PUTIN CHIUDE MEMORIAL (di David Taglieri)

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Quando Memorial fu fondata nel 1989 dal Nobel per la pace Andrej Sakharov e da altri dissidenti sovietici, l’associazione divenne il simbolo della glasnost, di un’Unione Sovietica al tramonto che non aveva paura di confrontarsi con le pagine più oscure del suo passato.

L’associazione era celebre soprattutto per aver denunciato e documentato i crimini del comunismo. È stato grazie all’immensa banca dati raccolta da Memorial che milioni di ex sovietici hanno scoperto che fine hanno fanno i loro genitori e nonni, fucilati, arrestati, morti nel Gulag o deportati. È stato grazie a Memorial che molte vittime sono state riabilitate, e i loro eredi hanno avuto la possibilità di ottenere risarcimenti o pensioni…

Ma con Vladimir Putin Memorial è purtroppo arrivata al proprio capolinea. Continua infatti la negazione dei diritti umani e del principio di autodeterminazione dei popoli nel mondo putiniano: Memorial, la più longeva organizzazione a difesa delle garanzie delle persone, è stata chiusa lo scorso 28 dicembre 2021.

La Corte Suprema russa ha ordinato a Memorial International di cessare l’attività per “violazione della legge sugli agenti stranieri”, con una decisione di cui la Corte europea dei diritti umani ha chiesto la sospensione.

L’accusa a Memorial si sostanzia nella definizione di “pericolo pubblico” e viene ricondotta a quella ancora più grave – almeno agli occhi del presidente Putin – di essere finanziata dal mondo occidentale. Un provvedimento in vigore dal 2012 considera infatti come agenti stranieri – e cioé spie – tutte quelle organizzazioni che ricevono fondi stranieri; le loro azioni vengono definite contrarie agli interessi della Russia.

Un atteggiamento governativo che in nome di tale legge va avanti da vari mesi: tutti gli organi di comunicazione, i media, le organizzazioni no profit, gli organismi della società civile che hanno osato muovere delle critiche sono stati silenziati, messi nel cantuccio, marginalizzati e infine censurati. Fra questi Memorial. Unione Europea, Onu e buona parte della comunità internazionale hanno accolto i loro appelli per la pace e per il rispetto delle prerogative essenziali della persona.

Ma si arriva a bomba sul punto d’accusa: Memorial avrebbe anche denigrato la memoria dell’Unione Sovietica, riabilitando invece alcuni internati del gulag che sarebbero stati (sic!) dei nazisti.

Come detto, l’organizzazione suddetta negli anni ‘80 per prima fece luce sulle storture e sugli orrori dei gulag e sulla repressione sovietica.

Memorial ha reso noto che farà appello alla Cassazione russa per far annullare la sentenza e, come scrive Marta Ottaviani su Avvenire, sarebbe pronta ad arrivare anche alla Corte Europea dei diritti umani.

Tale Corte, come noto, rappresenta un organo giurisdizionale internazionale indipendente che ha l’obiettivo di giudicare con riguardo alle violazioni della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.

Fra i valori aggiunti che hanno segnato l’importanza di Memorial – secondo l’Agenzia Giornalistica Italia – vi è il prezioso contributo nell’aver creato un database delle vittime del Gran Terrore staliniano e del sistema gulag.

Su Domani Carolina de Stefano specifica che se la pronuncia in appello confermasse la chiusura, verrebbe spazzata via definitivamente la fase storica di speranza nel cambiamento, timidamente iniziato con la perestrojka; mentre Amnesty international ha denunciato la messa al bando di Memorial come un “insulto” alla memoria delle vittime dei Gulag.

 

 

 

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