PER UNA SCUOLA MAESTRA DI VITA (di Alessandro Pagano e Domenico Bonvegna)

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Anche l’anno scolastico 2011-2012 è finito ed è ora di primi consuntivi.

Per coloro che sono attenti ai problemi educativi non è stato piacevole vedere in tv alcuni  servizi televisivi in cui sono emerse molte difficoltà da parte degli studenti di scuola media inferiore ad affrontare e superare i test INVALSI. Per chi non lo sapesse questi test sono gli unici che possono garantire certezze oggettive circa la  reale preparazione degli studenti in tutta Europa.

I ragazzi italiani intervistati erano tutti pessimisti sull’esito finale e lo erano di più quelli del Sud.

La scuola italiana nei rapporti OCSE sulla preparazione degli studenti è ultima in assoluto e il Rapporto dello scorso anno dice che le lacune dei nostri studenti sono gravissime, sia alle elementari, che alle medie, che alle superiori.

Mario Giordano ha scritto un libro niente male sull’argomento: “5 in condotta. Tutto quello che bisogna sapere sul disastro della scuola ”, edito da Mondadori.

Perché va male la scuola italiana, dice Giordano? Perché i docenti hanno perso la loro mission, è la risposta.

Coltivazione biologica della cipolla, educazione alimentare della provola e del salame, arte della boxe e del kendo, arte della cucina regionale, antichi detti e proverbi dialettali etc., etc., queste sono alcune delle centinaia di “chicche” che si insegnano nelle nostre scuole con corsi che durano anche mesi. Presidi, professori e consulenti si cimentano ogni anno su queste cose finanziate con i PON (una torta che vale una cinquantina di milioni di euro ogni anno), e che trasmettono il Nulla o poco più, a studenti che invece avrebbero bisogno di ben altro.

Non stupisce allora sapere che i nostri studenti sono tutti sotto la media rispetto ai loro coetanei del resto d’Europa.

Il bello è che i docenti ed i presidi a cui vengono sottoposte queste sconfortanti statistiche, di solito anziché fare “mea culpa”, si indignano e gridano al complotto verso chi, a loro parere, offende la “scuola democratica”.

Ma questa scuola che deve promuovere sempre e comunque e che non è più competitiva comincia a stare stretta a tanti genitori. Persino quelli che hanno la tendenza a fare le “chiocce” verso i loro figli, cominciano a capire che non serve a nulla avere un titolo di studio se poi dietro non ci sono reali saperi e vere competenze.

Molti cominciano a capire che al “pargoletto” è meglio insegnare un mestiere – che almeno non lo farà morire di fame – piuttosto che tenerlo bloccato in classe fino a 19 anni a far finta di studiare e a non imparare nulla da insegnanti che hanno perso la loro autorevolezza.

Da tempo in Italia è passato un messaggio: gli studenti  non si possono punire, non si possono giudicare, hanno tanti diritti e nessun dovere; ma  soprattutto non si possono bocciare anche perché se avviene ciò la classe, l’anno successivo  non si può formare  e il docente perde la cattedra. Senza contare che il solito genitore, sindacalista del proprio figlio, potrebbe fare ricorso al TAR con buone probabilità di vittoria.

I professori, d’altro canto, non vengono quasi più selezionati per concorso e il risultato è che non sentono sulla pelle questa professione. Insomma sono diventati quasi degli impiegati.

In Italia si sappia che i docenti precari delle scuole sono oltre 300.000, un dato abnorme e scandaloso che ha fatto diventare la scuola italiana un ammortizzatore sociale e non un luogo di formazione. Chi ha pagato le conseguenze ovviamente sono stati gli studenti.

Quelli che hanno ancora voglia di fare i professori con la P maiuscola sono mortificati da stipendi bassi (per forza! il 97% del bilancio della scuola serve a pagare gli stipendi di una moltitudine) e gli unici incentivi (solo per qualcuno) provengono proprio da quel tipo di progetti di cui ho parlato all’inizio.

Se poi aggiungete che dal Ministero arrivano due circolari al giorno, cariche  di linguaggio burocratese che fanno venire il mal di testa pure a quegli eroi che ancora non si sono arresi, ditemi voi se la scuola italiana merita la sufficienza.

Ricordiamo a giovani e meno giovani che 40 anni fa ci fu una giusta battaglia per cambiare la scuola di allora che era nozionistica ed autoritaria.

Ma il risultato è stato terribile, visto che è uscito fuori un modello esattamente opposto e cioè una scuola priva di autorevolezza e che non insegna nulla.

E’ ovvio che gli uomini di buona volontà devono raddrizzare la barra cercando di realizzare una scuola dove trionfi la serietà e dove la preparazione deve essere  una costante per tutti e non un optional per qualcuno.

Per chi non lo sapesse, il termine Maestro significa tre volte bravo, il termine Professore deriva dalla parola professionista, il termine Pedagogo deriva dalla parola servizio. Tutti sostantivi utili per indicare un buon docente.

Per ritornare ad acquisire autorevolezza la scuola deve ripartire da qui.