IL CASO SERIO DI DIO (L’Ora del Salento, 10 luglio 2010, pag. 11)

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CAR. RUINIAutorevoli sociologi delle religioni come lo statunitense Rodney Stark hanno ormai appurato che all’alba della storia umana nello scenario religioso era predominante il monoteismo. Un cristiano trova ciò molto naturale, nel senso che è logico pensare come all’inizio dei tempi il ricordo dell’unico Dio creatore si mantenesse piuttosto vivo. Col passare dei secoli questa fiamma della memoria cominciò a spegnersi e gli uomini si lasciarono andare sempre più ai loro vizi e alle loro recondite paure, fino a personificarle come divinità della natura o degli inferi. Si sviluppava così il politeismo. Ma intorno al VI secolo a.C. assistiamo ad un nuovo slancio dell’umanità (o almeno di buona parte di essa) verso il monoteismo. Mentre in Grecia la speculazione filosofica porta la ragione a prendere in considerazione l’unicità di Dio, in Oriente appaiono, con varie sfumature, i grandi monoteismi, compreso quello professato dal popolo ebraico. La peculiarità del monoteismo ebraico consiste non solo nell’affermazione dell’unicità di un Essere supremo ma anche nella sua “interpellabilità”, e cioè nel poterci rapportare a Lui e pregarlo come si fa con un padre buono. E’ quanto scrive il Cardinale Camillo Ruini nel suo recente libro “Il caso serio di Dio” (Cantagalli, 2009, pagg. 102). Non solo. Il Dio supremo con il popolo ebraico ora prende l’iniziativa: “…irrompe sulla scena del mondo e nella vita dell’uomo, presentandosi come il “Dio geloso”, che vuole unicamente per sé la preghiera, il culto e l’adorazione, perché egli soltanto è Dio e tutto il resto è sua creatura” (pagg.26-27).

Con la rivelazione del Figlio, vero Dio e vero uomo, questa irruzione divina nella vita dell’uomo diventa universale, nel senso che la corrispondenza d’amore si palesa nei confronti di tutta l’umanità. Pur essendo un Dio geloso, il Dio della tradizione giudaico-cristiana è tuttavia il Dio della libertà, inesorabilmente ancorato alla prospettiva del: “se vuoi…”. La libertà vale per il singolo uomo, che può rispondere sì o no, ma vale anche per gli uomini riuniti in società, che possono accettare o rifiutare il piano di Dio.

Il Cardinale Ruini, seguendo l’esempio di Benedetto XVI, invita quindi il mondo contemporaneo a fare spazio a Dio, a vivere “come se Dio esistesse”, perché solo in Lui trovano significato gli interrogativi ultimi dell’umanità. Una sana e corretta laicità (il cui concetto – spiega Ruini – ha origini medievali) non ha nulla da temere dall’apertura alle istanze del trascendente, mentre l’odierna “dittatura del relativismo”  esclude a livello pubblico non solo le norme morali del cristianesimo e di ogni altra tradizione religiosa ma anche le indicazioni etiche che si fondano sulla più profonda realtà del nostro essere. In tal senso l’uso improprio delle biotecnologie costituisce un attentato alla dignità della vita umana, in una prospettiva che facilmente sconfina dall’ edonismo al nichilismo.