I PRINCIPI NON NEGOZIABILI DOPO LE ELEZIONI (di Marco Invernizzi)

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Sui principi non negoziabili la pensano più o meno allo stesso modo. Nel senso che per loro non esistono principi non negoziabili (redazionale)

Per una valutazione seria del risultato elettorale bisogna ragionare sui numeri prima che sulle percentuali. Poi con calma sarà possibile dare delle valutazioni adeguate.

Intanto bisogna prendere atto che il Pdl ha perso oltre sei milioni di voti e la Lega ha avuto la metà dei voti ottenuti nel 2008, passando da circa tre milioni di voti a meno della metà. Se la destra piange (nonostante l’incredibile recupero grazie alla campagna elettorale di Silvio Berlusconi), la sinistra ha poco da ridere. Dei 12,5 milioni che aveva nel 2008, il Pd ne ha persi quasi quattro. Ha guadagnato qualcosa alla sua sinistra il partito di Vendola, Sel, superando il milione di voti, ma l’unico vero vincitore di queste elezioni è il partito di Beppe Grillo, che ha avuto 8,5 milioni di voti, 109 deputati e 54 senatori.

Renato Mannheimer ha ricordato sul Corriere della Sera che sono 16 milioni gli elettori che si sono spostati in queste elezioni.

È così in corso una vera e propria transizione politica, effetto di un mutamento culturale profondo. Il Sessantotto, poi il 1989 con la caduta del Muro di Berlino, ma anche con l’inizio dello sfaldamento definitivo degli Stati occidentali e delle rispettive classi politiche, hanno accelerato questo itinerario di dissoluzione del corpo sociale. Il Movimento 5 Stelle ha raccolto i risultati di questo processo. Nato ufficialmente il 4 ottobre 2009, esso ha cinque ambiti di riferimento: acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività e ambiente, da cui il numero cinque inserito nel nome. Nasce, cresce e si afferma attraverso internet e porta in Parlamento persone di cui si conoscono appena i nomi.

Da qui una grande incertezza sui suoi futuri comportamenti e quindi sul futuro politico dell’Italia, dal momento che nessuna maggioranza politica è possibile in Senato senza il partito di Grillo, escludendo l’ipotesi di un “governissimo” fra Pdl e Pd, fino ad ora escluso dal segretario dei democratici.

Avremo modo di capire di più nei prossimi giorni osservando il comportamento dei nuovi deputati e senatori, ma quello che comunque appare confermato dopo la tornata elettorale è che la crisi non nasce dalla politica e non troverà soluzioni dalla politica.

Per quanto riguarda i principi non negoziabili credo si possa facilmente pronosticare che il nuovo Parlamento li disprezzerà molto di più del precedente. Gli italiani non sono più divisi in due fra progressisti e moderati, seppure con diverse sfumature all’interno delle due coalizioni, ma il quadro è molto più complesso e negativo per i principi non negoziabili.

Una parte del Paese ha ancora votato centro-destra su un programma che continua ad avere parole di riguardo per vita, famiglia e libertà di educazione, anche se con minore enfasi rispetto ad anni passati.

Un’altra parte con la stessa percentuale di voti ha votato ancora per una sinistra postcomunista, statalista e avversa di principio ai valori non negoziabili.

Un 25 per cento circa dei votanti ha premiato il Movimento 5 Stelle del quale poco si sa, ma dalle affermazioni del suo leader si può evincere che saranno favorevoli ai matrimoni gay e contrari alla libertà di educazione, mentre il 10 per cento che ha votato la Lista Monti non si sa bene che cosa pensi circa i principi non negoziabili.

La parte restante di italiani ha continuato ad astenersi.

Un quadro abbastanza desolante dunque, che non deve farci perdere la speranza, ma deve stimolare i pochi cattolici presenti in Parlamento a comportarsi come “guastatori” in campo avverso, operando finalmente come una vera e propria lobby per la vita e la famiglia, a prescindere dai Partiti di appartenenza. Un quadro inoltre che dovrebbe spingere le guide dei vescovi italiani a ritornare al modello di Chiesa auspicato dal beato Giovanni Paolo II nel discorso di Loreto del 1985 e incarnato dal periodo in cui la Chiesa italiana venne guidata dal Card. Camillo Ruini, una Chiesa presente che interviene direttamente nella vita del Paese con le proprie organizzazioni, saltando la mediazione dei partiti e rivolgendosi direttamente alle istituzioni. La Chiesa del Family day e del referendum contro l’abrogazione della legge 40 nel 2005, per intenderci.

Un quadro, infine, che ci aiuta a ricordare che senza una cultura politica di riferimento e una narrazione storica alle spalle, dalla politica non verranno soluzioni adeguate. Un quadro ancora che ci ricorda la primaria necessità di un apostolato culturale, nel quadro della nuova evangelizzazione.