LA VERA STORIA DELL’ INQUISIZIONE (Il Corriere del Sud, n°8/2002)

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libro_la_vera_storia_dell_inquisizione.gif Rino Cammilleri, noto scrittore, giornalista e polemista cattolico, nel suo recente libro “La vera storia dell’Inquisizione” (Ed. PIEMME, Casale Monferrato, 2001, Euro 12,39, pagg.153) dopo aver trattato dell’Inquisizione medievale, viene ad affrontare l’inquisizione spagnola e quella romana. Queste ultime hanno origini e motivazioni diverse rispetto a quelle che portarono alla nascita dell’inquisizione medievale, che furono dettate essenzialmente dalla necessità di fronteggiare i vari movimenti catari d’Europa.
Il contesto politico della penisola iberica del XV° secolo era alquanto incerto: la regione era divisa in 5 regni e aveva una popolazione di circa 6 milioni di abitanti; ma quasi il 10% era costituito da minoranze ebraiche e soprattutto musulmane.

Uno di quei regni – Granada – era appunto un regno islamico. Il matrimonio di Ferdinando di Aragona e di Isabella di Castiglia (1469) consentì, come si sa, la nascita della Spagna moderna. Inevitabile era stato il successivo scontro con i musulmani di Granada, ultima roccaforte del Paese ancora in mano islamica e dove cospicua era anche la presenza giudaica. La vittoriosa guerra, terminata nel 1492, decretò la sostanziale unificazione della Spagna e la concomitante espulsione degli Ebrei dal Paese.

Ma il processo di inserimento degli ex-islamici (moriscos) e degli ex-ebrei (marranos) fu complesso. Illustri figure di entrambe le minoranze occupavano posti

dirigenziali nella nuova compagine statale. Accadeva però, e il problema era essenzialmente questo, che taluni Ebrei e Musulmani dissimulassero la propria fede religiosa, abbracciando un cristianesimo di pura facciata, soltanto per occupare i primi posti nelle amministrazioni regie e cittadine. I neo-convertiti, o conversos, arrivarono ad occupare incarichi importanti anche all’interno della stessa gerarchia ecclesiastica.

Ciò comportò una sempre maggiore insofferenza fra i “vecchi” cristiani, con il conseguente scoppio di tumulti e di violenze popolari.

In questo la nascita dell’inquisizione spagnola ebbe tratti non dissimili da quella medievale. Caratteristica peculiare dell’inquisizione spagnola fu invece la sua natura di tribunale statale e non ecclesiastico. Il Papa si limitava a ratificare, quando opportuno, le scelte regie.


Il più famoso inquisitore di Spagna, il priore domenicano Tomas de Torquemada, era di famiglia ebraica convertita al cristianesimo: uno dei tanti conversos. I regnanti lo scelsero per dare un segno tangibile della imparzialità del tribunale, il cui compito principale era appunto quello di individuare la veridicità delle conversioni di Ebrei e Musulmani. Non bisogna poi dimenticare che la fine del XV° secolo e l’inizio del successivo segnarono l’apogeo della potenza islamica, con la caduta di Costantinopoli e la minaccia ravvicinata al cuore dell’Europa cristiana. La sussistenza o meno della monarchia spagnola, come di altri regni d’Europa, era legata ad un filo. In tale prospettiva il rafforzamento dell’identità religiosa e nazionale viaggiavano di pari passo. Il tribunale comunque, nonostante la leggenda nera che intorno ad esso si è cristallizzata, si diede procedure ampiamente garantiste.

I più famosi manuali inquisitoriali avevano introdotto la difesa d’ufficio e gratuita, novità processuale assoluta. Le accuse venivano vagliate rigorosamente, con gravi pene per i calunniatori. Quanto alla tortura lo storico Bartolomè Benassar, specialista dell’inquisizione spagnola, riferisce che essa era” relativamente poco frequente e generalmente moderata, e il ricorso alla pena capitale, eccezionale dopo il 1500“. La tortura consisteva generalmente nei tratti di corda, stante il divieto di infliggere ferite e di procurare diminuzioni nell’efficienza fisica del condannato.

Ben diversa portata aveva avuto la tortura fra prìncipi e magistrati laici del tempo, dove essa non era per nulla disciplinata Le condanne a morte dell’Inquisizione spagnola, nei 356 anni della sua attività, sono stimate fra le dieci e le quindicimila: tante, ma la Rivoluzione francese, pur cominciata nel nome della libertà e della tolleranza, in due anni di Terrore ne comminò molte di più. La detenzione era limitata, e andava da un minimo di tre ad un massimo di otto anni. Quanto alla caccia alle streghe, in un periodo di magia e di alchimia dilaganti, si verificò davvero, ma toccò più i Paesi protestanti che quelli cattolici. In Spagna i processi svolti si risolsero essenzialmente con il proscioglimento delle accusate. Il Sant’Uffizio, a Roma, in tutta la sua attività, pronunciò una sola condanna di stregoneria. Ma c’erano delle ragioni. Scrive Cammilleri: “Siamo in presenza di fattucchiere che facevano filtri, veleni, aborti. Ogni tanto ci scappava il morto e il cliente frodato le denunciava“. I tribunali inquisitoriali, infatti, erano competenti anche per reati comuni.


E veniamo dunque all’Inquisizione romana, che fu ancora meno oppressiva di quella spagnola. Scrive Adriano Prosperi: “L’Inquisizione romana nacque per difendere la Chiesa di Roma dalle eresie cristiane e non dalla presenza ebraica: è una differenza fondamentale rispetto alle inquisizioni spagnola e portoghese“. E difatti quasi tutta l’Italia, e soprattutto gli Stati Pontifici, divennero un po’ la terra promessa degli ebrei cacciati dai vari Paesi europei. L’inquisizione romana fu principalmente rivolta a contrastare il protestantesimo di provenienza germanica; mentre lungo le coste italiane aveva il suo da fare con i rinnegati cristiani che facevano da quinte colonne per le incursioni barbaresche ed ottomane.
Nel libro di Cammilleri, ovviamente, ci sono moltissime altre notizie oltre a quelle sin qui accennate. Qualche esempio: come andarono veramente le cose nel processo ai Templari ? In quello a Santa Giovanna d’Arco? A Galileo e a Giordano Bruno? Sono nomi che, da soli, evocano stantii cliches storiografici.

Cammilleri ci aiuta a capire.

Roberto Cavallo

















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