SE LO STATO E’ LIQUIDO (recensione a cura di David Taglieri)

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Tornano i saggi “Fuori dal Coro” editi da il Giornale. Questa volta ci occupiamo dello “Stato Liquido. Come il globalismo e la tecnologia insidiano le sovranità nazionali” di Vito Foschi, laureato in ingegneria e consulente informatico a Milano.

Foschi scrive per i giornali on line Legno Storto, l’Opinione e l’Intraprendente. Con uno spiccato interesse per la scrittura e la politica, è stato fra i primi aderenti al movimento Tea Party Italia.

Nel saggio l’Autore mette bene in luce come lo Stato, nel sentire comune e nella percezione generalizzata, venga concepito semplicemente come un apparato informe e burocratico distante dai cittadini o come un’entità quasi metafisica e astratta.

Nonostante la retorica che ha accompagnato la concezione dello Stato e segnato la sua esistenza soprattutto ad opera dei differenti totalitarismi, essendo tale organismo un corpus di matrice umana, quindi pensato e concepito dagli uomini, il soggetto statale incarna la fallibilità e la caducità, mostrando limiti e ponendo in evidenza dei vizi.

Lo Stato, secondo Foschi, non può e non deve vantare una superiorità etica o intellettiva sull’individuo, perché esso stesso risulta composto da persone, e dunque pieno di vezzi, errori, fragilità.

L’uomo è naturalmente essere religioso, in quanto possiede nel suo DNA un senso religioso innato. Con la riduzione di tale sentimento, primo e principe, a fatto meramente personale, si assiste a un risorgimento di miti e leggende. Con la secolarizzazione è cresciuta l’egemonia dello Stato moderno: i due fenomeni si sostengono a vicenda. E da qui parte – secondo Foschi – il discorso dell’ateismo, che evidenzia come tutto risulti drammaticamente collegato. Ateismo non vuol dire semplicemente non credere a nulla, ma si sostanzia nel credere a qualcosa di differente dalla religione tradizionale. Lo Stato moderno, infatti, ha annichilito vecchie tradizioni e antiche credenze, spazzando via il Dio cristiano per prenderVi il posto.

Sono nate le dottrine statali moderne ed è stato eliminato il Gesù dei vangeli, che insieme alla scuola greco romana ha cementato ed edificato il monumento europeo occidentale. Oggi invece l’Europa risente del miscuglio micidiale fra statalismo, laicismo ed economicismo.

La stessa burocrazia ha incatenato e inglobato la dimensione esistenziale e quella religiosa: è prevalsa la mentalità della macchina burocratica, che ha preteso di elevarsi a sistema perfetto, facendo coincidere Stato e società e trasformando di fatto ogni singolo cittadino in un devoto funzionario statale…

Per quanto riguarda la tecnologia, Foschi ricorda come i moderni Stati nazionali siano stati dominati fino ad una decina di anni fa dai partiti di massa, presenti più o meno capillarmente sul territorio.

Costituivano una qualche strada di dialogo e di confronto orientato alla rappresentatività nei rapporti fra cittadini e Stato. La velocità e la tecnologia, apparentemente democratiche ed espansive, hanno in realtà creato una situazione di distanza fra il cittadino e la burocrazia statale.

La diffusione e la contestuale veicolazione massiccia e incontrollata di internet e dei social network hanno modificato i rapporti sociali. Gli individui, isolati dietro ai loro telefonini e dietro al computer, assecondano un grande progetto di disintegrazione degli organismi di rappresentanza e della famiglia. L’uomo, sottolinea Foschi, sente il bisogno urgente di una cellula nella quale vivere senza perdere la propria individualità; la società liquida appartiene invece al sogno giacobino che vuole la singola persona privata di radici e sempre a disposizione dello Stato, senza avere una famiglia e una casa  religiosa che ispirino le sue scelte vitali, e una categoria professionale che lo renda inserito nel sociale.

Internet in sé per sé rappresenterebbe uno strumento e dunque qualcosa di neutro, ma spesso si utilizza nella maniera peggiore. Facebook, Twitter e via dicendo sono giganti pubblicitari piegati al pensiero dominante, quello del politicamente corretto.

Vito Foschi auspica il trasferimento della comunità virtuale sul terreno concreto, mentre i corpi intermedi oggi vacillano: la società attuale è divenuta sempre più frammentata. La rete, infatti, sta disincentivando il contatto umano. Viene a sparire – lentamente e gradualmente – la comunità umana e con essa la libertà.