NELLE PIEGHE DELLA STORIA: CARLO MAGNO IN PANTOFOLE (di Claudio Tescari)

1983

 

CARLO MAGNO a cavallo (3)Un grand’uomo Carlo Magno lo fu davvero. Nel 1861, da una ricognizione sui suoi resti, è stata calcolata un’altezza di 1 metro e 92 centimetri. Il suo collaboratore e biografo Eginardo lo descrisse com’era in età già avanzata: “Fu grande e robusto di corpo, di alta statura… con la testa rotonda, gli occhi molto grandi e vivaci, una bella canizie, il naso un po’ più grande della media, l’espressione lieta e facile al riso… sebbene avesse il collo grasso e piuttosto corto e il ventre sporgente, tuttavia la proporzione delle membra lo nascondevano… aveva una voce tenorile (voce clara scrive Eginardo) che non si adattava al resto del corpo”. Un omone davvero, con i lunghi baffi spioventi, caratteristici nei Franchi. Si vestiva quasi esclusivamente alla maniera franca, con camicia e cosciere di lino, una tunica orlata di seta, gambali e fasce, calzari ai piedi; per proteggersi dal freddo, indossava giubbetti di pelle (di lontra o di martora) e sulle spalle un mantello non molto lungo. Ovviamente amava cavalcare e andare a caccia. La sua grande passione era il nuoto: nella reggia di Aquisgrana si fece costruire una piscina abbastanza grande da ospitare fino a cento uomini, dato che era solito invitare a fare il bagno con lui sia i figli che gli amici ed i nobili di corte, ma anche le guardie del corpo. Amava la compagnia e l’amicizia ed era considerato un chiacchierone. Perciò si sforzò di imparare il latino, per parlare senza l’ausilio d’interpreti; conosceva anche un poco la lingua greca. Fu sempre parco nei cibi e nel bere, tanto da riprovare chi era solito ubriacarsi. Non gli piacevano i grandi banchetti e vi partecipava solo in occasioni solenni. Ai pranzi e alle cene pretendeva che partecipassero tutti i membri della famiglia, che furono abbastanza numerosi e il suo solo lusso era di far esibire un musicista o farsi leggere storie sulle gesta degli antichi. D’estate, dopo il pranzo, si metteva a letto e schiacciava un pisolino, di due o tre ore! Sapeva leggere correttamente e, nonostante che la scrittura fosse considerata un’attività artigianale, perché richiedeva un’abilità manuale e quindi era indegna di un nobile, Carlo cercò di imparare a scrivere: teneva il necessario sotto il cuscino per esercitarsi di notte o nel tempo libero, però non arrivò mai a padroneggiare la penna oltre che per firmare i documenti col monogramma.

