RUSSKIY MIR: LA DOTTRINA DI DOMINIO DEL MONDO DI PUTIN

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Dalla rubrica “Articoli in evidenza” del sito di Radio Maria, pubblichiamo l’analisi di Luca Della Torre dello scorso 31 agosto 2022:  “Il conflitto in Ucraina generato dall’aggressione militare russa ad uno Stato sovrano – in palese violazione di tutti i più importanti trattati politici di diritto internazionale ed ONU, a cui la stessa Russia ha aderito da decenni – non è il frutto di una irrazionale “volontà di potenza” nella mente della intellighentsia legata all’autocrate Vladimir Putin.

Esiste infatti un livello interpretativo di questa guerra di aggressione, che deve essere collegato alla dimensione geopolitica internazionale, un livello interpretativo in realtà assai ben noto da anni alle cancellerie diplomatiche occidentali, alla intelligence degli stati maggiori delle forze armate europee, USA e NATO, ai giuristi ed analisti che seguono il settore delle relazioni internazionali e dei trattati sulla sicurezza e sovranità degli Stati nazionali.

Parliamo di Russkiy Mir, la vera e propria leva strategica ideologica che è alla base del putinismo, inteso come dottrina politica che non condivide nè riconosce i valori filosofici della civiltà cristiana, del primato religioso della Chiesa cattolica di Roma, dell’esperienza storico culturale romano-germanica: insomma, un sistema geopolitico che si contrappone all’Europa ed all’Occidente in nome di un programma in cui l’ideologia panrussa, la mitologia eurasiatica, il misticismo ortodosso e puerili teorie complottiste si fondono pericolosamente.

I pezzi di questo complicato puzzle hanno origine di lunga data. Chi scrive ha insegnato in università russe materie afferenti al diritto internazionale, ai diritti umani ed ai conflitti armati, e può certificare che l’elaborazione del pensiero di Russkiy Mir si sia diffuso trasversalmente ben prima della aggressione alla Ucraina nelle strutture di vertice della società civile russa.

Russkiy Mir ha assunto ufficialmente visibilità quasi vent’anni orsono: nel 2007 Putin nel corso di un suo celebre intervento alla Conferenza di Monaco ha espressamente respinto la possibilità di cooperazione ed integrazione in una piattaforma comune di trattati e accordi secondo i principii di diritto internazionale del rispetto della reciproca sovranità ed integrità territoriale tra Russia e Occidente.

Il complesso melting pot dell’ideologia di Russkiy Mir si basa sostanzialmente su tre concetti: l’esistenza di una unica comunità e civiltà identitaria etnica linguistica e religiosa dominata dal primato politico nazionalista di Mosca, comunità che include autoritariamente anche i cosiddetti “compatrioti”, ovvero tutti i popoli slavi di lingua russa o Paesi che abbiano  minoranze russofone  all’estero del confine russo:  quindi anche ucraini e bielorussi, armeni e kazaki, lettoni ed estoni, georgiani e moldavi, che non avrebbero diritto ad essere riconosciuti come popoli e Stati sovrani. Esemplari sono al riguardo le parole di Putin all’avvio dell’invasione in Ucraina: gli ucraini non sono un popolo e non sono uno Stato, non hanno diritto ad esistere se non sotto il tallone russo.

Il secondo ed il terzo perno di questo pasticciato progetto politico revanscista, oltre alla sottomissione dei popoli confinanti con la Russia, sono l’esaltazione della religione ortodossa come vera incarnazione del mito della Terza Roma, e l’odio viscerale nei confronti del complesso valoriale dei diritti civili e politici dell’individuo, lascito del primato cattolico della centralità della persona umana in contrapposizione alla mistica collettivista propria delle culture asiatiche di cui si imbeve Russkiy Mir.

Nella sfida ai valori ed alla tradizione religiosa e culturale dell’Occidente, dell’Europa in particolare, Putin trova nella Chiesa ortodossa e nel patriarca Kirill un alleato strumentale al potere politico del Cremlino: la fede ortodossa è il braccio spirituale di questo progetto di dominio sul mondo, facendosi portatrice di una feroce carica polemica contro il Cattolicesimo e contro la Chiesa di Roma, in nome di un equivoco pericoloso concetto di Tradizione antitetico al primato del Pontefice romano, pretendendo di incarnare la missione della vera Rivelazione divina che sarebbe stato assegnato al ruolo del patriarcato di Mosca quale Terza Roma.

Secondo la logica anticattolica del patriarca Kirill, alfiere della Chiesa ortodossa per combattere la difesa dei cristiani nel mondo sarebbe il leader Putin, coscienza della comunità panrussa contro l’Occidente, nel solco della tradizionale sinergia bizantina tra Trono ed Altare.

Il terzo perno, infine, di questo pericolosissimo quanto abborracciato brodo di cultura alla base di Russkiy Mir è dato da una pletora di ideologi, intellettuali, pensatori, in realtà di assai scarsa valenza accademica internazionale, che hanno sempre incarnato posizioni estremamente radicali e provocatorie nella elaborazione di una presunta mistica geopolitica euroasiatica nel panorama culturale russo.

Lev Gumilev (1912-1992), il filosofo da Putin, secondo cui le nazioni traggono la loro spinta da raggi cosmici, così che la volontà di esistere dell’Occidente sarebbe quasi esaurita e la Russia, al contrario, avrebbe ancora l’energia per formare un potente stato slavo che abbraccia l’Eurasia e sottomette l’Europa alla missione purificatrice dell’Ortodossia.

Konstantin Leontyev (1831-1891), un monaco ultra-reazionario del 19° secolo, che ammirava gerarchia e monarchia, Trono ed Altare secondo il primato della Terza Roma ortodossa, e aveva in sprezzo la fede cattolica.

Il politologo esperto di relazioni internazionali Serghei Karaganov, che sostiene che il deprecabile crollo dell’Unione Sovietica abbia lasciato interi popoli privi del senso di nazionalità incapaci di affermarsi come Stati sovrani perché le élites politiche di questi popoli sono prive degli elementi storico valoriali che li dovrebbero caratterizzare. Da ciò secondo Karaganov deriva la missione della Russia di costituire una unione euroasiatica, in grado di dirigere e coordinare il bene comune di questi popoli sotto la sua autorevole guida, in partnership con la solida alleanza della Russia con il regime totalitario comunista asiatico in Cina.

Infine, il pittoresco quanto squalificato Aleksander Dugin, docente allontanato dall’Università di Mosca, filosofo e politologo, che incarna una vena delirante mistico-esoterica di ispirazione nazional-socialista, valorizzato in Italia ed Occidente da puerili ambienti di destra radicale. Dugin, intervistato di recente da media italiani, descrive l’invasione dell’Ucraina in questi termini: «Non si tratta solo di denazificare il paese e proteggere il Donbass, è una battaglia contro l’Occidente, cioè l’Anticristo».

Nel pantheon del pensiero geopolitico di Russkiy Mir si evidenzia inequivocabilmente, secondo gli analisti e studiosi europei, la matrice del livello ideologico  di scontro tra civiltà che ispira il disegno politico del regime di Putin:  si tratta di una guerra tra l’Occidente e la Russia, tra l’Occidente e il sogno euroasiatico delle potenze orientali – Mosca ma soprattutto Pechino – di imporre i loro modelli totalitari, atei e collettivisti contro la civiltà millenaria dell’Occidente cristiano.”.

 

 

 

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