PECHINO, IL CONTROLLO DELLA CHIESA PER CANCELLARE LA GIOIA DEL NATALE

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Dal sito di AsiaNews del 24/12/2020 proponiamo l’articolo di un sacerdote, don Paolo Chen: “In preparazione al Natale, i media lanciano campagne di boicottaggio, le autorità accrescono i controlli e le chiusure dei luoghi di culto. Quest’anno vi è anche il Covid: le chiese devono prendere misure severe per la prevenzione, mentre non ce ne sono per centri commerciali, aeroporti, stazioni ferroviarie, scuole… In qualche modo si vuole ottenere che i non cristiani si disinteressino al Natale fino a odiare i cristiani. È quanto descrive Padre Paolo Chen, sacerdote ufficiale della Cina centrale. Tutti questi mezzi dovrebbero servire per frenare il crescente interesse e il numero di conversioni che avvengono nella società cinese.

Natale è una festa di pace. Gesù Cristo nasce sulla terra e nel cuore di ogni essere umano. Ma quest’anno Natale è destinato ad essere un’altra di quelle feste solenni che non ci permette di avere pace nei nostri cuori. Perché vi sono molte cose all’interno e all’esterno della Chiesa che interferiscono e rischiano perfino di distruggere la pace del cuore che accoglie Gesù.

Dal punto di vista esterno, ogni anno all’arrivo di Natale, i media pubblicano notizie strane e attuano un vero e proprio boicottaggio.

Varie autorità, unità di lavoro, dipartimenti dell’organizzazione, ecc… iniziano a tenere incontri in cui proibiscono ai loro membri di partecipare alle attività religiose. In alcune scuole è addirittura cominciata un’inchiesta per verificare l’appartenenza religiosa degli insegnanti e impiegati. Questi atti delle organizzazioni creano un’atmosfera di opposizione al cristianesimo e un boicottaggio del Natale nella società, causando una forte pressione piscologica fra i cristiani. Cosa si vuole ottenere? Prevenire fra i non cristiani l’interesse per il Natale? Far sì da evitarlo? O perfino odiare i cristiani?

Dall’interno della Chiesa, i documenti diffusi dalle autorità che governano le religioni, hanno aggiunto un discreto numero di restrizioni molto più dure di quelle degli anni precedenti. Ad esempio, ora bisogna dichiarare alle autorità dettagli specifici sul numero dei partecipanti, e lo scopo dell’evento liturgico. Si esige che le autorità a livello di città e di comunità attuino e verifichino tutte le norme. Questo mette pressioni sui leader alla base che allora fanno di tutto per rendere più stringente il controllo per compiere quanto loro ordinato dai superiori, o per paura di prendersi qualche responsabilità.

Alcune autorità locali hanno allora diffuso un ordine che proibisce ogni attività nei luoghi religiosi registrati che cadono sotto la loro giurisdizione.

Ci sono molte piccole parrocchie in luoghi sperduti, dove i sacerdoti hanno ricevuto pressioni per cancellare ogni attività. Essi hanno accettato perché non riescono a sostenere le minacce della polizia, delle autorità sanitarie, delle autorità politica del comune. Va detto che, nello stesso tempo, queste difficoltà hanno dato l’occasione ad alcuni sacerdoti di abbandonare volontariamente le varie attività liturgiche per far piacere alle autorità.

Quest’anno c’è una ragione-principe, ancora più stringente: il Covid-19.

Per prevenire e controllare la diffusione del Covid-19, dobbiamo fare di tutto per isolarlo e questo è ovvio nessuno ha dubbi al riguardo: tutti sentiamo profondamente quanto seria e drammatica sia questa pandemia. Il problema è che in molti luoghi pubblici, come centri commerciali, aeroporti, stazioni ferroviarie, scuole e altri posti molto affollati, le cose appaiono scorrere come prima, senza nessuna speciale direttiva o divieto. Si bloccano solo i luoghi religiosi, solo gli appuntamenti di Natale, dicendo che è per prevenire e controllare il Covid-19. Le direttive affermano perfino che la protezione dei luoghi religiosi contro il Covid diverrà una costante. Forse questo vuol dire che in futuro, tutte le attività religiose saranno limitate e impedite in nome della protezione dal Covid-19? Un esempio: alla recente ordinazione episcopale del vescovo di Linfen, per prevenire e controllare la pandemia, si è fissato a 200 il numero di persone che potevano parteciparvi. Eppure, il flusso quotidiano di persone nei luoghi pubblici – centri commerciali, mercato delle verdure, o altro – supera di molto i 200 o i 300 visitatori. Questa ingiustizia è un cruccio per molti parrocchiani e sacerdoti.

Molti cattolici affermano che la situazione della Chiesa e il controllo delle attività religiose sono peggiorati da quando è stato firmato l’Accordo sino-vaticano.

A qualunque distanza essi siano, sono avvertiti: agli stranieri è proibito partecipare a eventi [coi cinesi] ed è vietata l’infiltrazione di forze religiose straniere. Per molti cattolici e per i loro preti, la venuta di Cristo rischia di essere un disastro spirituale: la gioia e la pace che ha salutato la nascita di Gesù è molto spesso circondata da paura e sofferenze dovute alla dura situazione.