I PROSCRITTI, PENSATORI ALLA SFIDA DELLA MODERNITA’ (recensione a cura di David Taglieri)

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I proscritti
I proscritti

La modernità è una sfida stimolante che misura da sempre politici, filosofi, artisti, sociologi e in generale tutti i cittadini che si trovano giorno dopo giorno a dover gestire le acquisizioni della scienza, della tecnica e della tecnologia.

La modernità è diventata quasi un vessillo per alcuni e un incubo per altri. Ci si divide come fra supporters del tifo, non comprendendo che, in realtà, sulla strada dell’equilibrio e del buon senso si potrebbe far sì che essa non divenga né un mito indiscusso né un oscuro progetto da condannare.

In questo senso sul terreno politico – filosofico c’è un saggio molto interessante di Riccardo Pedrizzi: “I proscritti, pensatori alla sfida della modernità” (pagg. 250, Edizioni Pantheon). In questo libro viene analizzata, interpretata e discussa la biografia di filosofi e pensatori che nel corso della storia hanno affrontato  la diatriba fra tradizione e modernità, spesso optando per la tradizione, molte volte cercando quel giusto compromesso per creare un mondo nuovo, ma all’insegna della Tradizione.

Ad aprire il libro c’è la figura di San Tommaso, con il tomismo e tutti i problemi postconciliari, con lo studio delle cause della demolizione della filosofia tomistica, rifiutata come categoria di pensiero e legittimata solo per le tesi più improbabili. Il  post-concilio condannò molte sue teorie, mentre la metodologia di Tommaso fu oggetto di studi parziali e faziosi.

Pedrizzi procede poi con l’influenza rivoluzionaria del pensiero di Vives, con la scuola ed il suo ruolo fondamentale per la costituzione della pace pubblica e con la sua Weltanschaung al servizio della tradizione culturale, laddove la classicità deve andare di pari passo con i valori del Cristianesimo.

Non può mancare il teatro del grande Shakespeare, con la sua letteratura e poesia tutta improntata a quella gerarchia di valori che porta ad un Ordine Universale governato dall’amore ed in ultima istanza da un piano divino.

Lo scenografo-poeta rimase sempre un oppositore delle mode dei tempi e tentò sempre di catalizzare lo spazio ed il tempo sotto la buona stella dei valori, dell’amore e della tradizione; incardinarlo in uno schema politico sarebbe operazione ingiusta, elevarlo ad ispiratore di un movimento tradizionalista un giusto tributo.

Un ricordo dedicato anche a Donoso Cortes, colui che riuscì a far andare di pari passo pensiero sapiente e capacità di sintesi, sempre fermo su una visione teocentrica della  vita e della storia, l’una collegata all’altra indissolubilmente.

E ancora nel libro troviamo De Sivo, il napoletano amante della sua città patria, e la  teologia della storia; tutto si riconduce ad una grandezza, ad una gerarchia, a Dio.

Viaggiamo fra le pagine ricche di storia e filosofia con Maurras fautore di ordine, decentralizzazione  e monarchia; la rilettura dei reazionari  Mosca e Pareto, con l’oltraggio al re Denaro.

Fra gli altri, il messaggio di Ortega Y Gasset, che demitizza una democrazia spesso realizzatrice degli ibridi e degli obbrobri in nome di populismo ed ideologia liberaldemocratica, oggi tradotti in versione trash e cafonal anche nelle istituzioni. Ortega Y Gasset sostiene quanto sia fondamentale non lasciare la politica in un  mondo a sé stante, perché deve essere guidata dalle ali della cultura e della scienza, che a loro volta devono fra di loro interagire per il bene dell’umanità.

Una finestra anche sul mondo di Osvald Spengler, colui che aveva previsto il tramonto dell’Occidente, un Occidente smemorato, senza radici, pronto a suicidare progetti, calpestare memorie e passato.

Come infine dimenticare Del Noce, il pensatore scomodo ghettizzato dalla Democrazia Cristiana e dalla sinistra ideologica per le sue idee di recupero legato a  quel sentimento nazionale e religioso, vaporizzato nell’inquinamento globale.

E tanti altri, spunto per chiavi di lettura mai banali.

Un libro dunque molto utile, che magari potrebbero leggere i big della classe politica, troppo impegnati a cinguettare i loro egocentrismi su twitter.

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