RINVIO A GIUDIZIO DI SALVINI: LA TRIPARTIZIONE DEI POTERI SOLO UN RICORDO

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Silvio Berlusconi ha dovuto affrontare 80 processi, io per ora solo 5-6… Ma è evidente che la sinistra vuole vincere in tribunale le elezioni che perde nelle urne”.

Questa è solo una delle reazioni di Matteo Salvini alla notizia del rinvio a giudizio per la vicenda della nave Open Arms e dell’ennesima invasione di campo della magistratura nella politica italiana.

La decisione dell’allora Ministro degli Interni, dettata dall’esigenza di tutelare i confini nazionali, fu presa dall’intero Governo, senza dimenticare che alla Open Arms era stata comunque offerta la possibilità di attraccare sia a Malta che in Spagna, ma la Ong avrebbe rifiutato entrambe le opzioni dirigendosi verso Lampedusa. All’udienza preliminare si sono costituite 21 parti civili: oltre a 7 migranti di cui uno minorenne, Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione), Arci, Ciss, Legambiente, Giuristi Democratici, Cittadinanza Attiva, Open Arms, Mediterranea, AccoglieRete, Oscar Camps, il comandante della nave e Ana Isabel Montes Mier, capo missione Open Arms. Per lo più associazioni e movimenti della galassia progressista e politicamente corretta. Ciò significa che, anche in caso di condanna lievissima, queste parti civili potrebbero chiedere – già all’interno del processo penale – risarcimenti miliardari al Senatore, affossando ancora una volta la Lega sul piano economico.

Le reazioni di Matteo Salvini non si sono fatte attendere: «È una decisione dal sapore politico più che giudiziario. – ha replicato il Capitano in un messaggio sui propri profili social – La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino, recita l’articolo 52 della Costituzione. Vado a processo per questo, per aver difeso il mio Paese? Ci vado a testa alta, anche a nome vostro. Prima l’Italia. Sempre». 

Salvini ha inoltre annunciato che chiederà al suo avvocato, Giulia Bongiorno, «di citare come teste Palamara, che aveva detto che bisognava processare Salvini, pur innocente».

La Bongiorno dal canto suo ha evidenziato il contrasto tra procure e tra giudici, visto che a Catania, per vicende analoghe (caso Gregoretti), è stata proposta l’archiviazione dell’inchiesta sull’ex Ministro dell’Interno. Certo, per ora solo di una proposta si tratta.

In difesa di Salvini è intervenuta la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli: «Il rinvio a giudizio per un ex ministro a cui si imputano responsabilità penali per la scelta squisitamente politica – e presa in modo collegiale con altri ministri e con lo stesso Presidente del Consiglio – di difendere i confini europei, accende nuovamente un campanello d’allarme sul funzionamento del nostro sistema giudiziario. Oltretutto, è assurdo – ha proseguito la Ronzulli – che per la stessa ipotesi di reato una procura chieda l’archiviazione e un’altra il processo. E’ chiaro che siamo di fronte a un altro processo politico che sarà pagato con i soldi dei contribuenti. Salvini affronterà anche questa a testa alta, ma il problema è più grande: serve una riforma per mettere fine all’uso politico della Giustizia».

«È veramente triste, in termini di giustizia, vedere una richiesta di archiviazione da parte del procuratore a Catania e vedere a Palermo, per fatti sostanzialmente identici, un rinvio a giudizio», ribadisce Roberto Calderoli, vice presidente del Senato. «Mi spiace per Salvini perché un processo non lo si augura mai a nessuno, ma tanto di cappello per averci messo la faccia sia a Catania che a Palermo e soprattutto per aver rivendicato il suo agire giusto e corretto da Ministro degli Interni nella difesa dei confini. Mi spiace che Salvini debba affrontare un procedimento secondo i tempi lumaca della giustizia italiana, un processo che durerà anni, mi spiace per lui umanamente, ma almeno in fase dibattimentale ci sarà l’occasione per far emergere i fatti alla luce in maniera evidente. Male che ci sia un processo, bene che ci sia una fase dibattimentale per fare emergere il ruolo del presidente del Consiglio e degli altri ministri coinvolti. Ma non solo – conclude l’esponente leghista – occorre ribadire il ruolo della politica che non può soggiacere a chi deve solo applicare le leggi e non deve fare valutazioni su decisioni che sono solo politiche».

 

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