POLITICAMENTE CORRETTO. STORIA DI UN’IDEOLOGIA

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Il finale della Carmen riscritto. Una petizione per rimuovere dal Metropolitan di New York un quadro di Balthus contestato per presunta pedofilia. Ovidio bandito dalle università americane perché offensivo e violento. Sembra non esserci modo di sfuggire alle censure imposte dal politicamente corretto, che si sforza di riscrivere la storia e la lingua, rimuovendo ogni potenziale fonte di discriminazione e producendo rocamboleschi eufemismi.

Eugenio Capozzi in “Politicamente corretto. Storia di un’ideologia” (Marsilio) ricostruisce le origini ed evidenzia le attuali contraddizioni di questa retorica, collegandola a una vera e propria ideologia, che affonda le radici nella crisi della civiltà europea di inizio Novecento, cresce con la ribellione dei baby boomers negli anni sessanta e, con la fine della guerra fredda, la morte dei totalitarismi e la globalizzazione, si impone come egemone in un Occidente sempre più relativista e scettico.

Una visione del mondo che ha dato vita nel tempo a dogmi e feticci: il multiculturalismo, la rivoluzione sessuale, l’ambientalismo radicale, la concezione dell’identità come pura scelta soggettiva.

Se oggi gli eccessi e gli aspetti grotteschi del politicamente corretto sono ormai evidenti, proporne un’analisi storica è ancor più necessario. Proprio quando un fenomeno culturale e politico appare avviato verso la parte discendente della sua parabola, infatti, può diventare oggetto di studio: svincolandosi dalla logica della contrapposizione polemica, è possibile capire come agisce concretamente sulle nostre scelte.

Il politicamente corretto è l’espressione retorico-precettistica del neoprogressismo, cioè l’ultima delle ideologie. Il neoprogressismo non si fonda su premesse politiche ed economiche ma su un obiettivo culturale: cambiare la cultura delle società occidentali, perché tale cultura sarebbe strutturalmente imperniata sulla discriminazione, sulla disuguaglianza e sull’imperialismo. Il suo obiettivo è dunque sradicare questa malapianta che albergherebbe nella nostra cultura. Il tutto per tornare ad una condizione di naturale armonia, per riguadagnare l’Eden.

Tale armonia non si basa però su un principio forte di definizione razionale della natura umana, ma su un totale relativismo. Tutte le idee, tutte le culture, tutti gli stili di vita sono equivalenti. Si tratta di una ribellione relativistica contro la storia occidentale, vissuta come violenza e stupro ai danni delle diversità.

L’autore del libro, Eugenio Capozzi (Napoli, 1962), è professore ordinario di Storia contemporanea presso la facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Napoli «Suor Orsola Benincasa». Fa parte del comitato scientifico della rivista «Ventunesimo Secolo» e della redazione di «Ricerche di storia politica». È autore di diversi volumi tra cui: Il sogno di una costituzione (2008), Partitocrazia (2009) e Storia dell’Italia moderata (2016).