VACANZE IN GRECIA. CON MESSA ORTODOSSA….

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E’ domenica. E in assenza di una chiesa cattolica o “latina”, come una volta si diceva da queste parti, mi reco nella chiesa ortodossa   del villaggio greco in cui mi trovo in vacanza.

Come molte chiese ortodosse, il sacro edificio si trova non sulla piazza, come spesso accade nei nostri paesi, ma al centro della piazza. Tutt’intorno giardinetti e caffè, dove viene servito il loro caffè, quello greco, spesso in versione frappé. Il giorno prima, il sabato, avevo incontrato il pope, ritratto classico del prete greco: veste nera lunga sino ai piedi, barba bianca altrettanto lunga, capelli legati dietro la nuca… Gli avevo chiesto nel mio inglese un po’ stentato gli orari delle celebrazioni domenicali, della “divina liturgia”, come la chiamano loro. Tutto inutile, perché il pope non parlava inglese. Ma grazie a reminiscenze da liceo classico, comunque me la cavavo con i numeri greci e soprattutto con i gesti. Così capivo che la Messa iniziava alle sette del mattino: su questo nessun dubbio. C’era poi un deka (dieci) di mezzo. Sulle prime pensavo che si trattasse della seconda celebrazione mattutina. E invece no. Il pope voleva dirmi – e me lo indicava pure con le dita della mano – che la sacra liturgia bizantina durava tre ore: dalle sette alle dieci. Sì, tre ore! Per loro è normale. Immediatamente il paragone con noi cattolici, che talora sbuffiamo se il parroco si dilunga nella predica cinque minuti di più e se comunque il tutto non si esaurisce in 45 minuti.

La domenica arrivo dunque in chiesa qualche minuto dopo le sette, con un leggero ritardo. Mi guardo intorno: le icone, le candele profumate di varia grandezza, il sacro baldacchino in legno che separa il luogo del sacrificio – riservato ai sacerdoti – dallo spazio dove vi sono le sedie in legno antico, per i fedeli. Davanti alle icone lampade votive e al soffitto enormi lampadari. Tutto è molto confuso, forse un po’ kich. Sicuramente molto diverso dalle nostre chiese, specie le più recenti, semispoglie, talora fredde. Ma non vedo inginocchiatoi: forse gli Ortodossi non li usano. Fra i banchi, a quell’ora di mattino presto, c’è solo un uomo e una donna, rispettivamente a destra e a sinistra. “Poca partecipazione”, penso.

La liturgia è cantata, di continuo. Due altri uomini, anziani, uno a destra l’altro a sinistra, intonano ai microfoni una sacra cantilena: sono le lodi al Signore, le antifone e le altre preghiere alla Vergine e ai Santi. Al contrario di noi cattolici, che solitamente facciamo il segno della croce all’inizio e alla fine della Messa, qui è un continuo segnarsi, naturalmente alla maniera greca o meglio ortodossa (dopo la fronte e il cuore, portano la mano prima alla spalla destra e poi a quella sinistra: dietro questo semplice differenza di gestualità vi sono secoli di controversie dottrinarie sulla processione dello Spirito Santo: direttamente dal Padre o dal Figlio?). Anch’io mi segno in continuazione, ma alla maniera latina. Chissà se ci fanno caso…Soprattutto mi vergogno un po’ dei miei “bermuda”. Anche se fa un caldo boia, qui in chiesa portano tutti i pantaloni lunghi. Sì, perché nel frattempo la gente continua ad affluire: soprattutto donne ma anche uomini.

Noto che i maschi, mano a mano che arrivano, si sistemano tutti sulle sedie di destra; così verso le nove (sono trascorse quasi due ore!) mi trovo da solo in mezzo a tante donne, quasi tutte anziane. Mi rendo conto che qui in chiesa vige ancora la separazione dei sessi; una volta anche da noi si faceva, le donne a sinistra gli uomini a destra. Era così – lo ricordo perfettamente – nel paese dov’è nato mio padre. Ma da anni in Italia non si usa più…

Mi trovo dunque fra le donne, e non so se sia meglio alzarmi e spostarmi dall’altra parte; ma forse darei più nell’occhio. Allora decido di rimanere al mio posto. Ecco, finalmente il pope esce da dietro le tende, dove sinora ha armeggiato fra icone e sacri arredi. Prima porta in solitaria processione il libro sacro – l’Evangelo – con la copertina d’argento. Gli uomini escono dai banchi, si accostano al prete e baciano il libro, e quindi la sua mano. Quando l’ultimo uomo ha compiuto tale operazione tocca alle donne. Stessa storia. Penso di mettermi per ultimo, per superare la mia imbarazzante situazione, ma una vecchietta un pò zoppa me lo impedisce: vuole a tutti i costi che io passi avanti alle donne. Non posso oppormi. Vado e bacio il libro sacro e poi la mano del pope. Ritorno al mio posto, continuando a segnarmi alla “latina”: capiranno che sono uno “straniero”. Fra i canti la liturgia riprende; il pope esce di nuovo da dietro l’iconostasi, e in tutta la chiesa sparge l’incenso, cominciando dalle icone. L’iconostasi, che divide i due luoghi della chiesa, è un supporto di materiale variabile (legno, pietra, marmo) sul quale sono appese le icone. Esso ha una porta centrale, detta “regale”, dalla quale passa il sacerdote e che viene aperta durante l’officiatura, e due porte piccole laterali dette “diaconali” o “angeliche”, dalle quali entrano ed escono i serventi e i diaconi.

In un’altra chiesa e in un’altra occasione (a Skopelos, nelle Sporadi), una donna arriva verso le nove e porta con se una forma tonda e grande di pane. Attraversa la porticina laterale e lo lascia nel sacro recinto: servirà per la comunione?

Per la comunione si usa pane fermentato di frumento e vino rosso mescolato con acqua tiepida nel calice. Il pane preparato per la comunione è chiamato “agnello”; il coltello con il quale il celebrante ritaglia le particole dalla Prosfòra (il pane consacrato per la comunione) è chiamato “lancia”, a ricordo di quella che trafisse il Cristo dopo la morte sulla croce.

A proposito: dimenticavo di dire che la prima cosa che i fedeli fanno entrando in chiesa, assolutamente la prima cosa e tutti indistintamente, è quella di mettere una moneta nella cassetta e accendere candele da sistemare nella sabbia davanti ad un’icona. Quindi l’icona viene baciata. Senza alcun problema. Gli Ortodossi, d’altronde, pregano e meditano guardando le icone: di Gesù, della Vergine, dei Santi. Se ci sono più icone vengono baciate tutte… Superstizione devozionale? Penso di no, perché tutto avviene con estrema semplicità. Come quando si da un bacio a una persona a cui si vuole bene…