LE CONSEGUENZE SOCIALI DEL DARWINISMO

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Fra i più convinti partigiani del pensiero darwinista vi è il f ilosofo tedesco Friedrich Nietzsche. In “Così parlò Zarathustra”, una delle sue opere più famose, egli confronta la distanza tra l’uomo e la scimmia con la distanza che, in un prossimo futuro, intercorrerà tra il Superuomo e l’uomo.

Le simpatie darwiniste di Nietzsche, che non poca influenza ebbe sul pensiero nazionalsocialista, sono poi documentate in altri passaggi dell’opera del filosofo tedesco, come “Ecce homo” in cui, riguardo alle cure da prestare agli ammalati, afferma che salvando tutto ciò che è destinato a perire (gli infermi), si inverte la legge della selezione naturale…

In un altro scritto, l’”Anticristo”, Nietzsche afferma invece che “La compassione intralcia totalmente la legge dell’evoluzione, che è legge della selezione”.

Coerentemente, quindi, Nietzsche coglie l’incompatibilità fra darwinismo e compassion e umana.

Queste ed altre osservazioni si ritrovano in un recente libro di Enzo Pennetta, scrittore ma soprattutto professore di scienze, che rintraccia le enormi influenze culturali e politiche del darwinismo nella storia contemporanea. Il volume in questione non a caso ha per titolo “Inchiesta sul darwinismo: come si costruisce una teoria. Scienza e potere dall’imperialismo britannico alle politiche ONU” (Edizioni Cantagalli, 2011, Siena, pagg. 211).

Scorrendo le pagine del libro si ha in effetti la sorpresa di scoprire come la legge della selezione naturale – che, insieme all’evoluzione della materia, costituisce il principio cardine del pensiero di Darwin – abbia generato, a partire dall’’800, mentalità e politiche razziste. Non si tratta solo di Nietzsche. L’intera politica coloniale inglese, per esempio, si fondava sul retroterra culturale prodotto dal darwinismo. Scrive in proposito Enzo Pennetta: “E’ dunque con l’applicazione cieca di un principio evoluzionistico nel quale prevale e sopravvive solo il “migliore” che manca spazio per la sopravvivenza di civiltà alternative, che vengono classificate come arretrate, e quindi destinate a scomparire nel confronto con le evolute.” (pag. 109). Così durante la politica coloniale britannica la scomparsa di intere popolazioni e culture veniva moralmente giustificata dalla legge della selezione naturale… L’Autore, con numerosi e illuminanti passaggi, dimostra come l’evoluzionismo fu intenzionalmente eletto quale seducente mito moderno fondante dell’universo, sostituivo della creazione, mentre “L’origine della specie” di Darwin si apprestava a diventare (1859) la nuova Bibbia.

Ancora oggi, anche se non sono mai mancate le domande inquietanti e “scientificamente non corrette” a fronte delle quali l’evoluzionismo annaspa o non riesce a rispondere, sussiste nella cultura dominante una sorta di inconfessato pudore ad ammettere che “il re è nudo”… 

 

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