UN NUOVO PRESIDENTE PER LA SOMALIA

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somaliamapIl 26 gennaio 2009 il Governo federale di transizione somalo ha ufficialmente confermato il ritiro totale delle truppe etiopiche dal territorio della Somalia. Una notizia che ha suscitato qualche sorpresa da parte degli osservatori, poiché si riteneva che almeno un contingente restasse a Baidoa, 245 km a ovest di Mogadiscio, dove  aveva sede il Parlamento. Invece gli Etiopi hanno ammassato le loro truppe sul confine, per contrastare eventuali incursioni dei fondamentalisti islamici nel loro territorio.

Le truppe etiopiche erano entrate in Somalia alla f ine del 2006, respingendo le Corti coraniche che la controllavano quasi per intero. Ma due sanguinosi anni di guerriglia non hanno sradicato la rivolta islamica, che anzi negli ultimi tempi si è rafforzata. Nei territori controllati dalle Coorti islamiche vige la sharia, con il suo strascico di divieti e di condanne a morte per le donne considerate “adultere”. A seguito dei combattimenti tra gli islamisti radicali e gli Etiopici che sostenevano il Governo federale di transizione la massa dei profughi è cresciuta a dismisura: quasi la metà della popolazione somala oggi sopravvive in condizioni che l’ Onu definisce disperate.

Intanto si è svolta a Gibuti una riunione a cui hanno partecipato tutti i deputati somali per mettere a punto un piano finalizzato ad allargare il numero dei parlamentari e a varare una nuova compagine governativa, per far spazio all’opposizione islamica moderata, che si è mostrata disponibile al dialogo.

Così il 30 gennaio 2009 il parlamento somalo riunito a Gibuti ha eletto presidente l’islamista Sheikh Shari Ahmed, leader dell’ala più moderata dell’Alleanza per la liberazione della Somalia (Ars) e già leader dell’Unione delle Corti Islamiche (Icu). Secondo l’agenzia Adnkronos, Ahmed Sharif ha ricevuto 293 voti, contro i 126 del suo avversario Maslah Barre, figlio del dittatore Siad Barre deposto nel 1991. L’elezione si e’ resa necessaria dopo che in dicembre si era dimesso il presidente Abdullahi Yussuf Ahmed, che non era riuscito a pacificare il paese africano, in preda all’ anarchia dal 1991. Il parlamento, costretto a riunirsi all’estero, e’ stato allargato a 500 deputati, con l’arrivo di 200 esponenti dell’Ars nell’ambito di un processo di pace sostenuto dall’Onu. Secondo la Bbc, Sharif Ahmed e’ stato scelto in quanto considerato l’unico in grado di fare da ponte fra i signori della guerra laici, che hanno finora dominato il governo di transizione, e le forze islamiste più radicali.

A mantenere la pace in Somalia sono rimaste così soltanto le forze dell’Unione Africana (UA), che hanno lanciato un avvertimento in merito alla possibilità che le milizie islamiche estremiste organizzino altri attentati, in particolare contro le sedi dell’Unione Africana. Intanto il Parlamento dell’Unione Europea con una risoluzione dello scorso mese di gennaio ha chiesto il rilascio delle suore italiane rapite in Somalia. In una risoluzione sulla situazione nel Corno d’Africa, il Parlamento ha chiesto al governo somalo di condannare il rapimento delle due suore cattoliche, Maria Teresa Olivero e Caterina Giraudo, catturate nel novembre del 2008 – secondo fonti di Nairobi – dall’organizzazione Jabhad al Islamiya. Con la medesima risoluzione il Parlamento europeo ha chiesto al Consiglio e alla Commissione dell’Unione Europea di sostenere le istituzioni somale e il processo di pace avviato con gli accordi di Gibuti dello scorso ottobre. Ha inoltre invitato l’Eritrea a rispettare pienamente i diritti umani e le libertà fondamentali, compresa la libertà di associazione, la libertà di espressione, la libertà dei mezzi di informazione e la libertà di coscienza. In tale contesto, i deputati europei chiedono al governo eritreo di rivelare dove si trovano i prigionieri e il loro stato di salute e di incriminare e di sottoporre immediatamente al regolare giudizio di un tribunale tutti i detenuti politici e i giornalisti (come Dawit Isaak) imprigionati, o di rilasciarli immediatamente senza condizioni.

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