MARIO GIORDANO: COSI’ L’EUROPA CI AFFAMA

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C_4_articolo_2031504_upiImageppBisogna uscire dall’euro. Subito. Ce lo dice anche Mario Giordano nel suo recente libro “Non vale una lira. Euro, sprechi, follie: così l’Europa ci affama” (Mondadori, 2014, pagg. 165).

Da quando è entrata in vigore, la moneta unica non ha fatto che disastri: ci ha resi tutti più poveri, ha accresciuto le differenze tra i Paesi e ha trascinato nel suo fallimento il sogno europeo dei nostri padri.  Oggi l’Europa è soltanto un mostro burocratico e antidemocratico, sempre più lontano dai cittadini e dai loro bisogni, che ci opprime con la sua tirannia fiscale e con una quantità di normative astruse. E’ l’Europa dei diktat e delle troike, che impone agli altri severità e concede a sé ogni beneficio; l’Europa che taglia le pensioni ai cittadini e le aumenta ai suoi burocrati, che chiede sacrifici a tutti, ma poi fa vivere i suoi parlamentari nel lusso, spendendo 2 milioni e mezzo di euro in rinfreschi  e 4 milioni per rinnovare il centro fitness interno al Parlamento di Bruxelles…

E’ l’Europa delle leggi assurde, delle 60 pagine di rapporto tecnico sul wc (due anni di studio, 900.000 euro di spesa) per stabilire la formula dello sciacquone perfetto; l’Europa che si preoccupa del passaporto dei furetti croati, della peluria del cavolfiore (dev’essere “leggerissima”), della lunghezza delle banane e della curvatura dei cetrioli; l’Europa che scrive 22 pagine di regolamento per specificare che “il serbatoio dell’acqua calda è quello che contiene acqua calda”…

Ed è l’Europa che concede denaro per finanziare qualsiasi follia, dall’utilizzo degli insetti in cucina alla compagnia che fa musica con sassofoni e rutti, al programma per incentivare la connessione emotiva dei contadini tirolesi, dal dialogo fra estoni e lituani sul “fondamentale” tema delle marionette, alla missione dei ballerini belgi che vanno a insegnare danza agli africani (che è un po’ come insegnare agli eschimesi a cacciare le foche!), per non parlare dei corsi dove si spiega che cosa è l’Unione Europea. Un’Europa che a noi italiani costa 15 milioni al giorno. Per darci in cambio che cosa? Nulla: da quando c’è la moneta unica abbiamo meno soldi in tasca, meno libertà nella vita, meno speranze nel cuore…

In questo libro Mario Giordano dimostra, numeri alla mano, che la scelta di entrare nell’euro è stata per il nostro Paese un vero e proprio autogol, come avverte ogni giorno un numero sempre maggiore di Italiani e come sostengono da tempo molti economisti e ben sei premi Nobel. Anche loro sono certi che dall’euro si debba uscire. E subito.

La moneta unica, infatti, preclude il sistema dei cambi flessibili: “… se ci fossero cambi flessibili, le economie meno competitive recupererebbero terreno attraverso la svalutazione. Senza cambi flessibili, invece, sono condannate alla povertà. E’ inevitabile.” (pag. 38). In sostanza l’Italia e gli altri Paesi più deboli del continente non sono messi in grado di rispondere al deficit competitivo (principalmente con la Germania) attraverso l’unico modo possibile, cioè svalutando. La svalutazione, infatti, non sempre è qualcosa di negativo, ma talora in economia è uno strumento addirittura necessario. Così i prodotti tedeschi, che sul mercato globale incontrano le medesime difficoltà di tutti, sfondano con facilità proprio nell’euro-zona, dove non c’è libero cambio e dunque possono sfruttare al meglio il vantaggio competitivo sui prezzi.

Tale evidenza, come si diceva, ormai si fa strada con sempre maggiore autorità in campo accademico e perfino in qualcuno della nostra sinistra di governo, quella politicamente corretta.