Riprendiamo dal Foglio del 3 settembre 2025 l’approfondimento di Claudio Cerasa:
Il governo italiano, lo avrete visto, da due giorni offre in pasto ai giornalisti un dato effettivamente incoraggiante certificato dall’Istat. Il dato parla chiaro: a luglio 2025 gli occupati in Italia hanno raggiunto quota 24 milioni e 217 mila unità, con 218 mila occupati nel corso di un anno, e il tasso di occupazione è arrivato al 62,8 per cento, facendo registrare il numero più alto di sempre di occupati.
Il dato, che parla chiaro, è importante per l’economia italiana, ma il dato è importante anche per l’economia europea, e in verità, se si presta attenzione alle statistiche, si capiraà rapidamente che quello che è presentato, comprensibilmente, come un successo italiano è, in verità, prima di tutto un successo europeo.
L’occupazione sale in Italia, certo, ma sale da molto tempo anche in Europa, e nel secondo trimestre del 2025, nell’Ue a 27, il tasso di occupazione ha toccato il livello più alto mai registrato nella serie storica europea, arrivando al 76,1 per cento. Il dato, come è evidente, è importante, perchè ci aiuta a contestualizzare il risultato italiano.
Ma il dato, cosa meno evidente, è importante anche per un’altra ragione, perchè ci aiuta a mettere a fuoco un tema che, quando si parla d’Europa, viene spesso posto in secondo piano.
C’è stato un tempo, non troppo remoto, in cui, lo ricorderete, le quinte colonne del putinismo, in Italia e in Europa, sostenevano che l’Europa non potesse permettersi, dal punto di vista economico, di sostenere per troppo tempo la resistenza dell’Ucraina e di agire in modo severo per sanzionare la Russia.
Si diceva, e lo diceva anche Matteo Salvini, nel 2022, che la “maledetta guerra che hanno scatenato nel 2022 è stata un disastro planetario, però se faccio delle sanzioni per mettere in ginocchio l’aggressore e faccio soccombere la nostra economia, qualche riflessione va fatta”.
La narrazione era semplice: non colpiamo troppo la Russia perchè altrimenti l’economia europea potrebbe soffrirne, non sanzioniamo troppo Putin perchè altrimenti il benessere europeo potrebbe esserne colpito.
I dati sul lavoro, sul lavoro italiano e sul lavoro europeo, sono la spia di una contro narrazione necessaria, doverosa, rispetto alla quale oggi si può dire che aver difeso l’Ucraina, da parte dell’Europa, sanzionando la Russia, con tutti i mezzi necessari, non è stato solo giusto, sacrosanto, doveroso, ma è stato anche sostenibile dal punto di vista economico.