Per favore, non fatevi spaventare dal titolo un po’ ostico e misterioso: una volta cominciato, il libro di Andrea Pino si legge da solo e, come si dice, tutto d’un fiato.
In effetti il libro è rivolto a tutti, anche “…al battezzato medio che frequenta la parrocchia del quartiere”, come dichiarato in un’intervista dall’Autore.
Il lavoro del prof. Pino – “Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec.“, 2025, Edizioni Esperidi – realizza un affresco originale, e per gran parte sconosciuto ai nostri giorni, del cristianesimo delle origini, indagando su quelle che sono state le nostre radici.
L’opera si può dividere in due parti: nella prima viene tratteggiato l’ambiente e la cultura presenti ad Antiochia – importantissima metropoli siriana del decadente Impero Romano – e nell’Oriente che da pagano inizia a diventare cristiano.
Nella seconda parte viene illustrata nel dettaglio una delle tante opere del prolifico San Giovanni Crisostomo, venerato dalla Chiesa Cattolica con il titolo di dottore eucaristico: “Contro i detrattori della vita monastica”.
Mentre dalla lettura frequente del Nuovo Testamento e in particolare degli Atti degli Apostoli sappiamo abbastanza delle primissime comunità cristiane, ben poco ci resta di quello che accadde dopo, nel periodo, cioè, che viene definito “Tardoantico” e che va dal III al V secolo circa.
Nel suo libro, Andrea Pino narra le speranze ma anche le difficoltà che i cristiani di quel tempo dovettero affrontare, fra rigurgiti di neo-paganesimo imperiale, sofismo scettico e il serpeggiare delle prime eresie, mentre lentamente e solo ad intervalli le persecuzioni lasciavano il posto alla libertà di culto, finalmente decretata nel 313 dall’imperatore Costantino. In quel periodo c’è davvero di tutto e fra il nuovo che avanza – il cristianesimo – e il vecchio che stenta a sparire – il paganesimo – a farla da padrone è un relativismo ante litteram molto simile a quello che prevale ai nostri giorni. Neanche la concessione della libertà di culto è stabile garanzia per i cristiani, che dopo le persecuzioni degli imperatori pagani devono affrontare quelle degli imperatori eretici, come Valente. Proprio nella città di Antiochia, economicamente e politicamente strategica nell’oriente imperiale, mondanità relativista ed eresia sembrano darsi la mano nel tentativo di stravolgere dalle fondamenta la giovane comunità cristiana.
Ma la Provvidenza evidentemente non ci sta e chiama dalla sua parte una schiera di straordinari combattenti: gli asceti, i “pazzi” di Dio, i monaci eremiti. Sull’esempio dell’egiziano Antonio, anche nei dintorni di Antiochia, alle pendici del monte Silpio, si forma una comunità di credenti ortodossi dediti alla povertà, alla preghiera, all’ascesi. Il profumo delle loro virtù, tanto controcorrente per la vicina megalopoli immorale e decadente, attrae parecchi giovani, fra cui lo stesso Giovanni, che per diversi anni pratica quell’intensa esperienza di Dio che lo segnerà per sempre, anche nella successiva attività sacerdotale ed episcopale a Costantinopoli, la nuova capitale d’Oriente.
Ma molti ricchi “pater familias” non ci stanno a veder svanire sogni di gloria per i propri rampolli e iniziano così ad accusare gli anacoreti di praticare una sorta di lavaggio del cervello sui ragazzi. In ciò sono sostenuti da cristiani eretici filo-imperiali, dagli intellettuali relativisti, da talune comunità giudaizzanti ostili.
Nella seconda parte del libro, Pino analizza il grande scritto (“Contro i detrattori della vita monastica”) di San Giovanni Crisostomo, che, in aperta polemica con i maggiorenti di Antiochia, illustra i vantaggi della paideia cristiana, sia da un punto di vista naturale e razionale che da un punto di vista più specificamente religioso.
Il Santo Dottore della Chiesa metteva in luce il bisogno avvertito dai giovani – di ogni generazione – di giungere all’autentica philosophia, una sapienza capace di appagare la sete di verità.
Siamo qui alle origini dell’apologetica, di quella buona vis polemica cristiana di cui oggi sembra si siano perse le tracce… Siamo anche alle origini di tutto il monachesimo occidentale, che da quello orientale trasse ispirazione e modello.
Se consideriamo che “L’Opzione Benedetto” di Rod Dreher, recente libro di grande successo (specialmente negli Stati Uniti) propone un distacco dal mondo “mondano” e un ritorno al monachesimo quale fondamentale antidoto alla crisi e alle crisi dilaganti, allora l’opera di San Giovanni Crisostomo rivela tutta la sua straordinaria attualità.
Grazie ad Andrea Pino – e al suo Angelo cui è dedicata – che ce l’ha fatta riscoprire.
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