LA CINA MINACCIA ANCHE LE FILIPPINE (di David Taglieri)

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Foto tratta da limesonline.

Attenti a come vi muovete, siate cauti”. Questo rappresenta l’avvertimento ufficiale – e con il coltello fra i denti – del Ministero della Difesa di Pechino nei confronti della Marina degli Stati Uniti dopo l’accordo siglato con le Filippine.

In sostanza  la US Navy ha avuto  accesso libero in cinque basi militari delle Filippine, alcune nelle vicinanze del Mar Cinese Meridionale. L’Air Force avrà la possibilità di  schierare piattaforme aeree anche presso l’Antonio Bautista Air Base, struttura geostrategica di proiezione, sull’isola occidentale di Palawan. Non a caso le Filippine costituiscono per gli Stati Uniti l’alleato di più antica data in Asia. 

Questa la premessa; ma per restare ancorati all’attualità si apprende che la Cina ha sparato con i cannoni ad acqua su imbarcazioni civili delle Filippine, protette da un accordo di difesa reciproca con gli Stati Uniti. Il fatto è accaduto lo scorso 18 novembre 2021.

Manila ha accusato la Guardia costiera cinese d’aver bloccato due imbarcazioni e di averle attaccate utilizzando cannoni ad acqua. L’incidente denunciato dal governo filippino si è verificato presso la secca di Second Thomas, parte dell’atollo conteso delle Spratly, nel Mar Cinese Meridionale.

Il Ministro degli esteri filippino Teodoro Locsin ha giustamente definito l’azione illegale, aggiungendo che la Cina non ha alcun diritto di pattugliamento in quelle zone.

Il conflitto in questa zona marittima ha registrato un incremento nel 2021, dopo che centinaia di navi cinesi sono state individuate su Whitsun Reef, che è anche parte dell’arcipelago Spratly.

L’attacco cinese si inquadra in un progetto di largo respiro che mira ad imporre il proprio dominio su quasi tutto il Mar Cinese Meridionale, zona estremamente preziosa a livello geostrategico, dove ogni anno transitano merci per miliardi di dollari.

 

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