LA FARMA-CINA (recensione a cura di David Taglieri)

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Massimo Castelli firma un articolo molto interessante sul settimanale Panorma (n. 43 del 21 ottobre)articolo che rappresenta anche il tema della copertina, con il significativo titolo “La farmaCina”.

Il giornalista esordisce con un riferimento alla vita di tutti i i giorni: quante volte ci sarà capitato di aver bisogno di una comune pillola. Magari può servire per far passare il mal di testa, anche se non è escluso che il mal di testa ritorni, nell’apprendere che la pilloletta proviene dalla Cina.

Infatti, sottolinea Castelli, il Dragone anche in campo farmaceutico ha conquistato fette intere di mercato, in un’economia che è sempre più globalizzata.

La crescita dell’industria farmaceutica cinese è avvenuta in maniera esponenziale.

Abbiamo così avviato una dipendenza farmaco-geopolitica. Antibiotici, antinfiammatori, trattamenti per tumori o cardiopatie: il gigante asiatico produce ormai fino al 90% di elementi di base per farmaci d’uso comune o iper specializzati.

Castelli constata un fatto evidente: il Parlamento europeo, cercando di correre ai ripari, ha di fatto ufficializzato la nostra dipendenza dalla Cina. Ed Infatti la Commissione Sanità dell’U.E. ha chiesto ai Paesi membri di assicurare scorte mettendo in coordinamento le strategie sanitarie nazionali in modo da rilanciare la produzione locale di farmaci.

La presa di coscienza reale e concreta si è di fatto sviluppata con la prima ondata del Covid, quando si è combattuto sul fronte e sul campo ogni giorno per reperire i farmaci necessari. La pandemia ha svelato questa nostra dipendenza assoluta, con il rischio di diventare “ostaggi terapeutici”.

In tal senso, ci dice Castelli, in aprile l’Alleanza degli ospedali universitari europei ha avvertito il rischio della fine di anestetici ed antibiotici, rilassanti muscolari e farmaci off label, quelli utilizzati nell’emergenza.

Domanda: come ha fatto la Cina a divenire la farmacia del mondo?

Castelli cerca delle spiegazioni pragmatiche attraverso ricerche ed interviste con addetti ai lavori.

Non esiste alcun dubbio sul fatto che Cina ed India hanno raggiunto chi aveva un basso potere di acquisto attraverso i farmaci generici, molto economici.

Ma dopo avere esportato nei Paesi poveri, hanno cominciato a prendersi un pezzo di torta di quelli più sviluppati.

Cina e India sono divenute appetibili anche per molte aziende targate Stati Uniti, Europa e Giappone, che hanno iniziato a delocalizzare per la produzione e hanno avviato collaborazioni strategiche. D’altro canto Bruxelles è tutta intenta a girare intorno al problema Covid senza individuare una soluzione netta.

Entro il 12 novembre si dovrebbe approvare il programma EU4health: 9, 4 miliardi per la sanità e la salute continentale.

All’interno dell’inchiesta di Castelli, in basso nel riquadro, troviamo un commento molto ficcante di Maurizio Tortorella: come ha fatto la Cina a guarire così in fretta?

Wuhan, ottobre 2020: ad un anno di distanza dal coronavirus sono permessi ora grandi assembramenti, discoteche e partite di calcio…

E bisogna aprire una grossa parentesi sulla propaganda da regime, mentre il PIL cinese aumenta alla faccia della crisi internazionale. Sicuramente, come documenta bene la rivista di Belpietro, troppe cose non quadrano.

Ma per il governo italico PD-M5S il problema internazionale è solo Trump …