Testa Carlo Magno (2)Quando Carlo nacque, nel 742, suo padre Pipino era ancora Maior domus del re Childerico, della stirpe Merovingia, cioè il primo ministro del re dei Franchi, come i suoi antenati. Aveva appena nove anni, al momento in cui Pipino usurpò il trono e confinò Childerico in convento. Non aveva ancora ereditato il regno quando prese in sposa Imiltrude, secondo l’uso germanico della friedelehe, una forma di matrimonio civile, un patto paritario d’amore e d’amicizia, che poteva essere sciolto anche dalla donna. La chiesa cattolica definisce queste donne concubine (e Carlo ne ebbe almeno altre quattro), ma penso che il termine friedelfrau sia giusto tradurlo in compagne di vita. Nel 769, Imiltrude dette alla luce un bel maschietto, Pipino, che crescendo fu affetto da una deformità che l’ha fatto passare alla storia come Pipino il Gobbo. Ormai divenuto re dei Franchi, Carlo tentò di risolvere il conflitto latente con i Longobardi assecondando l’iniziativa di sua madre Berta, che combinò il matrimonio con Desiderata (la Ermengarda Manzoniana), la figlia del re Desiderio. Sciolto il legame con Imiltrude, Carlo sposò questa principessa longobarda, che i contemporanei descrissero come una ragazza scialba, biondiccia, rotondetta e flaccida. Non era certo il tipo di sposa che Carlo volesse nel suo letto! Il matrimonio durò un anno e il ripudio da parte di Carlo riaccese il clima ostile tra Franchi e Longobardi. Carlo si risposò subito con la tredicenne Ildegarda, una fanciulla della nobiltà Sveva, che in 12 anni di matrimonio, gli generò quattro figli maschi (Carlo, Carlomanno –poi ribattezzato Pipino-, i gemelli Ludovico e Lotario, che morì bambino) e cinque femmine (Rotruda, Berta, Gisela, Adelaide e Ildegarda, le ultime due morte in tenera età). Debilitata dalle continue gravidanze, Ildegarda muore nel 783 a 25anni. Carlo si risposa nello stesso anno con Fastrada, figlia di un conte Franco, che gli diede due figlie (Teodrada e Iltrude). La nuova regina era invisa a corte e fu considerata una donna crudele. Nel 782, fu coinvolta in una congiura che mirava a mettere sul trono il primo figlio di Carlo, Pipino il Gobbo. La trama fu scoperta e sventata: Pipino finì in convento e Fastrada fu emarginata dalla corte fino alla sua morte, avvenuta nel 794. Durante questo terzo matrimonio, il sovrano ebbe da una concubina un’altra figlia, che fu chiamata Rotaide. La quarta ed ultima moglie, Liutgarda, era di etnia Alamanna e non dette figli a Carlo nei pochi anni di matrimonio: morì infatti già nell’anno 800, prima che il re fosse coronato Imperatore del Sacro Romano Impero. A parte l’ipotesi di un matrimonio con Irene, l’imperatrice di Bisanzio, saltato per il colpo di stato che la tolse di mezzo, Carlo non celebrò altre nozze, ma allietò la sua vecchiaia rispolverando il friedelehe con quattro nuove compagne e la nascita di altri figli: da Madelgarda ebbe Rotilde; la Sassone Gersvinda dette alla luce Adeltrude; Regina gli partorì due maschi (Drogone ed Ugo) e da Adalinda nacque Teodorico (che mori fanciullo).  Prima del 794, anno in cui inizia la costruzione della reggia di Aquisgrana, Carlo e la sua corte non vivevano stabilmente in una città o in un castello, bensì si spostavano da un luogo all’altro, per consumare sul posto le risorse alimentari accumulate nei vari possedimenti regali: esaurite le vettovaglie, si trasferivano tutti in un’altra località.

Famiglia FranchiCarlo fu un padre affettuoso per i suoi figli e figlie; molti gli sono pre-morti e ad ogni lutto, il re mostrò grande dolore e commozione. Ma fu anche un padre molto possessivo, tanto da non permettere alle figlie di contrarre matrimoni che le allontanassero dalla corte. Tollerò tuttavia che avessero una vita affettiva con compagni che già facevano parte della corte o che ne entrarono a far parte: la figlia maggiore Rotruda ebbe dal conte Rorgone un figlio di nome Ludovico, mentre Berta regalò diversi nipotini al nonno Carlo.

firma Carlo MagnoGli acciacchi della vecchiaia turbarono gli ultimi anni dell’Imperatore, che si rifiutava di cambiare le sue abitudini: la caccia, le cavalcate e la selvaggina arrostita non sarebbero state più adatte a lui, ma si rifiutava di rinunciarvi. Durante una caccia, cadde da cavallo e rimase qualche tempo esposto al freddo invernale, prima di essere soccorso. La febbre che lo colse fu probabilmente dovuta ad una polmonite che lo portò alla morte in una settimana. Era il 28 gennaio 814. Il suo bilancio è una vita lunga 72 anni, dieci spose, venti figli e innumerevoli nipoti: la vera ricchezza di un grand’uomo.

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