JIHAD HORROR SHOW

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Michael Adebolajo, l'estremista islamico che ha decapitato il soldato inglese
Michael Adebolajo, il fondamentalista islamico che ha decapitato il soldato inglese Lee Rigby

Da LIBERO del 24 maggio 2013 (pagg. 1-14), riportiamo l’articolo di Andrea Morigi dal titolo “Jihad horror show”:

“C’è solo da stupirsi che i tagliagole abbiano atteso tanto a colpire e che finora lo abbiano fatto in una sola occasione. Tutto il Regno Unito è ormai divenuto Londonistan. Con l’obiettivo di deradicalizzare la comunità islamica britannica, le istituzioni hanno lasciato campo libero ai fondamentalisti. Ed ecco l’atteso gesto esemplare: la chiamata alle armi rivolta ai musulmani e l’avvertimento agli «infedeli». È la prima volta in assoluto che la guerra santa si mostra a volto scoperto e con le mani insanguinate per rivendicare il massacro direttamente sul luogo dove è stato compiuto. Con una mossa ben studiata, i due assassini scelgono di esibire a tutti il proprio coraggio tribale. Uno di loro si è perfino aggiunto il nome di Mujahid, «combattente». Con spavalderia rimangono lì, accanto al trofeo, il cadavere decapitato della loro vittima, per intrattenere i passanti. Spiegano di aver ucciso il ragazzo 25enne, padre di un bimbo di due, proprio per odio verso un soldato britannico, automaticamente indicato come responsabile della morte di donne e bambini musulmani in Iraq e in Afghanistan. Sono in guerra, spiegano, e se arriva la polizia sparano. Così avviene anche nella realtà, più orrida di un film. E per di più la tragedia si consuma in Occidente, in una nazione formalmente ancora cristiana. I protagonisti sono due giovani di origine nigeriana convertiti da un decennio dal cristianesimo all’islam. Ma nell’azione dello sgozzamento del militare del secondo Battaglione del Reggimento Reale dei Fucilieri, Lee Rigby, si possono riconoscere due precisi obiettivi propagandistici, entrambi centrati in pieno grazie all’esposizione mediatica. Ormai tutto il mondo conosce Michael Adebolajo, il tagliagole 28enne che si è fatto filmare per poter andare in onda da un capo all’altro del pianeta dopo aver compiuto l’assassinio. Avrà raccolto odio e consenso allo stesso tempo. Anzi, avrà suscitato ammirazione e un desiderio di emulazione in alcuni ancora indecisi, lanciando un selvaggio grido di guerra anche nel continente africano, dove prospera Al Qaeda.
GRIDO DI GUERRA
Benché finora siano stati esclusi collegamenti fra gli autori dell’assassinio di Londra con i terroristi di Boko Haram, è naturale il riferimento agli scontri fra cristiani e musulmani in Nigeria, agli attentati contro le chiese cristiane e alle violenze che negli ultimi anni hanno causato circa duemila morti. Nel novembre scorso, Amnesty international ha accusato le forze nigeriane di violazioni dei diritti umani ai danni dei civili durante le operazioni militari contro Boko Haram. Ben più rare, invece, le voci in difesa dei cristiani perseguitati. Del resto, se l’Occi – dente non si dimostra in grado di difendere la libertà religiosa, è quasi naturale che sorgano dalle sue periferie urbane coloro che intendono vendicare i presunti abomini dei «crociati» nel mondo islamico. Così, quando dall’ospedale dove sono ricoverati i due finiranno in carcere, rischiano di trasformarsi negli eroi dei loro correligionari detenuti. Nessuno più di loro sembra adatto a guidare la preghiera del venerdì in quei luoghi di culto gentilmente concessi dall’ammi – nistrazione penitenziaria. Fingono di non sapere, le autorità, che per la legge coranica lo spazio dove i musulmani pregano diventa da quel momento e per tutta l’eternità extraterritoriale, non più soggetto nemmeno alla sovranità di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Dietro le sbarre s’indottrina, si radicalizza e si recluta. Il classico processo di formazione di un terrorista islamico seguito anche da Richard Colvin Reid, che il 22 dicembre 2001 aveva tentato di far saltare in aria, con l’ esplosivo nascosto nelle scarpe, un aereo partito da Parigi e diretto a Miami. E il fenomeno non ha certo subito battute d’arresto da dodici anni a questa parte. Dunque, se i due terroristi di mercoledì sera si sono presi la libertà di agire in pubblico, in fondo, è perché anche il territorio di Woolwich rientra nel dar-al-islam, la «casa della sottomissione » ad Allah, dove non si tollera alcun controllo politico di uno Stato straniero. Glielo hanno insegnato nel movimento Al Muhajiroun e hanno ottimi motivi per sostenerlo, perché il multiculturalismo, sebbene dichiarato fallito dal premier David Cameron, ha condotto al trasferimento graduale del potere alle moschee. È stato costituito perfino un corpo di polizia ausiliario, composto esclusivamente da musulmani che dovrebbe svolgere compiti di mediazione fra le istituzioni e la comunità islamica. Se si reclutassero soltanto bobby cristiani si griderebbe alla violazione dei diritti umani. Attualmente, invece, sono i musulmani in divisa a impedire l’attività dei missionari cristiani all’interno della «loro» giurisdizione. Passo dopo passo, il ghetto si chiude dall’interno, per non fare entrare i nemici di Allah. Ormai accade anche nelle piscine pubbliche, che impediscono l’accesso ai non musulmani in alcune giornate riservate all’islam. Solo immaginarsi una dinamica uguale e contraria, con l’esclusione di una minoranza religiosa da qualsiasi ambito, è considerato indice di razzismo. Quando a deciderlo è la sharia, tuttavia, lo si accetta senza discutere.
STRATEGIA PERDENTE
Si riassume così il frutto di una strategia iniziata già prima degli attentati del luglio 2005 alla metropolitana di Londra. Il governo laburista e la polizia cercavano partner non violenti per instaurare il «dialogo» e affrontare l’emergenza legata alla sicurezza. Sullo sfondo c’era una premessa: la disponibilità implicita della Gran Bretagna a dichiararsi colpevole di islamofobia. A otto anni di distanza, il risultato è che i servizi di sicurezza britannici hanno individuato un esercito di 10mila jihadisti e non li hanno ancora fermati. Finché andavano a combattere in Iraq o in Afghanistan, ci si preoccupava relativamente. Ora il campo di battaglia è la capitale inglese, ma anche Boston, Marsiglia, Madrid. Poi, se non si correrà ai ripari, verrà il turno di altre città, in Europa e negli Stati Uniti.”.

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