OMOFOBIA, NON SERVE UNA NUOVA LEGGE (di David Taglieri)

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La Cei e’ intervenuta contro i testi di legge presentati alla Camera sulla presunta lotta all’omofobia ed alla transofobia. Si tratta di cinque decreti legge (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) che vogliono stravolgere  gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere.
La Conferenza Episcopale Italiana ha chiarito che esistono già strumenti e pratiche per prevenire e reprimere ogni comportamento violento, comunque condannabile. Se per Businarola dei Cinque Stelle la Chiesa non vuole prendere atto delle discriminazioni, il Vaticano guarda con notevole preoccupazione le proposte di legge attualmente in corso presso la Commissione giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omo-transfobia. Semplificando, non si ritiene che esistano vuoti normativi tali da giustificare l’introduzione delle disposizioni urgenti.
 
Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici, secondo per esempio  l’interpretazione di Paolo Rodari su Repubblica, potrebbe dare il via  a derive liberticide,  e quindi  invece di  sanzionare la discriminazione si censurerebbe in forma brutale  l’espressione di una legittima opinione, come insegna il dato empirico legato agli  ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte.
 
Il nostro codice penale dispone dei mezzi necessari e sufficienti per garantire in ogni fattispecie  il rispetto della persona.
Il quotidiano “Avvenire” riferisce che i vescovi italiani a proposito dei disegni di leggi attualmente in discussione alla Commissione Giustizia della Camera hanno preso posizione forte e decisa. 
Come afferma Papa Francesco in Amoris laetitia (n.250), “nessuna persona dev’essere discriminata sulla base del proprio orientamento sessuale”. Ma, come chiariscono in maniera cristallina  i vescovi della presidenza della Cei, c’è il rischio concreto che queste proposte si traducano in confusione normativa e possibilità di nuove discriminazioni verso coloro che non si allineano al cosiddetto “pensiero unico”.
 
Forse ritornando al concetto di centralità della persona e all’universalissimo diritto naturale rafforzato dai principi cristiani si potrà evitare ogni tipo di discriminazione.
 
Allo stesso tempo pero’ non possono essere censurati i discorsi e i dogmi della dottrina cristiana.
 
Il rischio di mettere a tacere il Papa e la chiesa di Roma si fa concreto: combattere le eventuali discriminazioni, ma lottare anche contro il pensiero unico.