NON E’ DETTO CHE UN LIBANO “ACONFESSIONALE” SARA’ PIU’ DEMOCRATICO (di Matteo Bressan)

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Dal sito www.loccidentale.it leggiamo e pubblichiamo:

 

“Si chiude con l’accettazione da parte di Papa Benedetto XVI delle dimissioni del cardinale libanese, Mar Nasrallah Boutros Sfeir, un’ importante settimana per la comunità dei cristiani maroniti del Libano.
Lo scorso 23 febbraio infatti il Papa ha benedetto la statua di San Marone, collocata in una nicchia esterna alla Basilica di San Pietro, compiendo un atto di affetto, stima, gratitudine verso la Chiesa maronita che nel corso dei secoli tanto ha sofferto per restare fedele a Gesù, alla Chiesa e al Papa come ha ricordato nel corso della cerimonia il cardinale Angelo Comastri.

Lo scorso 24 febbraio inoltre il Papa ha avuto modo durante l’incontro con il Presidente libanese Michel Suleiman di ribadire come il Libano, a motivo della presenza di diverse comunità cristiane e musulmane, rappresenta un messaggio di libertà e rispettosa convivenza non solo per la regione ma per il mondo intero. Di questa importante visita terminata sabato sera, a Roma, con la cena delle comunità maronite che vivono in Italia si possono trarre molti spunti sull’importanza della Chiesa maronita.

Questa infatti vanta una storia centenaria che ha inizio nel V secolo d.C. e ha sempre portato avanti il messaggio universale della cristianità e in particolare di quella orientale libanese. Negli anni si è evoluta ma il messaggio è rimasto lo stesso e crede nell’importanza della comunità cristiana libanese come tassello fondamentale del Paese dei cedri. Ciò non può cambiare con la nomina di un nuovo patriarca che dovrà proseguire l’opera di mantenere unita la comunità cristiana. Il legame tra la comunità cristiana libanese e Roma è storico tanto che Papa Giovanni Paolo II ricordò più volte il Libano “come messaggio di pace e convivenza”. La benedizione della statua di San Marone da parte di Papa Benedetto XVI così come la presenza di centinaia di libanesi accorsi da tutto il mondo per assistere all’evento confermano l’attenzione della chiesa ai cristiani orientali in un momento dedicato come questo.

Proprio in Libano il perno del sistema democratico risiede nel modello confessionale strumento che attualmente garantisce tutte le minoranze in Libano, ma che secondo alcuni analisti sembra essere uno dei principali ostacoli alla realizzazione di un vera forma di democrazia in Libano. A dire il vero però più che di sistema confessionale in senso stretto si può parlare piuttosto di sistema consociativo fra i cui obiettivi vi è quello di consolidare la democrazia attraverso la ripartizione delle cariche istituzionali in base ai diversi gruppi etnico confessionali presenti nel paese. Un’abolizione brusca di questo sistema soprattutto oggi rischierebbe anziché di realizzare una vera democrazia di far precipitare il paese in un nuovo vicolo cieco.

Proprio in questa settimana su diversi blog libanesi e facebook si è assistito ad un crescendo della protesta dei giovani contro il sistema confessionale, che a loro dire, genera corruzione e povertà. Tale attività potrebbe assimilarsi a quanto accaduto in altri stati arabi e nel Nord Africa con la differenza però che  in Libano l’oggetto della protesta non è tanto il Governo, peraltro vacante, ma l’ intero sistema confessionale. La scorsa domenica si è tenuta a Beirut una manifestazione pacifica indetta da un gruppo creato su facebook chiamato in arabo “il popolo vuole la fine del sistema confessionale” che fino ad oggi conta 12.000 iscritti. Il Libano è ancora un paese libero e democratico dove ognuno ha il diritto di esprimere le sue opinioni e va ricordato che proprio il sistema consociativo, da essi criticato, ha permesso ai circa tremila manifestanti di oggi di scendere in piazza.

Moltissimi dei giovani intervistati hanno espresso il desiderio non tanto di far cadere soltanto il cosiddetto sistema confessionale quanto quello di avere nuove prospettive per il loro futuro e di condannare le forti divisioni della politica libanese. Nei prossimi giorni si comprenderà meglio se dietro a queste manifestazioni apparentemente simili a quelle della Tunisia e dell’Egitto non vi sia la mano della coalizione dell’8 Marzo, guidata da Hezbollah, che non meno di un anno fa, annunciava nel suo manifesto politico di voler superare il sistema confessionale.

