E’ stata fissata per il prossimo martedì 8 luglio l’udienza dinnanzi alla Corte costituzionale per il giudizio di legittimità dell’art. 579 cod. pen. che punisce l’omicidio del consenziente, vietando l’eutanasia.
La questione, sollevata dal Tribunale di Firenze lo scorso aprile, ha ad oggetto la costituzionalità del divieto di eutanasia nei casi in cui il malato si trovi nelle condizioni di chiedere il suicidio assistito (patologia irreversibile, sofferenza intollerabile, capacità di decisioni libere e consapevoli, trattamento di sostegno vitale), ma non possa accedervi per impossibilità fisica, indisponibilità dei mezzi o per avere scelto, anche a fronte della possibilità di ottenere il suicidio assistito con una modalità disponibile, altra modalità che ritiene più consona, ma che disponibile non è.
A fronte di questa nuova iniziativa che, se accolta, porterebbe a una minor tutela della vita dei più fragili che lottano tutti i giorni contro la sofferenza fisica e morale, hanno depositato atto di intervento in giudizio due malati che, trovandosi in questa stessa situazione, vogliono continuare a vivere e a mantenere la protezione della loro vita e della loro dignità garantita dallo Stato tramite il divieto di eutanasia, senza eccezioni.
I due malati, una signora di Roma e un signore di Perugia – assistiti dall’avv. Mario Esposito, del foro di Roma, e dall’avv. Carmelo Leotta, del foro di Torino – chiedono di intervenire in giudizio per spiegare che, a loro tutela, è necessario conservare il divieto penale di qualsiasi intervento del terzo soppressivo della vita dei malati che pur ne facciano richiesta, e implementare il sistema delle cure e dell’assistenza alle famiglie.
Se, al contrario, fosse accolta dalla Corte costituzionale la questione di legittimità e fosse consentita l’eutanasia, sarebbe violato il principio di inviolabilità della vita consentendo ad alcuni di privare impunemente altri del bene fondamentale da cui dipendono tutti gli altri diritti. Peraltro, se fosse introdotta l’eutanasia, oltre al diritto alla vita, sarebbe violato anche il diritto dei malati di essere eguali agli altri: lo Stato, infatti, permettendo ai medici di sopprimere su richiesta la vita di chi è affetto da gravi patologie e sofferenze e impedendo lo stesso atto nei confronti dei sani, ammetterebbe che la vita dei malati vale meno di quella degli altri.
Non è la prima volta che i malati contrari all’ampliamento di procedure di morte medicalmente assistita intervengono davanti alla Corte costituzionale. Già la Corte aveva ammesso in giudizio il 26 marzo scorso quattro malati che, affetti da patologie irreversibili, avevano ribadito il loro “no” alla abolizione del sostegno vitale dai requisiti di non punibilità del suicidio assistito e, quindi, a una sua estensione.