SEGNI CONCRETI IN DIFESA DELLA FAMIGLIA E DEI CRISTIANI PERSEGUITATI (di Marco Invernizzi)

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parrocoCi prepariamo a iniziare il 2016 avvolti nella paura del terrorismo che ormai minaccia le nostre stesse città e dimentichi della persecuzione che colpisce i cristiani in tante parti del mondo, come ripetutamente ricorda il Papa.

Credo ci siano tanti buoni motivi per la paura, la sfiducia e la debolezza che caratterizzano il modo di vivere di molti italiani, in queste ore. La ripresa economica è uno slogan del nostro Presidente del consiglio, ma non tocca la popolazione. Tuttavia, è soprattutto la crisi di identità che rende debole la nostra comunità nazionale. Se non sappiamo più chi siamo, da dove veniamo e quali sono le radici della nostra storia, difficilmente ci renderemo conto delle sofferenze che patiscono i nostri fratelli nella fede perseguitati in diversi Paesi e difficilmente riusciremo a vincere la paura che ci divora.

risViviamo in un mondo ammalato, che sta morendo. Peraltro, lo sapevamo e non possiamo dire che questa sia una novità. Ci eravamo illusi, dopo il 1989, che la sconfitta della peggiore delle ideologie potesse significare l’inizio di un nuovo mondo, che finalmente mettesse Dio e il suo progetto d’amore al centro della vita pubblica. Per chi aveva la fede, la speranza era che si stesse realizzando la promessa di Fatima sul trionfo del Suo cuore immacolato, dopo la sconfitta dell’Unione sovietica. Ma non era così, era ancora troppo presto e, forse, le apparizioni di Medjugorje da oltre 30 anni stanno a dimostrare il bisogno di accompagnamento soprannaturale di una umanità uscita dalla tragedia dei totalitarismi per entrare nella disperazione del relativismo.

La disperazione. Proprio questa malattia dell’anima sembra essere la cifra del nostro tempo, se dobbiamo ascoltare le statistiche che ci raccontano il numero impressionante di depressi nel mondo occidentale.
Però, se un mondo sta morendo, un altro può nascere all’interno del mondo che muore. Se la disperazione e la depressione sono malattie così diffuse, da esse si può guarire. La speranza non viene venduta in farmacia ma esiste, se viene coltivata nel campo giusto, dove essa può crescere. La speranza è una virtù teologale che ci dona la fiducia nelle promesse di Cristo sulla vita eterna. Essa si trova attraverso la preghiera e i sacramenti. Ma quando ritrova la speranza nell’eternità, l’uomo trova anche la forza per rinascere nella storia, e per ben operare. Così nasce una nuova epoca storica all’interno di un mondo che muore.

Cari amici, abbiamo un grande bisogno di liberarci da questa terribile indifferenza che pervade il mondo occidentale e gli impedisce di vedere la sua agonia e quindi di reagire contro la sfida che proviene dal terrorismo di matrice islamista. Per superare questa condizione bisogna operare su due fronti, quello interno contro il relativismo, e quello esterno, di denuncia delle violazioni della libertà religiosa e della persecuzione dei cristiani. Soltanto così ritroveremo la nostra identità. Però tutto questo va fatto con concretezza, cominciando dalla preghiera, pubblica e privata.

In Slovenia, il referendum contro le nozze gay e le adozioni da parte di coppie omosessuali è stato vinto a cominciare da una straordinaria mobilitazione di preghiere pubbliche, da parte di comunità religiose, parrocchie e famiglie, impegnate in ore di adorazione, sante messe, rosari dedicati a questa specifica intenzione. Perché non cominciamo anche noi, per chiedere che il ddl Cirinná venga bloccato in Parlamento? E perché nelle nostre chiese non si comincia a pregare pubblicamente per i cristiani perseguitati nel mondo, ripetendo con maggiore intensità quanto fatto il 15 agosto 2014, nella giornata indetta dalla Cei? Sono segni concreti che ciascuno di noi può proporre nella propria comunità, accanto al necessario lavoro di informazione. Proviamo a cominciare

Marco Invernizzi