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LOURDES: 67 MIRACOLI PER 6.700 GUARIGIONI (Corriere del Giorno, 22 agosto 2009, pag. 26)

5 settembre 2009
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inchiesta-sui-miracoli-di-l_bigFra le varie conseguenze della profonda crisi di fede che da qualche decennio attraversa l’Occidente, ci sta pure che appena il 36% dei visitatori di Lourdes crede ai miracoli che là si registrano… Negli anni ’70, gli anni del dopo concilio, molti Vescovi, talora anche dinanzi all’evidenza, si dimostrarono fermamente contrari ad utilizzare la parola “miracolo”, nonostante sia vocabolo abbastanza connaturato al messaggio cristiano: suonava male per certa sensibilità progressista (e soprattutto cattolico-progressista) di quegli anni difficili anche per la Chiesa …

Eppure dal 1858, anno delle apparizioni della Vergine Maria a Bernadette Soubirous, circa 6.700 persone hanno dichiarato di essere “guarite” a Lourdes. I comitati medici appositamente preposti, l’Ufficio Medico e il Comitato Medico Internazionale, hanno da parte loro accertato e accreditato circa duemila casi come “inspiegabili dal punto di vista scientifico”.

Ci fornisce tali numeri un recente volume dello storico Yves Chiron, dal titolo “Inchiesta sui miracoli di Lourdes” (Lindau , 2006, Torino, pagg. 229, euro 18,00). Il libro di Yves Chiron è un’indagine storica sui fatti straordinari che in pieno positivismo videro coinvolta la giovane Bernadette e che proseguono ancora: oggi 15-20 dichiarazioni di guarigione sono registrate ogni anno dall’Ufficio Medico (pag. 145).

Uno dei principali interrogativi cui il libro intende rispondere è come mai, dinanzi a questi numeri così elevati, la Chiesa si sia limitata a riconoscere quali “miracoli” solo 67 casi, l’ultimo dei quali proclamato il 9 novembre 2005 e riguardante l’italiana Anna Santaniello, afflitta da una malformazione cardiaca incurabile. Si tratta dunque di una percentuale pari ad appena l’1% di tutte le guarigioni dichiarate. Già l’esiguità di tale percentuale consente di farsi un’idea dell’estrema prudenza con cui la Chiesa arrivi a proclamare il “miracolo”.

Ma come procede la medicina per verificare una guarigione? E quale esame conduce invece la Chiesa? Preliminarmente va precisato che non tutti coloro che ottengono una guarigione si rivolgono agli uffici medici preposti, preferendo conservare con discrezione il dono ricevuto; e senza tale trafila ovviamente neppure si apre un dos sier. L’Ufficio Medico di Lourdes, istituito con il crisma dell’ufficialitĂ  nel 1884 ma di fatto operante giĂ  da prima, costituisce la tappa preliminare, che serve a “constatare” l’eventuale scomparsa della malattia e che tale scomparsa non sia attribuibile a ragioni naturali o mediche. A parte il suo Presidente, che ricopre stabilmente tale incarico in quanto nominato dal Vescovo della diocesi di Tarbes-Lourdes, l’ufficio è aperto a tutti i medici che si trovino a transitare dalla cittadina pirenaica: credenti e non credenti, fedeli e scettici. Presso tale ufficio vengono esaminate le cartelle cliniche relative alla patologia sofferta, per verificare l’effettiva sussistenza della malattia (che dev’essere grave e normalmente irreversibile) prima del “miracolo”. Dopo di chĂ© si passa alla fase degli esami ritenuti piĂą opportuni, strumentali e non.  Se il risultato è positivo, nel senso dell’accertata guarigione e della sua inspiegabilitĂ  alla stregua delle correnti conoscenze scientifiche, si invita l’interessato a ritornare a distanza di un anno, allo scopo di verificare la sussistenza del buono stato di salute. La guarigione, infatti, per essere considerata miracolosa, non deve essere soggetta a ricadute. Se anche l’ulteriore visita va a buon fine, il dossier nella sua completezza viene trasmesso alla diocesi di appartenenza del sanato. Il Vescovo investito della causa si avvale a sua volta di una Commissione Medica diocesana.  Superato positivamente anche tale esame, il dossier deve ancora affrontare il vaglio di una specie di giuria scientifica d’appello, che è pure l’ultima istanza: il Comitato Medico Internazionale, che ha la potestĂ  di svolgere nuovi esami clinici e nuovi controlli specialistici. Di tale Comitato, che si riunisce a Parigi, fanno parte medici e docenti universitari di chiara fama internazionale. Accertata l’assoluta inspiegabilitĂ  delle cause della guarigione, che deve segnalarsi per essere “perfetta, istantanea e durevole”, la pratica viene restituita alla diocesi di appartenenza, dove è istruito un processo canonico simile a quello impiantato per accertare l’eroicitĂ  delle virtĂą di chi sia morto in odore di santitĂ . Solo al termine di tale procedimento, volto ad appurare anche una certa “guarigione spirituale” dell’interessato, si potrĂ  giungere alla proclamazione del miracolo. Solitamente l’istruttoria medica e quella canonica richiedono svariati anni, tanto che basta un piccolo inconveniente per fermare irrimediabilmente tutto: anche se resta il fatto – oggettivo – che qualcuno, in modo del tutto inspiegabile, è improvvisamente guarito da un male incurabile.

Fin dalle prime guarigioni i detrattori agnostici e scientisti di Lourdes (Emile Zola è forse il piĂą famoso) hanno calcato la mano soprattutto sul concetto di autosuggestione; e su di essa insistono ancora oggi.  Ma chiarito che – fin dalle sue origini – il Comitato Medico non prende in considerazione le malattie nervose e quelle psicosomatiche (su cui l’autosuggestione potrebbe effettivamente far sentire il suo peso), l’Autore con estrema semplicitĂ  nota che comunque non tutto può spiegarsi con l’autosuggestione, specie quando si è dinanzi a patologie gravi come la sclerosi multip la o il cancro.

Di ciò era già convinto un altro grande romanziere della scuola naturalista, Huysmans, allorché affermava: “Si può realmente attestare che l’Ufficio delle Constatazioni non spinge ai miracoli, poiché ogni malattia che può derivare da un dissesto del sistema nervoso viene immediatamente scartata; e quanto alle altre, non si pronunciavano realmente se non dopo qualche anno, quando è possibile assicurare che la guarigione si è mantenuta.” (pag. 163).

La possibilità del miracolo (a Lourdes come in altri santuari) è elemento imprescindibile della religione cristiana, che sul “miracolo dei miracoli” si fonda: la resurrezione dai morti.

Se oggi i miracoli – forse – avvengono in misura inferiore rispetto a prima, è perché, come diceva don Andrea Santoro, assassinato nel 2006 in Turchia, noi cristiani secolarizzati i miracoli neanche più li chiediamo.

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