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THE BENEDICT OPTION (di Cosimo Galasso)

11 maggio 2018
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All’inizio del 2017, negli Stati Uniti, è uscito un libro, The Benedict option, dell’editorialista americano Rod Dreher, che l’autorevole New York Times, punta di diamante del pensiero progressista occidentale, ha definito come il più importante libro religioso del decennio.

Il volume sta facendo discutere credenti e non credenti in tutto il mondo. L’autore ha riflettuto sul pensiero che Papa Benedetto ha svolto, nel corso del suo pontificato, sulla crisi morale dell’Occidente in generale e dell’Europa in particolare, paragonata, nel suo declino, al lento spegnersi dell’energia vitale che sosteneva l’antico Impero Romano.

Dreher, nella sua analisi, è partito dalla costatazione che, a viste umane, il destino della civiltà occidentale, così come la conosciamo, è segnato, ma anche dalla convinzione che, come credenti, non abbiamo il diritto di disperarci e, anzi, dobbiamo riorganizzarci e reagire.

Ha individuato in San Benedetto da Norcia (ca. 480 d. C-570 d.C.) il modello, mutatis mutandis, da seguire; ciò per via delle tante analogie, da lui ravvisate, tra la nostra epoca e quella in cui visse il santo Patrono d’Europa. Il filo conduttore che unisce due epoche così lontane, è stato da lui individuato nella confusione e nella malvagità, che le connotano. San Benedetto preferì allontanarsi da una Roma corrotta e violenta, per cercare il Signore, mediante la meditazione e il lavoro, immerso nel silenzio dei campi. Qual è esattamente il pensiero di Dreher?

Possiamo sintetizzarlo in questo modo. Partendo dalla constatazione che le ultime generazioni non hanno saputo trasmettere adeguatamente la fede ai propri figli, propone una sorta di “ricarica” delle pile dell’anima, vivendo una vita interiore intensa, pregando, studiando, unendosi ad altri credenti, avendo cura di mantenere viva l’ortodossia della fede, difendendola dai modernisti contemporanei. In pratica, senza citarlo direttamente, ripropone un’analisi che il Santo pontefice Giovanni Paolo II fece al convegno della Chiesa Italiana nel ‘94, a Palermo; non è più possibile farsi illusioni, il mondo cristiano inteso come civiltà, ossia una serie di valori, esplicitamente cristiani, condivisi da tutti, è finito: viviamo come in esilio e dobbiamo esserne consapevoli. Solo dopo aver puntellato la nostra fede cristiana, mediante studio e preghiera, possiamo pensare di essere lievito per il corpo sociale, per il mondo. Questo discorso, proseguirà la prossima volta, analizzandone altre sfaccettature…

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