PASSA IN SVIZZERA IL SI AL REFERENDUM PER FERMARE IL BURQA

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Oltre dieci anni dopo il clamoroso voto sul divieto dei minareti, gli Svizzeri domenica scorsa sono stati chiamati alle urne per pronunciarsi sul divieto di indossare il velo integrale in pubblico. Benché denominata genericamente «Sì al divieto di nascondere il viso», l’iniziativa popolare ha avuto nel mirino la legge islamica, che impone alle donne di indossare il burqa o il niqab. I manifesti nelle strade sono infatti espliciti e ritraggono una donna con il niqab con slogan che esortano a fermare l’estremismo e il radicalismo musulmano.

Stando ai risultati definitivi, il testo di modifica costituzionale promosso dalla destra, ma combattuto dal governo, ha ottenuto il 51,2% dei consensi degli elettori e l’adesione di 20 dei 26 cantoni, come ha riferito l’agenzia di stampa Keystone-Ats.

Il raggiungimento della maggioranza dei Cantoni era necessaria, visto che il quesito tocca la Costituzione federale. L’iniziativa chiede infatti una modifica della Costituzione per introdurre il divieto generale di nascondere il viso in pubblico ed è stata depositata nel 2017 con oltre 105.000 firme a sostegno.

Il referendum è stato promosso dalla destra elvetica, per la gran parte raccolta attorno al partito Udc, che è anche la prima formazione politica del Paese. Ma, come mostrano i dati, la proposta ha conquistato consensi in modo trasversale, andando a pescare decisamente anche nell’elettorato di centro e fra la gente comune.

II referendum anti burqa è stato lanciato dal comitato di Egerkingen, già all’origine dell’iniziativa anti-minareti approvata dagli elettori svizzeri nel 2009, che riunisce esponenti della destra.

Per i promotori del testo, il velo integrale è un simbolo dell’islam politico, della sua volontà di proselitismo nonché l’espressione di un’inaccettabile sottomissione della donna.

 

 

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