PROCURE E CENSURA, MA SENZA GIUSTIZIA… (di David Taglieri)

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Piero Sansonetti su il Riformista ha firmato in questi giorni un pezzo dedicato alla Magistratura e alla censura, soffermandosi sulla notizia di questa settimana relativa alla destituzione di Michele Pristipino, Capo della Procura di Roma, decisa dal Tar. Con la solita onestà intellettuale garantista e legata ad un pensiero riformatore della Giustizia, Sansonetti afferma: “Quasi tutti i giornali in passato hanno scritto questa semplice verità: un qualsiasi Capo della Procura è una persona molto più importante e più potente di un Ministro, fosse anche quello dell’Interno o degli Esteri. Repubblica, per esempio, nemmeno ha dato la notizia della decisione del TAR, che pure è clamorosa.”.

Uno dei temi sottovalutati in Italia, infatti, è proprio quello legato alla Giustizia, che dovrebbe avere un rapporto neutro ed equilibrato con la politica: sul silenzio generalizzato dei media il direttore del Riformista aggiunge che una notizia che riguardi direttamente la Magistratura può essere pubblicata solo con il consenso della suddetta e secondo la visione ufficiale fornita dalle Procure. Altrimenti è censura o meglio ancora auto-censura…

Su il Paragone.it Gianluigi Paragone firma il suo intervento contro la soluzione Draghi, con affermazioni fuori dal coro e fuori dai denti; l’ex direttore della Padania e ora battitore libero afferma che al posto degli uomini abbiamo messo i numeri e al posto della compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo rimesso l’assillo degli equilibri contabili.

In un suo editoriale sul Giornale Alessandro Sallusti chiarisce che senza Giustizia non possiamo constatare l’esistenza della democrazia.

A Roma arriva il giudice Nunzio Sarpietro. È il gup del processo per la nave Gregoretti, quello che vede al momento Matteo Salvini indagato per sequestro di persona. Ebbene Nunzio Sarpietro in tempi di lockdown si fa aprire un ristorante per pranzare con la famiglia. Ma la notizia passa quasi sotto silenzio… sono pochissimi i giornalisti che stanno facendo luce sulla mole di prebende, privilegi e regalie che contraddistinguono il mondo della Magistratura, nella quale vorremmo tornare a riporre fiducia. Il Male fa più rumore del Bene e i casi virtuosi si sviluppano oggettivamente; ma questo non toglie che bisognerebbe applicare alla Giustizia la stessa lente di ingrandimento che viene applicata, legittimamente, alla gestione della cosa pubblica.

Massimo Cacciari su La Stampa mette in evidenza come i governi tecnici o politico-tecnici vengono messi in moto quando la politica della democrazia rappresentativa dimostra di non essere in grado di governare l’esistente. Un fattore che avvilisce e svilisce la classe politica, talvolta impreparata, talvolta poco coraggiosa, cui fa invece fronte un potere smisurato in capo alla Magistratura.

Il nuovo esecutivo dovrà risolvere tre problematiche cruciali: la vaccinazione di massa, per sanificare e mettere in sicurezza il paese, il tema del lavoro, oramai messo nell’angolo del dimenticatoio, ma anche la Giustizia sempre più in crisi, sempre più in balia di alcuni funzionari che si credono – ahi noi – divinità onnipotenti.

 

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