VENEZUELA: AL GOVERNO UN NARCOTRAFFICANTE VICINO A HEZBOLLAH

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Venezuela: proteste contro il presidente Maduro

Riprendiamo dalla Stampa del 29/04/2020 – pag.15 – la cronaca di Emiliano Guanella:  “Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha nominato ministro del petrolio, Tarek El Aissimi, uno dei più discussi funzionari del chavismo, accusato dagli Stati Uniti di far parte di una rete internazionale dedita al nacortraffico e al finanziamento di gruppi terroristici come Hezbolah e Hamas.

El Aissimi, che sarà il primo non militare da anni a guidare l’attività petrolifera venezuelana, è un nome molto conosciuto a Washington; sulla sua testa l’amministrazione Trump ha messo una taglia di 10 milioni di dollari ed è stato dichiarato persona non grata anche da Gran Bretagna, Canada e Svizzera.

Classe 1974, Tarek è figlio di Zaidan el Aimil el Aissimi, un immigrato siriano appartenente al partito Baath, mentre suo zio Shibli El Aissami è stato stretto collaboratore di Saddam Hussein. Leader di un movimento studentesco di estrema sinistra, ha festeggiato nel 2001 l’attacco alla Torri gemelle. Ad appena 35 anni è nominato ministro dell’interno da Hugo Chavez; di allora la decisione di cacciare dal Venezuela gli ufficiali della Dea, l’antidroga statunitense. Nel 2013 è accusato di aver consegnato migliaia di passaporti a militanti di gruppi terroristici arabi provenienti da Libano, Siria, Egitto e Pakistan. Secondo il dipartimento di Stato americano avrebbe poi fondato una rete di società offshore tra Panama e altri paradisi fiscali nei Caraibi per riciclare i proventi del narcotraffico, tonnellate di droga colombiana arrivata in Messico e poi negli Stati Uniti via Venezuela. La sua forza, secondo molti, si fonda sulle informazioni raccolte e accuratamente catalogate di alleati e nemici attraverso il Sebin, i servizi segreti venezuelani, che ha controllato per anni. Nel 2017 gli Stati Uniti emettono un ordine di cattura internazionale e la confisca di qualsiasi suo bene all’estero.

Il suo arrivo nello strategico posto di ministro del Petrolio è concomitante alla decisione di aprire ulteriormente a capitali privati le attività di perforazione e raffinazione della compagnia statale Pdvsa, dalle cui entrate dipende il 90% del Pil venezuelano. A causa della crisi economica in corso da anni, Caracas ha perso più della metà della sua produzione di greggio, passando da oltre 2 milioni di barili del 2017 a meno di 700.00 barili odierni, parte dei quali sono spediti direttamente in Cina per pagare i prestiti concessi al governo di Maduro. Col prezzo del petrolio in picchiata il Venezuela è ancora più in ginocchio e sembra essere arrivato il momento di nuove concessioni. Fra gli interessati ci sono le compagnie che già operano nel paese come la Chevron, la russa Rosneft e la cinese Cnpc, ma fremono anche gli iraniani, forti alleati di Maduro. Negli ultimi mesi sono sbarcate a Caracas decine di missioni diplomatico-militari da Teheran. Con il suo passato e le sue connessioni El Aissimi potrebbe diventare un uomo chiave sull’asse mediorientale, cosa che ovviamente non piace all’amministrazione Trump, ma nemmeno ai paesi dell’Opec, ad iniziare dall’Arabia Saudita.”.