LA SINISTRA HA PIÙ PAURA DELLA MELONI CHE DEI FRATELLI MUSULMANI

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L’eurodeputata Assita Kanko.

Dal sito di www.rassegnastampa-totustuus.it proponiamo un estratto dell’analisi di Giulio Meotti, pubblicato all’indomani dei disordini provocati dagli islamisti radicali in Belgio durante gli ultimi mondiali di calcio:

“…. Ma a Bruxelles c’è anche una politica di colore che rifiuta la soumission, è un astro in ascesa del partito autonomista fiammingo N-VA, è nata in Africa, è una madre e si batte per un’immigrazione selezionata e anti-islamista. Non proprio una Soumahoro. “Come molti residenti di Bruxelles, ho lasciato la città a causa dell’insicurezza e del comunitarismo, che sono mantenuti da un sostegno generalizzato della sinistra”, dice l’eurodeputata Assita Kanko.

Nata in Burkina Faso da una famiglia musulmana, Kanko ha ottenuto la nazionalità belga nel 2008. Ricorda sempre il giorno in cui ha ricevuto la sua carta d’identità: “Mi sono sentita abbandonata. Nessuno è venuto a ricordarmi i miei doveri verso il Belgio. In netto contrasto con il Burkina Faso dove, al mattino, abbiamo alzato i colori della bandiera e cantato l’inno nazionale… Sono una musulmana laica. Lo dico, l’Europa ha radici giudeo-cristiane. Nessuno ha costretto nessuno a venire qui. A Roma, vivi come i Romani. Se non ti piace, ci sono voli per l’Arabia Saudita o l’Iran”.

Prima di arrivare nel paese di Re Baldovino, Kanko ha avuto una carriera atipica. Ha subito l’escissione del clitoride a 5 anni, si è confrontata con la poligamia del padre a 16 e ha capito che il posto delle donne è secondario in Burkina. Per lei, l’Europa rappresentava il “continente dell’Illuminismo”, della “libertà di espressione, dei diritti delle donne”. Si è disillusa molto presto: “Pensando di essere Alice nel Paese delle Meraviglie e della libertà, in realtà mi sono trovata Alice nella terra del comunitarismo, dell’islamismo, dove la violenza da cui sono fuggita continua a crescere”. Denuncia: “Le nostre istituzioni e le nostre società sono state infiltrate dall’islam politico, la cui normalizzazione del velo è un cavallo di Troia”. Per Kanko, “il relativismo culturale è un razzismo”.

Nei giorni scorsi, Kanko ha scritto un articolo molto bello per il giornale olandese De Telegraaf: “Quando smetterai di parlare di Islam, mi dicono spesso? Quando alcuni non metteranno più l’Islam al di sopra delle nostre leggi e dei nostri valori. Quando nessuno verrà più ucciso o decapitato perché ha realizzato o mostrato vignette o espresso la sua opinione. Quando i non credenti non saranno più perseguitati. Quando le donne a Bruxelles, Parigi o Amsterdam non dovranno più cercare un medico per il ripristino della verginità e sfuggire all’ira e alla violenza della propria famiglia rimuovendo le tracce dell’amore. Quando gli ex musulmani potranno vivere senza paura le loro nuove vite.

Quando la sinistra si batterà per i diritti delle donne di fronte all’invasione dell’islamismo. Quando i testi parlamentari in Europa non saranno più tagliati dai lobbisti islamici con il sostegno della sinistra e dei verdi. Quando ci si renderà conto che la decapitazione di Samuel Paty, gli attentati a Bruxelles, Zaventem, Nizza o Parigi, le minacce contro Ayaan Hirsi Ali, il tentato omicidio di Salman Rushdie a New York e la crescente autocensura hanno qualcosa a che fare con l’Islam. Solo allora non sarà più necessario avere questa conversazione. Solo allora starò zitta. Quando qualcuno come Pim Fortuyn o Theo van Gogh non verrà più ucciso perché ha un’opinione. Ma la sinistra ha più paura della Meloni che dei Fratelli musulmani”.

Il mondo reale fuori dai palazzi del potere europeista è molto poco inclusivo e molto più simile a quello denunciato da Assita Kanko. “Quando sei invitato a casa di qualcuno, non sputi” dice Kanko a La Libre: “Certi aspetti di certe culture non sono compatibili con la legge e con le libertà individuali. Penso ai delitti d’onore o all’escissione. Come possiamo venire a fare questo a Bruxelles?”.

Le donne che hanno subito l’asportazione parziale o totale dei genitali, come Kanko, sono addirittura 35.000 in Belgio, ha appena rivelato uno studio presentato dal Segretario di Stato per l’uguaglianza. Un aumento del 45 per cento dal 2016. Delle 35.000 ragazze interessate nel territorio belga, più di un terzo sono minorenni; Rtbf lo ha definito un “tabù”.

Non bastassero le mutilazioni genitali, Le Soir informa che in Belgio in tre anni sono triplicati anche i matrimoni forzati. Il 30 per cento degli ufficiali di stato civile affronta ogni anno situazioni di matrimonio forzato. Senza dimenticare il boom di “delitti d’onore”: “In Belgio ogni quattro mesi una donna viene uccisa”. La Sharia prolifera nella capitale belga e nella UE.

Molte zone d’Europa assomiglieranno sempre più al Burkina Faso da cui è fuggita questa donna libera. Più libera delle nostre femministe groupie del multiculturalismo.”.