Si chiude con l’accettazione da parte di Papa Benedetto XVI delle dimissioni del cardinale libanese, Mar Nasrallah Boutros Sfeir, un’ importante settimana per la comunità dei cristiani maroniti del Libano.

Lo scorso 23 febbraio infatti il Papa ha benedetto la statua di San Marone, collocata in una nicchia esterna alla Basilica di San Pietro, compiendo un atto di affetto, stima, gratitudine verso la Chiesa maronita che nel corso dei secoli tanto ha sofferto per restare fedele a Gesù, alla Chiesa e al Papa come ha ricordato nel corso della cerimonia il cardinale Angelo Comastri.

Lo scorso 24 febbraio inoltre il Papa ha avuto modo durante l’incontro con il Presidente libanese Michel Suleiman di ribadire come il Libano, a motivo della presenza di diverse comunità cristiane e musulmane, rappresenta un messaggio di libertà e rispettosa convivenza non solo per la regione ma per il mondo intero. Di questa importante visita terminata sabato sera, a Roma, con la cena delle comunità maronite che vivono in Italia si possono trarre molti spunti sull’importanza della Chiesa maronita.

Questa infatti vanta una storia centenaria che ha inizio nel V secolo d.C. e ha sempre portato avanti il messaggio universale della cristianità e in particolare di quella orientale libanese. Negli anni si è evoluta ma il messaggio è rimasto lo stesso e crede nell’importanza della comunità cristiana libanese come tassello fondamentale del Paese dei cedri. Ciò non può cambiare con la nomina di un nuovo patriarca che dovrà proseguire l’opera di mantenere unita la comunità cristiana. Il legame tra la comunità cristiana libanese e Roma è storico tanto che Papa Giovanni Paolo II ricordò più volte il Libano “come messaggio di pace e convivenza”. La benedizione della statua di San Marone da parte di Papa Benedetto XVI così come la presenza di centinaia di libanesi accorsi da tutto il mondo per assistere all’evento confermano l’attenzione della chiesa ai cristiani orientali in un momento dedicato come questo.

Proprio in Libano il perno del sistema democratico risiede nel modello confessionale strumento che attualmente garantisce tutte le minoranze in Libano, ma che secondo alcuni analisti sembra essere uno dei principali ostacoli alla realizzazione di un vera forma di democrazia in Libano. A dire il vero però più che di sistema confessionale in senso stretto si può parlare piuttosto di sistema consociativo fra i cui obiettivi vi è quello di consolidare la democrazia attraverso la ripartizione delle cariche istituzionali in base ai diversi gruppi etnico confessionali presenti nel paese. Un’abolizione brusca di questo sistema soprattutto oggi rischierebbe anziché di realizzare una vera democrazia di far precipitare il paese in un nuovo vicolo cieco.

Proprio in questa settimana su diversi blog libanesi e facebook si è assistito ad un crescendo della protesta dei giovani contro il sistema confessionale, che a loro dire, genera corruzione e povertà. Tale attività potrebbe assimilarsi a quanto accaduto in altri stati arabi e nel Nord Africa con la differenza però che in Libano l’oggetto della protesta non è tanto il Governo, peraltro vacante, ma l’intero sistema confessionale. La scorsa domenica si è tenuta a Beirut una manifestazione pacifica indetta da un gruppo creato su facebook chiamato in arabo “il popolo vuole la fine del sistema confessionale” che fino ad oggi conta 12.000 iscritti. Il Libano è ancora un paese libero e democratico dove ognuno ha il diritto di esprimere le sue opinioni e va ricordato che proprio il sistema consociativo, da essi criticato, ha permesso ai circa tremila manifestanti di oggi di scendere in piazza.

Moltissimi dei giovani intervistati hanno espresso il desiderio non tanto di far cadere soltanto il cosiddetto sistema confessionale quanto quello di avere nuove prospettive per il loro futuro e di condannare le forti divisioni della politica libanese. Nei prossimi giorni si comprenderà meglio se dietro a queste manifestazioni apparentemente simili a quelle della Tunisia e dell’Egitto non vi sia la mano della coalizione dell’8 Marzo, guidata da Hezbollah, che non meno di un anno fa, annunciava nel suo manifesto politico di voler superare il sistema confessionale.”.

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