L’OCCIDENTE NON SOSTENGA I FRATELLI MUSULMANI IN EGITTO E TUNISIA (di Magdi Cristiano Allam)

328

Dal sito www.controcorrente.ilcannocchiale.it leggiamo e pubblichiamo:

“Cari Amici e cari Protagonisti di Io amo l’Italia,

intervenendo ieri sera alla trasmissione “Matrix” su Canale 5 dedicata alla rivolta popolare in Egitto e in Tunisia, ho voluto evidenziare la necessità di affrancarci da una concezione puramente formalistica della democrazia e della libertà per non renderci corresponsabili dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani che ucciderebbero la democrazia e la libertà nei loro paesi e si sentirebbero incoraggiati a islamizzare l’Europa stessa. Il mio messaggio è semplice: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice!

L’ideologia del relativismo, la dittatura del relativismo come denuncia Benedetto XVI, ci sta privando del diritto e del dovere di usare la ragione per entrare nel merito dei contenuti attraverso gli strumenti della valutazione e della critica. Il risultato è che aprioristicamente mettiamo sullo stesso piano tutte le r eligion i, le culture, i valori e i concetti a prescindere dai loro contenuti. Nel caso delle rivolte popolari in Tunisia e in Egitto stiamo commettendo l’errore di concepire come aprioristicamente positiva la prospettiva dell’avvento al potere dei Fratelli Musulmani qualora ciò fosse il risultato di libere elezioni. Nel caso specifico noi, consapevolmente o meno, rifiutiamo di considerare i contenuti dell’ideologia islamica radicale contenuta nel loro Statuto e nei testi dei loro capi spirituali (Hassan Al Banna, Sayyid Qutb, Abdallah Yusuf Azzam, Yusuf al-Qaradawi), così come ignoriamo il fatto che ovunque siano arrivati al potere i Fratelli Musulmani, nelle loro differenti denominazioni, dal Fis (Fronte di salvezza islamico) in Algeria a Hamas nei Territori palestinesi, hanno soffocato la democrazia, represso la libertà, sottomesso il popolo con la violenza, scatenato il terrorismo cieco che infierisce indiscriminatamente contro tutti.

Più in generale non teniamo conto che, anche al di là che facciano o meno riferimento al movimento estremista islamico mondiale dei Fratelli Musulmani, ovunque un soggetto politico dica di ispirarsi al Corano (che per i musulmani è opera increata al pari di Allah, della stessa sostanza di Allah), alla Sunna (la tradizione che si fonda sui Hadith, i detti e i fatti attribuiti a Maometto, e sulla Sira, la biografia ufficiale di Maometto), alla Sharia (la legge islamica che si fonda su quattro fonti: il Corano; la Sunna; Al Ijma’h, il consenso della comunità che corrisponde all’intesa tra gli ulema, i dotti dell’islam; Al Qiyas, il principio analogico, con cui si fa ricorso a casi simili per risolvere dei casi che non sono stati finora contemplati), ebbene il risultato è la crescente islamizzazione della società (con la proliferazione delle moschee, scuole coraniche, tribunali e enti finanziari islamici, con sempre più donne velate e uomini barbuti), la crescente intolleranza religiosa nei confronti degli ebrei, dei cristiani, dei musulmani eterodossi e degli appartenenti a fedi o ideologie diverse dall’islam, il crescente monopolio del potere modificando la Costituzione per accreditare l’identità islamica dello Stato, il crescente svuotamento sostanziale della democrazia riducendola al rito formale delle elezioni adeguatamente manipolate per assicurare il risultato stabilito anticipatamente. Questo è quanto già accade in Iran sottomesso all’arbitrio del regime degli ayatollah dal 1979; in Libano dove la scorsa settimana l’Hezbollah con un colpo di mano ha imposto un suo uomo, il miliardario Najib Mikati, alla guida del governo estromettendo Saad al-Hariri che era stato eletto democraticamente; a Gaza dove Hamas ha imposto la propria dittatura massacrando i soldati leali all’Autorità Nazionale Palestinese e reprimendo ogni dissenso interno; in Turchia, formalmente uno Stato laico, democratico e liberale, il cui governo islamico guidato da Recep Tayyip Erdogan (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) tende ad accentrare sempre più il potere, è sempre più filo-Hamas e anti-israeliano, sempre più filo-iraniano e anti-occidentale, sempre più repressivo nei confronti della libertà religiosa dei cristiani, continuando ad occupare il territorio europeo del Nord di Cipro sradicandovi i simboli della cristianità.

