LA CHIESA CATTOLICA: DOVE TUTTE LE VERITA’ SI DANNO APPUNTAMENTO (L’Ora del Salento, 3 luglio 2010, pag.11)

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chiesa-cattolicaGilbert Keith Chesterton (1874-1936), giornalista e scrittore di successo, fu autore di saggi letterari e religiosi, ma anche di romanzi e gialli (celebre la serie delle avventure di Padre Brown, che nei primi anni ’70 conobbe una versione televisiva di grande successo).

Nato in Inghilterra da genitori protestanti, ricordando la sua giovinezza afferma di essere vissuto in un ambiente sociale sostanzialmente agnostico.

La sua scoperta dell’ortodossia (intesa nel senso di “verità”) lo portò prima verso la Chiesa anglicana e successivamente, all’età di 48 anni, al cattolicesimo. Era il 1922. L’esperienza di quella conversione è scolpita in una delle sue opere maggiormente autobiografiche: “La Chiesa cattolica: dove tutte le verità si danno appuntamento”.

Le Edizioni Lindau propongono in una nuova veste editoriale questo libro (Lindau, Torino, 2010, pagg. 116), in cui Chesterton racconta, con gli occhi nuovi del convertito, la bellezza dell’edificio cattolico, “dove tutte le verità si danno appuntamento”.

Prima di approdare al cattolicesimo Chesterton fece sue, almeno simbolicamente, le principali esperienze religiose e ideologiche degli inizi del XX secolo, il secolo delle ideologie. Eccellente conoscitore del mondo protestante in tutte le sue molteplici denominazioni, passò attrav erso il socialismo ingl ese e lo spiritismo, allora molto in voga. Esperienze che gli serviranno per riflettere e giudicare con cognizione di causa, e per concludere che solo la Chiesa di Roma, quella di sempre, contiene al suo interno tutte le schegge di verità (spesso impazzite), che animano ora questo ora quel movimento di pensiero, tanto religioso quanto ideologico. Così nel suo stile brillante e argutamente impertinente, non si da cura di manifestarsi quale dissacratore della modernità: “Io stesso sono un medievalista, nel senso che a mio avviso la vita moderna ha molto da imparare da quella medievale; che le gilde sono un sistema sociale migliore del capitalismo; e che i frati sono molto meno fastidiosi dei filantropi…” (pag. 59).

Partendo dalla sua personale esperienza, Chesterton nota come le conversioni siano una costante del cattolicesimo. C’è sempre qualcuno che, alla fine di un onesto percorso intellettuale, ritrova nel cattolicesimo la verità tutta intera, e non solo la sua piccola scheggia… Non a caso egli stesso s’inserisce in quel flusso di protestanti inglesi, specie anglicani, che a partire dall’800 e quasi ininterrottamente fino ad oggi, hanno abbandonato la Chiesa d’Inghilterra per passare a quella di Roma.

Chesterton fa notare come sia invece difficile, se non impossibile, verificare il contrario: cattolici che decidono di convertirsi all’anglicanesimo o a qualche altra denominazione protestante. Semplicemente non ve ne sono.

Certamente un discorso a parte oggi andrebbe fatto per le sette, ma questo è un campo del tutto nuovo, con implicazioni sociologiche e psicologiche diverse da quelle prese in esame dal grande scrittore inglese.

E i giovani che abbandonano la Chiesa? Già allora, notava Chesterton, essi lo fanno non tanto per abbracciare un altro credo ma per seguire il paganesimo in versione moderna: “La vecchia cantilena razionalista sostiene che è la ragione ad impedire il ritorno dei giovani alla fede, ma è falso: non si tratta più della ragione, quanto piuttosto della passione”. (pag. 103).

Va infine osservato quanto terribilmente profetiche siano in questo saggio, scritto nel 1927, quelle parole di Chesterton, secondo cui ciò che turba i tanti che si avvicinano o che vorrebbero avvicinarsi al cattolicesimo non sono certo le cervellotiche calunnie del mondo (spesso veri e propri cliché: le crociate, l’inquisizione, oggi la pedofilia…), ma piuttosto il modo con cui gli stessi cattolici spiegano e testimoniano la propria fede.