare per la propria strada dopo che a febbraio ha vinto la partita interna con i Democratici. Alla fine ha vinto lui: è stato assolto da due accuse, quella di abuso di potere e di quella di ostruzione al Congresso. Il Senato ha prosciolto il presidente degli Stati Uniti, dando una risposta netta alla questione legata all’impeachment; tanto rumore per nulla si potrebbe azzardare.

Ci sono stati due ordini di votazioni: l’impeachment, con 48 senatori che hanno dichiarato Trump “colpevole” e 52 che hanno optato per la “non colpevolezza”. Ogni singolo senatore ha votato alzandosi e comunicando la propria decisione davanti agli altri. Per la condanna sarebbero serviti 76 voti a favore. 

Trump ha portato a casa l’assoluzione anche dal secondo articolo dell’impeachment, quello riguardante l’ostruzione del Congresso nell’inchiesta sul Kievgate. In questa situazione hanno votato contro l’assoluzione tutti i senatori democratici e a favore tutti i repubblicani,  compreso Mitt Romney, che precedentemente aveva dichiarato che avrebbe votato a favore della condanna di Trump per abuso di potere. Il risultato è stato di 53-47 in favore del presidente Usa. 

Adesso, come dicevamo all’inizio, si sono congelati gli accordi commerciali Usa-Cina dopo le attese positive che iniziavano a scorgersi nel corso della scorsa settimana, viste le ipotesi di dialogo che si erano aperte. Nella giornata di lunedì scorso, durante un chiarimento con la stampa, il presidente degli Usa ha ripetuto con nettezza di non essere favorevole alle riapertura dei negoziati sulla cosiddetta Fase 1 dell’accordo siglato a inizio 2020. 

Va da sè che nel bene o nel male il presidente americano faccia sempre parlare della sua persona, con i media che da moltiplicatori amplificano le sue parole dandone una risonanza non sempre aderente ai fatti e alla verità.