SANREMO, KERMESSE DELLA MUSICA E… DEL POLITICAMENTE CORRETTO (di Federico Catani)

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Ti confesso che ero incerto se parlare o meno del Festival di Sanremo. 

Ma siccome non c’è giornale, profilo social o tv che non ne parli, allora mi sono detto: “Se tutti dicono la loro, perché io non dovrei dire la mia?”.

In realtà, non ho intenzione di fare chissà quale riflessione. Di retorica trita e ritrita ce n’è già troppa, da ogni parte.

Mi limito solo a notare che, come ormai da diversi anni, la grande kermesse sanremese ripropone un’immagine dell’Italia parziale e limitata. Un’immagine in cui personalmente non mi riconosco e che rappresenta per lo più soltanto il mondo chiuso ed autocelebrativo dello spettacolo e del politicamente corretto.

Tutto avviene come da copione:

  • Benigni incensa la Costituzione come si trattasse del Vangelo; 
  • lo stesso Benigni naturalmente ricorda quanto è stato orribile il  fascismo e si commuove perché l’art. 21 della nostra Carta fondamentale difende la libertà di espressione (vorrei solo chiedergli se sarebbe così pronto a difendere tale diritto anche con gente come te e me, quando ad esempio affrontiamo temi o prendiamo posizioni non gradite all’establishment. Io ho i miei dubbi…);
  • e poi Chiara Ferragni praticamente nuda (ha detto che indossava un vestito disegnato in quel modo, ma l’effetto è sempre lo stesso!) che fa la femminista;
  • Fedez che attacca la destra;
  • Angelo Duro che sostanzialmente giustifica la prostituzione e il frequentare le prostitute;
  • e poi canzoni e cantanti a difesa del gender, della fluidità e di tutti i dogmi del mondo LGBT;
  • Blanco che distrugge le decorazioni del palco (tutto spontaneamente eh…!), suscita rabbia artificiale e poi viene perdonato perché… “è solo un ragazzo!”. 
  • Amadeus a favore di una televisione che “deve spiegare ai bambini che esiste un uomo che ama un uomo e una donna che ama una donna, e che questo è normale”.

Il tutto, come dicevo all’inizio, condito con una retorica nazionalpopolare stucchevole e francamente ridicola. Il trionfo del buonismo e del conformismo più becero.

Potrei continuare a lungo ma sono già annoiato (e ancora il festival non è finito!, n.d.r.). 

Lungi da me fare moralismi. Ma credo si possa trascorrere i giorni di questa settimana in modo migliore che stando incollati davanti alla tv per vedere questo spettacolo ripetitivo. 

E comunque anche il Festival va guardato con la consapevolezza che quella non è l’Italia vera. O almeno non è tutta l’Italia, né la sua parte maggioritaria. 

L’Italia, grazie a Dio, è ben altro. E non dobbiamo lasciarla a chi vuole deturparla e trascinarla nel fango.