SANTO SPIRITO IN SASSIA: CHIESA E OSPEDALE (di David Taglieri)

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A Roma, nel cuore della cristianità e del mondo, a due passi dalla Basilica di San Pietro è possibile ammirare una sorella minore del Cupolone: Santo Spirito in Sassia.

La chiesa fu edificata nel VII secolo dal re dei Sassoni Ine Wessex. Lì si trovava la Schola Saxonum, un istituto d’accoglienza fondato dal re per rendere più piacevoli la visita ed il soggiorno dei pellegrini sassoni provenienti dall’Europa del nord. Nel corso del 1198 papa Innocenzo III dette l’ordine di costruire un ospedale: il primo dedicato al Santo Spirito in Europa. Si occupò del coordinamento dei lavori Guido di Montpellier, padre della fraternità degli ospedalieri di Santo Spirito in Francia. Poi, in occasione del Giubileo del 1475, la chiesa fu riadattata e ricostruita da Papa Sisto IV; successivamente al sacco di Roma del 1527, Paolo III incaricò Antonio Sangallo di portare avanti i lavori.

Di struttura snella e lineare, la chiesa è dominata dagli affreschi evangelici, consacrando il linguaggio universale dell’arte come branca narratrice di spiritualità. Le iconografie si ispirano alla guarigione del corpo e dell’anima e alle straordinarie commistioni e connessioni che caratterizzano il rapporto fra i due elementi. Nella terza cappella consacrata alla Divina Misericordia torreggia incontrastata l’immagine di Gesù misericordioso dipinta dal polacco Piotr Moskal; qui possiamo apprezzare la statua di Santa suor Faustina Kowalska con il reliquario offerto dal Santo Padre Giovanni Paolo II.

Gli affreschi del sedicesimo secolo disegnano la vita dei quattro evangelisti mentre sulle colonne sono raffigurate le sagome dei quattro dottori della Chiesa Agostino, Attanasio, Ambrogio e Giovanni Crisostomo.

ll periodo compreso tra il Seicento ed il Settecento ha sancito il maggiore allargamento del complesso del Santo Spirito con la nascita di nuove corsie dell’ospedale (per esempio la corsia progettata e realizzata dal Bernini in perpendicolare alla sala ottagonale). Nell’Ottocento, prima dell’annosa questione legata all’annessione al nuovo Stato unitario italiano, vennero messi a punto numerosi lavori di restauro da Francesco Azzurri per volere di Papa Pio IX, allineando il complesso ospedaliero alle più avanzate teorie sulla funzionalità assistenziale. Anche in questo caso la ricerca del vero ha coniugato la tradizione con l’innovazione, l’assistenza agli ammalati con la fede nel paradiso…