Come non teniamo in considerazione che l’islam è una religione fisiologicamente violenta e storicamente conflittuale. Maometto è stato fondamentale un guerriero che ha combattuto, ucciso ed è stato personalmente responsabile di efferati stragi come quella che nel 628 lo vide partecipe dello sgozzamento e decapitazione di circa 800 ebrei della tribù dei Banu Quraishah. L’esempio di Maometto ispirò i musulmani del suo tempo. La lotta in seno alla comunità islamica dell’epoca era talmente aspra e violenta che tre dei primi quattro cosiddetti “califfi ben guidati”, i primi successori di Maometto, furono assassinati per mano di altri musulmani: Omar che governò dal 634 al 644 succedendo al primo califfo Abu Bakr; Othman che governò dal 644 al 656 e lo stesso califfo Ali. E la successiva nascita per mano del quinto califfo Mu’awiya (661-680) del primo impero islamico Omayyade che durò dal 661 al 750 con capitale a Damasco, consacrò la supremazia della politica sulla religione, la preminenza dello Stato sulla fede. I vari califfati hanno fatto riferimento all’islam per imporre e salvaguardare il loro potere politico, tanto è vero che il passaggio del potere da una dinastia all’altra avvenne tramite le armi e lo spargimento del sangue, musulmani contro musulmani. Quando Abu Al Abbas as-Saffah, letteralmente il sanguinario, fondò la dinastia abbaside che durò dal 750 al 1258 con capitale a Bagdad, fece strage dei reggenti omayyadi e in un eccesso di odio profanò le tombe dei califfi omayyadi, le loro spoglie furono esumate e flagellate. La preminenza della politica e delle differenziazioni settarie e nazionalistiche è confermato dal fatto che attorno all’anno Mille c’erano ben tre califfi in competizione tra loro: i califfi abassidi Al Qahir (932-934) a Bagdad; il califfo omayyade di Spagna Abd ar-Rahman III (912-961) a Cordova; il califfo fatimide Al Mu’izz (952-975) al Cairo. I califfi omayyadi di Spagna erano dei berberi, l’etnia autoctona del Maghreb, i fatimidi erano degli sciiti ismailiti e il fondatore della dinastia Ubaid Abdallah al Mahdi (909-934) si professò discendente della figlia del profeta Maometto, Fatima, e pronipote del figlio di Fatima, Al Husayn, assumendo il titolo di imam, che per gli sciiti equivale a quello di califfo.

I fautori della teocrazia islamica hanno eretto la dissimulazione a precetto di fede. La dissimulazione è considerato un comportamento islamicamente legittimo sia dagli sciiti sia dai Fratelli Musulmani, sulla base dei versetti 105-106 della Sura XVI del Corano: “I soli a inventare menzogne sono quelli che non credono ai segni di Allah: ess i sono i bugiardi. Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto – eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore – e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile”. Ed è così che non hanno alcuna remora ad indossare il doppiopetto e a mostrarsi concilianti e disponibili al compromesso quando ciò viene ritenuto vantaggioso per la promozione della causa dell’islamizzazione della società. Né hanno alcuna remora ad usare come “facciata accettabile” dei personaggi, boriosi, illusi o comunque ingenui, si prestano a farsi strumentalizzare. E’ stato il caso del primo capo di governo della Repubblica Islamica imposta da Khomeini in Iran, il liberale Mehdi Bazargan che governò dal 4 febbraio 1979 al 6 novembre 1979 prima di essere allontanato dal potere. Ed oggi sembra che sia la volta di Mohammed El Baradei che i Fratelli Musulmani in Egitto hanno indicato come loro rappresentante nella trattativa con il regime militare, così come è probabilmente il caso del miliardario libanese Najib Mikati, laureato ad Harvard, designato dagli estremisti islamici del Hezbollah.

Ricordiamo cari amici europei ed occidentali che Adolf Hitler arrivò al potere nel 1933 attraverso libere elezioni e immediatamente dopo impose la sua dittatura. Proprio il caso di Hitler ci deve far comprendere che le libere elezioni non corrispondono automaticamente alla democrazia sostanziale ma che sono soltanto la dimensione formalistica della democrazia. La democrazia affinché sia sostanziale deve tradursi nella condivisione di valori non negoziabili, a partire dalla fede nella sacralità della vita, del rispetto della dignità e della libertà della persona, così come deve tradursi nell’accettazione di regole inviolabili a partire dalla pacifica alternanza al potere delle forze politiche che godono di pari diritti e pari doveri. Ebbene tutto ciò è assolutamente inesistente nell’ideologia teocratica e assolutista dei Fratelli Musulmani e di tutti gli integralisti e estremisti islamici. Concludo questo mio lungo intervento reiterando il monito: non innamoriamoci del nostro aspirante carnefice!”

3 febbraio 2011

Magdi Cristiano Allam

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui