LA VITA IN UNO SCHERMO (recensione a cura di David Taglieri)

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In un articolo del 1° maggio scorso su La Verità, Silvana de Mari vede concretizzarsi l’incubo immaginato da Aldous Huxley, e cioè la miscela fra virus e web.

Dal punto di vista psicologico, dice la giornalista, essere rinchiusi in casa provoca il crollo delle difese umanitarie. Preoccupa il benessere psicofisico generale, ma in particolare quello dei bambini, che hanno bisogno di intrattenere una vita sociale ed entrare in contatto con l’altro da sè.

Silvana de Mari mette in evidenza un elemento serio e grave: il 33 per cento dei bambini non possiede una connessione internet, il che vuol dire non poter coltivare, non proseguire, non poter migliorare la propria educazione. Abbiamo bisogno di contatti reali, di sentire le voci appartenenti alle persone, dal vivo e non solo on line; servono come il pane gesti, sorrisi, scambio reciproco di emozioni, siano esse negative o positive.

Aldous Huxley nel Mondo Nuovo aveva già parlato di una dittatura soft in tal senso, oscura e digitale. 

Ancora non si capacita, l’autrice e scrittrice, della febbre collettiva da internet, che ci fa credere di dominare il mondo, anche in questo momento, di avere tutto sotto controllo, e quasi di non sentire il bisogno di altro. Sia chiaro: nell’attualità il mezzo tecnologico si è rilevato essenziale, ma dobbiamo tornare ad utilizzarlo in maniera complementare, come sussidio per la vita all’aria aperta. 

Preso atto dell’emergenza, dopo un primo momento di noia e di insofferenza, capiamo che alla rete non abbiamo alternativa. Ma quello che impaurisce l’editorialista de La Verità è rappresentato dal secondo momento. Nella fase successiva infatti può accadere – forse inconsciamente – che prevalga una certa tendenza all’abitudine e di non potervi più rinunciare: abbiamo Netflix, le mostre virtuali, i giochi, la musica, la possibilità di chattare…

E a quel punto interviene il terzo momento con una domanda brutale e netta: perché vivere la vita se la possiamo guardare in uno schermo?

Proprio per scongiurare tale pericolo, ripetiamoci ogni giorno che lo stato attuale è una condizione dettata dall’urgenza, dall’emergenza, dall’eccezionalità. Per quanto la tecnologia ci stia aiutando, ricordiamoci che una grande fetta delle sue attività sono rappresentazioni della realtà, e non la realtà stessa

Non solo. Scrive Silvana De Mari: “… l’80% dei dati personali è controllato dal GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple): la rete è in pochissime mani che hanno un immenso potere. Un monopolio di big data che tutto censisce e cataloga: foto, sms, mailQuesto è il nuovo petrolio: chi controlla big data può avere immensi profitti, immenso potere sulle persone. Tutto ciò che facciamo sul computer è eternizzato: come, quanto, da dove… GAFA mirano a dirci come agire, cosa leggere, cosa pensare, cosa comprare. Dicono alle società editoriali come scrivere libri e quali temi sviluppare, segnalano cosa sta per diventare topic e i giornalisti si mettono a scrivere su quel tema: tutti, a livello mondiale… ”.

Le prossime settimane continueranno ad essere lente, graduali e, forse, ragionate. Non dovendo correre, per ovvi motivi, penseremo di più?