IN FUGA DALLA TORRE. L’AUTOBIOGRAFIA DI UN GESUITA AI TEMPI DELLA PERSECUZIONE ANGLICANA

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Per le edizioni Fede & Cultura, In fuga dalla torre, di John Gerard (prefazione di E. Sala) rappresenta un documento straordinario. Ai tempi del regno di Elisabetta I d’Inghilterra, John Gerard è il perfetto esempio per capire cosa significasse essere sacerdoti durante la persecuzione anglicana: straniero nel suo stesso Paese in quanto cattolico, per sei anni esercitò il suo ministero amministrando clandestinamente i sacramenti ai fedeli perseguitati, rifugiandosi in case private. 

Sembra un romanzo e si legge come un romanzo, ma non lo è. L’Autore, John Gerard (1564-1637), fu un aristocratico. Entrò ben presto nella Compagnia di Gesù, studiò in Francia e a Roma. Poi, ordinato sacerdote, rientrò in Inghilterra in tempi pericolosi. Era il 1588, quando cioè le navi di Elisabetta I affondarono quelle spagnole della “Invincibile Armada” e tanti cattolici finirono sul patibolo con l’accusa di “simpatie” nei confronti del nemico spagnolo.

Fu quella anche l’epoca in cui chi non partecipava alle funzioni anglicane di Stato veniva bollato come “ricusante”, colpito da pesanti multe ed eventualmente costretto dal Consiglio della Regina a giurare l’Atto di supremazia, rifiutare il quale avrebbe significato una sicura condanna morte per alto tradimento, con conseguente squartamento da vivi (era questa la pratica in uso…).

Fu quella l’epoca dei “priest hunters“, e cioè dei “cacciatori di preti” di professione. I missionari cattolici, infatti, si muovevano in incognito, vestiti in abiti borghesi, fingendosi gentiluomini, mercanti, marinai, ed erano braccati dagli agenti della Corona, che costituivano uno dei servizi segreti più efficienti e spietati del tempo. Il solo fatto ci celebrare la Messa poteva costare la vita. Non a caso il calendario romano dei Santi quasi quotidianamente offre il ricordo dei Martiri inglesi uccisi proprio in quel periodo.

Da tutto questo, padre John Gerard non si fece intimidire: dopo gli studi teologici tornò in patria e giocò un ruolo fondamentale nel preservare la fede in Inghilterra. 

Catturato e portato nella Torre di Londra, qui fu torturato. Coraggiosamente trasformò tali condanne in occasioni per convertire e confessare gli altri detenuti, tanto che poi qualcuno dei suoi figli spirituali entrò perfino in seminario.

Alto e forte, nel 1597 entrò nella leggenda riuscendo a fuggire dalla Torre di Londra calandosi lungo una fune appesa sul fossato. Continuò a esercitare il suo ministero in clandestinità e fu coinvolto, suo malgrado, nella Congiura delle Polveri. Divenuto l’uomo più ricercato d’Inghilterra, alla fine dovette fuggire per non farvi più ritorno. Padre Gerard morì a Roma all’età di 73 anni. Fino alla morte lo accompagnò lo scrupolo di non aver dato la vita per il Signore, come tanti suoi confratelli Martiri. Ma un motivo probabilmente c’era: i suoi superiori gli ordinarono di scrivere l’autobiografia. Tradotta in inglese solo nel 1871, emerge l’eroismo e la santità di sacerdoti pronti a dare la vita per la loro fede, resa più forte dalla persecuzione. Viene così da pensare che padre Gerard fosse stato risparmiato dalla Provvidenza non solo per il bene che poté compiere in vita, ma anche perché potesse offrire ai posteri questa testimonianza eccezionale.