GRANO E “DEZINFORMATZIJA”

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DEZINFORMATZIJA è termine russo che significa disinformazione. Ai tempi del KGB c’erano dei Dipartimenti che se ne occupavano tematicamente, in funzione pro-attiva, ma anche oggi la musica sembra non cambiare.  

A tal proposito riprendiamo un editoriale del FOGLIO del 07/06/2022 (pag.3): “La Russia colpisce depositi di armi e depositi di grano in egual misura, segno del fatto che, nella logica di Mosca, gli obiettivi di disarmare e di affamare l’Ucraina e il mondo intero sono sullo stesso piano.

Nell’attacco contro Kyiv di domenica notte – era da aprile che Mosca non attaccava la capitale ucraina – i missili erano diretti anche verso un deposito di attrezzi per la raccolta del grano.

Soltanto pochi giorni prima, ascoltando l’intervista di Vladimir Putin al Primo canale della televisione russa, quella in cui il presidente russo parlava di esportazioni di grano, in tanti hanno deciso di interpretare le sue parole come un’apertura. Il capo del Cremlino si è limitato a dire che per lui non ci sono problemi se il trasporto di grano si sposta su rotaie e, addirittura, per lui non ci sono problemi neppure se i mercantili vogliono partire dal porto di Odessa, basta sminarlo, ma gli ucraini non vogliono. Poi, se proprio queste due soluzioni non vanno bene, ne ha proposta anche una terza: si possono sempre usare i porti di Mariupol e di Berdyansk, dove è già stato trasportato il grano.

Le proposte di Putin sono un bluff e non vanno interpretate come una apertura.

Il trasporto su ferrovia non è una soluzione, i treni merci non bastano a risolvere il problema. Gli ucraini non vogliono sminare il porto per paura di un attacco russo e il Cremlino non vede l’ora che le mine vengano rimosse. La terza soluzione è la più menzognera: Putin sta offrendo di comprare dalla Russia il grano rubato all’Ucraina e di farlo partire dai porti che l’esercito di Mosca ha occupato.

Ancora una volta, facendo proposte improbabili, vuole far ricadere la colpa su Kyiv e sull’occidente, per dire che lui aveva dato soluzioni, sono gli altri che non le accolgono.

Le parole di Putin sono state interpretate come un’apertura, ma sono soltanto la dimostrazione che il presidente russo non è disposto a trattare, vuole la guerra e vuole la fame. La pace non gli interessa. Salutare ogni sua parola come un’occasione di riconciliazione fa soltanto il suo gioco e vuol dire continuare a cadere sempre nel solito errore: credergli.”.

 

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