STORIA DI KAROL WOJTYLA, STORIA DEL XX SECOLO (Il Corriere del Sud, n°13/2005, pag.19)

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Gian Franco Svidercoschi, già vice-direttore de “L’Osservatore Romano”, vaticanista esperto e attento studioso del mondo religioso, ha avuto la fortuna e l’onore di intervistare per ben due volte Giovanni Paolo II, e con lui ha collaborato alla realizzazione di “Dono e Mistero”, il libro scritto nel 1996 in cui il Papa ha raccontato la sua vita sacerdotale.

Nei primi mesi del 2001, all’interno della trasmissione “Alle otto della sera”, per Radio Due RAI ha curato la rubrica “Storia di Karol“, che è poi diventato un libro col medesimo titolo, pubblicato nel 2001 dalla ERI (la casa editrice della RAI) e dall’Editrice Ancora (pagg.165, euro 14,45).

Infine “Storia di Karol” è diventato lo sceneggiato televisivo mandato in onda da Canale 5 lo scorso mese di aprile con il titolo “Un uomo diventato Papa“, che ha tenuto incollati al televisore milioni di telespettatori.

Storia di Karol” si sviluppa in 20 brevi capitoli che tratteggiano la vita di Wojtyla dalla nascita alla vigilia dell’elezione al soglio pontificio.

E’ uno strumento ottimo per conoscere la lunga strada percorsa da quest’uomo, la cui vita è stata tutta segnata dagli eventi storici epocali del XX° secolo. Leggendo questa sua biografia nulla sembra sia avvenuto per caso, e si intravede quella mano della Provvidenza che il 13 maggio del 1981 risultò determinante.

Karol nasce da una famiglia profondamente cattolica, dove si respirano ancora i ricordi del padre, che aveva servito da ufficiale del corpo di amministrazione l’esercito imperiale austro-ungarico, quando la Polonia non era ancora Stato nazionale ma era divisa fra Austria, Germania e Russia.

Wadowice, sua città natale, è una tranquilla città di provincia, ma ha almeno tre caratteristiche in grado di distinguerla: una certa vivacità culturale, non esclusa l’attività teatrale, una fiorente ed erudita comunità ebraica, la presenza di un famoso reggimento che nel 1920, anno di nascita di Karol, aveva dato eccellente prova del proprio valore contribuendo al “miracolo della Vistola”: appena due anni dopo la fine della prima guerra mondiale il piccolo esercito polacco aveva fermato sul grande fiume l’Armata Rossa, pronta su ordine di Lenin a dilagare per esportare la Rivoluzione proletaria nel cuore d’Europa.Quelli che vanno dal 1930 al 1938 sono per Karol e per i suoi numerosi amici gli anni del ginnasio (la nostra scuola media più le superiori), gli anni in cui il suo carattere (già provato dalla morte prematura della mamma e del giovane fratello medico) si forma in modo definitivo, con eccellenti risultati sul piano dello studio e dell’arte della recitazione. Grazie all’esempio del padre, che si accolla in solitudine l’onere di educarlo, e sostenuto da don Figlewicz, suo confessore e padre spirituale, Karol vive con intensità la sua fede, che lo accompagna nelle amicizie, nello studio, nello sport. Poi, con il trasferimento a Cracovia per la frequenza ai corsi di filologia dell’Università Jagellonica, il futuro Giovanni Paolo II ha appena il tempo di gustare il giovanile entusiasmo che riserva la vita universitaria, che la furia del nazionalsocialismo spazza via, in pochi giorni, pezzi di tradizione di storia polacca e quindi anche parte del suo mondo. La cattedrale chiusa, l’università chiusa, i professori e gli intellettuali internati nei campi di concentramento col dichiarato intento di cancellare per sempre la cultura polacca, gli amici ebrei perseguitati e arrestati.

Tutto sembra drammaticamente finito, mentre dall’altra parte della Vistola i sovietici, in forza degli scellerati accordi segreti fra Hitler e Stalin, occupano il restante 52% del territorio nazionale: l’esercito polacco questa volta si è disciolto come neve al sole. E’ la notte oscura della Polonia, è la notte oscura dello spirito. Miracolosamente sopravvissuto alla carneficina nazista grazie anche all’esperienza del duro lavoro in miniera, Karol come milioni di suoi compatrioti ignora che la sua Patria sta per essere venduta dagli Alleati a Stalin, nonostante lo straordinario valore dimostrato dai Polacchi a Montecassino (furono praticamente loro ad aprire la strada per Roma). Ci vorranno così ancora 45 anni per riconquistare la libertà, e toccherà proprio a lui , a Karol Wojtyla, prima sacerdote, poi vescovo e infine cardinale ridare speranza e dignità alla sua Polonia.

Saranno questi gli anni dell’ascesi, della nuova salita al Monte Carmelo, proprio come indicato da quel San Giovanni della Croce autore della “Notte oscura” che affascinerà tanto il giovane Karol, che ne acquisirà la spiritualità carmelitana. Contemporaneamente gli studi sulla filosofia della coscienza, appresa attraverso Edmund Husserl e Max Scheler, lo porteranno a scoprire ancora di più la centralità della persona umana e la sua dignità irrinunciabile. Tale consapevolezza sarà la forza tremenda nelle mani di Karol Wojtyla che, novello Mosè, passo dopo passo, riuscirà a scuotere i poteri forti, che crollano, e i muri dell’odio, che si sbriciolano E’ la storia di Karol, è la storia, ben raccontata, di questo nostro secolo appena passato.

Leggiamola.

Roberto Cavallo

 

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