LA PACE NON E’ PACIFISTA (di Marco Invernizzi)

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Si fa presto a parlare di pace, in tempo di guerra, prescindendo dal contesto. Così, in molti casi l’apologia della pace è diventata, per esempio durante la Guerra fredda, accettazione dell’ingiustizia (“meglio rossi che morti”). Quando la ricerca della pace diventa pacifismo ideologico, come quello lanciato dall’Unione Sovietica negli Anni Trenta del secolo scorso, allora bisogna avere il coraggio di porre delle domande, anche scomode.

La pace, come insegna sant’Agostino, presuppone tranquillità sociale e ordine, cioè non è semplicemente assenza di conflitti. Ho letto recentemente una splendida lectio magistralis del card. Pizzaballa (patriarca latino di Gerusalemme) sulla guerra in Terra Santa. Il prelato sostiene che per fare la pace in quel contesto (ma penso che il concetto si possa estendere) servono perdono, verità e giustizia.

E allora provo a “portare” questi valori imprescindibili per ottenere la pace dentro il contesto della guerra russo-ucraina, il “pezzo” di terza guerra mondiale più vicino a noi, per usare l’espressione del Santo Padre.

È vero che nel febbraio 2022 la Federazione Russa ha invaso militarmente l’Ucraina, cercando di arrivare fino a Kiev in pochi giorni? Ed è vero che solo la resistenza del popolo ucraino, corso ad arruolarsi, e l’indispensabile aiuto militare ed economico dei Paesi occidentali hanno permesso la riconquista di buona parte del territorio che l’esercito russo aveva occupato? E se è vero quanto detto, allora è giusto continuare a sostenere la resistenza del popolo ucraino, con armi, munizioni e finanziamenti alla popolazione civile?

Scrivo questo perché, in diversi ambienti anche cattolici, spesso con buone intenzioni, sembra che l’unica pace possibile sia quella che passa attraverso la cessazione degli aiuti militari all’Ucraina, consegnando così alla Russia parti importanti del territorio ucraino (quanto?).

Certo, la storia del conflitto fra russi e ucraini è cominciata secoli fa ed è importante conoscerla, anche per comprendere tante difficoltà e incomprensioni di questi anni recenti. L’Ucraina è una terra di frontiera, in mezzo a Oriente e Occidente, è sempre stata contesa e sempre c’è stata una divisione interna fra chi guardava a est e chi invece preferiva guardare a ovest. E tuttavia, le differenze culturali e religiose, i conflitti politici possono essere affrontati dentro la cornice del diritto internazionale, oppure sarebbe più giusto lasciare la soluzione alla violenza degli eserciti, come avvenuto in Crimea nel 2014 e in Ucraina nel febbraio 2022?

Pongo un’altra domanda ai tanti scettici, che non si avvedono che una guerra è già in corso e ci riguarda, dato che non è una guerra di tutti contro tutti, ma è una guerra che vede un’alleanza precisa fra Paesi che hanno deciso di lanciare una sfida all’Occidente: Cina, Russia, Corea del Nord, Iran, cioè i Paesi alleati che Putin ha recentemente visitato, stabilendo accordi presumibilmente molto importanti.

E l’Occidente? L’Occidente continua a essere inclinato verso il suo suicidio, come ha dimostrato il dibattito televisivo fra i candidati alla guida degli USA. E tuttavia l’Occidente è un luogo politico dove si può cambiare strada senza provocare una guerra civile, dove si possono votare forze conservatrici occidentali, come accaduto alle recenti elezioni europee, e addirittura avere un governo di destra-centro come il nostro da quasi due anni.

Questo Occidente merita di essere difeso o sarebbe meglio che vincessero i suoi nemici, quelli che con Aleksandr Dugin vorrebbero purificarlo dal “satanismo”?

È meglio vivere nelle libertà occidentali, convivendo così con progetti ideologici contro natura, oppure è meglio favorire la catastrofe dalla quale rinascerà (dicono) un mondo purificato, secondo la prospettiva gnostica e neopagana dei maestri di Dugin, Julius Evola (1898-1974) e René Guenon (1886-1951)?

Ritorno da dove ho cominciato, dalla pace. E’ un bene che vogliono tutte le persone di buon senso, indubbiamente, ed è un bene da ricercare sinceramente, cercando di individuare realistici percorsi che conducano alla fine del conflitto. Bisogna pregare perché Dio conceda questo dono anzitutto a russi e ucraini, oltre a israeliani e palestinesi, ma bisogna anche raccontare come si è arrivati alla situazione attuale e descrivere i progetti ideologici che animano il nazionalcomunismo cinese e della Corea del Nord, il nazionalismo imperialista della Terza Roma, il fondamentalismo sciita.

Di fronte c’è l’Occidente, il mondo che dal 1789 ha voluto fare a meno di Dio e si è ridotto a quel che vediamo: un mondo che muore. Ma in questo mondo moribondo ci siamo anche noi, c’è il piccolo resto della Chiesa di Cristo, ci sono gli apostoli di Maria, che non hanno dimenticato l’insegnamento di san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716) e il messaggio delle apparizioni mariane di Fatima.

Maria stessa pochi giorni fa, nel santuario più grande del mondo, ovvero a Medjugorje, ha chiesto una novena per ottenere la pace…