VENEZUELA: IL SILENZIO DELL’ONU COMPLICE DI MADURO

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Juan Guaidò

Riprendiamo dal GIORNALE del 24/02/2021, a pag.14, con il titolo ‘L’Onu tace sul Venezuela e i diritti umani calpestati‘ l’intervista di Paolo Manzo a Juan Guaidó, presidente ad interim del Venezuela riconosciuto dalla gran maggioranza dei Paesi democratici del mondo ma non dall’Italia.

«Le mie condoglianze all’Italia per l’omicidio dell’ambasciatore Luca Attanasio in Congo mentre era in missione umanitaria in un convoglio Onu, senza auto blindata. Mi è spiaciuto molto e quest’attentato deve richiamare l’attenzione sul fatto che il mondo oggi è sempre più interconnesso». Comincia così l’intervista esclusiva de Il Giornale a Juan Guaidó.

Cominciamo proprio dall’Onu, dopo il rapporto dell’inviata speciale bielorussa Mena Douhan, che pochi giorni fa ha difeso il regime di Maduro e con la presidente della Corte Penale Internazionale Fatou Bensouda che da 3 anni blocca il processo contro i crimini della dittatura di Maduro.

Verso quale globalizzazione stiamo andando?

«Quando ci sono continui attentati contro la vita umana come in Venezuela non si può relativizzare. Il relativismo sui diritti umani fondamentali è una vergogna e le grandi potenze del mondo devono attenersi a quanto disse Kofi Annan: “esiste il diritto d’intervenire quando ci sono gravi violazioni”». 

In Venezuela ci sono?

«Non so cosa deve ancora accadere per dimostrare che qui i crimini di lesa umanità sono all’ordine del giorno. Su 30 milioni di abitanti, quasi 6 milioni sono fuggiti mentre 9,3 milioni stanno morendo di fame, con migliaia di esecuzioni extragiudiziali. Stiamo assistendo al peggior dramma di sempre delle Americhe». 

L’altro ieri Maduro è intervenuto al Consiglio dei Diritti Umani Onu come relatore, paradossale non trova?

«E’ un’assurdità ed è chiaro che così il sistema non funziona. Sul Venezuela non possiamo sempre solo limitarci a raccontare la tragedia, dobbiamo intervenire. Nel caso di Maduro ci sono decine di rapporti di organismi internazionali che riportano in dettaglio migliaia di omicidi di Stato, di violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani, di vincoli col terrorismo, con il narcotraffico con prove chiare del finanziamento a gruppi narco-criminali come l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) e le Farc dissidenti. Questa crisi non ha solo distrutto la vita di milioni di venezuelani ma ha anche danneggiato la Colombia, il Perù e tutto il Sudamerica». 

In che modo?

«Sono riapparse malattie sconfitte da 100 anni come la malaria, e terrorismo e narcotraffico si sono estesi. Basti pensare ai danni fatti al processo di pace colombiano con Farc ed Eln che hanno trovato rifugio proprio in Venezuela, occupandone regioni intere. Se non ci rendiamo conto che queste enclave autoritarie finanziate da un governo dittatoriale danneggiano l’intera umanità, stiamo andando verso un futuro pericoloso e sbagliato». 

Il cambiamento climatico è un tema centrale e fa specie che gli attentati contro l’ambiente della dittatura di Maduro passino sotto silenzio.

«La dittatura non vuole che si parli né delle etnie indigene che stermina né dell’Amazzonia che distrugge. Mentre io e lei parliamo il regime sta buttando petrolio nel Mare dei Caraibi per mancanza di manutenzione in Pdvsa, la statale petrolifera venezuelana sequestrata dal regime. L’Amazzonia venezuelana viene assassinata ogni giorno, le nostre etnie indigene sono costrette a fuggire dagli abusi di gruppi irregolari che la dittatura appoggia e finanzia. Ci sono 112.000 lane di foreste in pericolo per l’indiscriminato uso del mercurio per estrarre illegalmente “l’oro di sangue” che foraggia il regime e inquina le nostre riserve di acqua dolce. Da oltre cinque anni in Venezuela è in atto un ecocidio ed un etnocidio senza precedenti, ma la dittatura cerca di rendere invisibili i propri crimini, un business in cui è coinvolto anche il figlio di Maduro». 

Dopo 22 anni di chavismo i venezuelani sono il popolo più povero al mondo. Come se ne esce? «L’unico modo è riattivare l’economia che Maduro ha distrutto, basti pensare che oggi lo stipendio mensile in bolivares vale meno di un euro al mese, il più basso del mondo. Il Bolivar oggi è puramente simbolico. A Caracas paghi in dollari, alla frontiera occidentale usi i pesos colombiani mentre a sud compri con la polvere d’oro, come nel Far West. Nei centri commerciali ci sono le bilance per pesare l’oro, e gli acquisti sono fatti “a grammi”». 

Più che una dollarizzazione di fatto, il caos…

«Maduro non ha mai decretato la dollarizzazione né ha mai parlato di togliere il controllo del cambio ma è semplicemente successo perché le mafie che lo appoggiano e lo mantengono al potere glielo hanno chiesto, è stata una loro esigenza espressa». 

Come valuta l’approccio alla pandemia di Maduro?

«E’ stato solo di tipo poliziesco, non c’è stato nulla di scientifico nella gestione ed il sistema sanitario è collassato, basti dire che oggi il 54% degli ospedali in Venezuela non ha acqua. Impossibile dunque lavarsi le mani, principale requisito per combattere il virus. Inoltre, le persone sono terrorizzate dagli ospedali per due motivi. Primo perché non ti curano, ti isolano e ti sequestrano pure il cellulare, poi perché ti mettono in luoghi inadatti, senza protezioni e quasi senza cibo». 

Cosa chiede all’Italia?

«Di continuare ad appoggiare le sanzioni dell’Unione Europea emanate l’altro ieri contro alcuni violatori di diritti umani del regime. Quello sanzionatorio è un buon modo per riaffermare che la dittatura è responsabile delle sue azioni criminali e che violare i diritti umani è un’aberrazione intollerabile. Punire chi si macchia di crimini come fanno tanti Paesi democratici è un segnale forte contro la dittatura. E poi aiutateci a combattere la corruzione perché in questi anni Maduro si è rubato l’equivalente di sei Piani Marshall, 405 miliardi di dollari».

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