GEOPOLITICA UMANA (di David Taglieri e Roberto Cavallo)

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Dario Fabbri è uno dei migliori esperti di Geopolitica nel contesto italiano ed internazionale; direttore della rivista Domino e della relativa scuola, ha di recente pubblicato “Geopolitica Umana, capire il mondo dalle civiltà antiche alle potenze odierne”.

Edito da Gribaudo, il saggio tratta una serie di chiavi di lettura con l’intenzione di comprendere meglio il nostro pianeta. 

Nel libro il pensiero della filosofia dialoga con le lezioni dell’antropologia; la storia costella la formazione degli Stati e i comportamenti delle persone che vivono e hanno vissuto nei luoghi, i più svariati della Terra. 

Le metodologie geopolitiche incontrano la profondità della storia con gli ingredienti fondamentali della cultura e della psicologia collettiva.

Come lo scrittore chiarisce nell’introduzione, la geopolitica rappresenta una (s)fortunata interazione fra geografia e politica. Una materia di per sé interdisciplinare si confronta infatti con numerose branche del sapere. Attraverso le pagine che scorrono risulta possibile scorgere le scintille che producono la cronologia degli eventi e individuano gli aspetti filosofici ed antropologici.

Filosofia della storia e processi psicologici, nel corso della trattazione, indagano il corso degli eventi delle persone e delle storie e della Storia: i percorsi procedono parallelamente e spesso incrociano i loro destini.

I contesti globali e locali potrebbero essere intessuti e inseriti in una tavolozza di colori per individuare i fenomeni che determinano e marcano la realtà.

Fabbri ci tiene a specificare quanto sia necessario il principio di causalità fra gli eventi: guardare oltre la scenografia, andare nel backstage, raccogliere i particolari, perdersi nei meandri dei camerini. 

Storia, geografia e geopolitica umana procedono anche per esperimenti, per prove, per errori, che spesso si ripetono: donne e uomini sono sempre gli stessi, nonostante il corso del tempo. I secoli passano e sono attraversati dal genere umano, composto di quel combinato disposto di emozioni, biologia e psiche.

Si va dentro alle Nazioni; al Belpaese, ad esempio, che si percepisce meno omogeneo di quel che è, a causa delle sua originaria impronta sabauda; un esempio per intercettare un pensiero che ci comunica la differenza fra auto-percezione e fatti oggettivi della storia.

Nel paragrafo dedicato agli Imperi (Stati Uniti, Cina, Russia, Iran, Turchia) trapela una riflessione importante: non si dovrebbe pensare soltanto agli Stati leader – con la loro volontà di potenza – ma anche alle persone, con le loro aspettative, le loro speranze e le diverse predisposizioni.  

Consigliamo anche la lettura attenta e ragionata del paragrafo incentrato sulla Demografia, sempre per restare ancorati all’interazione fra popoli e luoghi: si scopre così che le grandi potenze sono attentissime ad avere una popolazione giovane, anche a discapito di welfare e benessere economico. 

Grande attenzione si evince pure nel campo dell’analisi economica: che è a sua volta uno schermo, un palcoscenico che nasconde dietro le tende i principali attori (Stati Uniti, Cina, Russia, Iran, Turchia) che puntano alla potenza e al dominio militare più che al contingente vantaggio socio-economico.

Per sintetizzare la visione di insieme con uno schema, si potrebbe dire che lo studio della relazione fra collettività e territori incrocia anche gli sguardi altrui; la percezione interna incrocia quella internazionale.

Le aggregazioni umane vengono delineate, descritte, disegnate in ogni loro realizzazione storica.

L’epoca corrente sembra, a tutti gli effetti, dominata dall’economia, ma dietro vi è il dominio di potenza degli Stati forti e degli Imperi, con il loro desiderio di ampliare, governare, espandersi in modo talvolta illimitato; eppure gli individui hanno il diritto di recuperare la loro centralità.

A questo saggio ben impaginato, più di qualche appunto può essere mosso: un’eccessiva svalutazione della capacità di influenza dei singoli attori e leader internazionali, delle idee e delle filosofie che sempre precedono la politica, dei presupposti religiosi e culturali che muovono governi e gruppi dirigenziali; il tutto in nome, almeno così ci sembra, di una sorta di rinascente storicismo hegeliano.

Ma più di tutto lascia perplessi il disconoscimento dei diritti umani e dei relativi valori democratici quale obiettivo universale e stella polare dell’agire politico… Come se diritti umani e democrazia fossero mera espressione della cultura occidentale piuttosto che beni preziosi che accompagnano l’humanitas in quanto tale. Da qui la sostanziale equiparazione valoriale che nel libro viene proposta fra l’impero americano e tutti gli altri fondati, invece, sull’autocrazia (Cina, Turchia, Russia, Iran).

Non che la pax americana – con tutti i suoi limiti e di cui anche l’Europa gode – sia la panacea, ma forse il meglio possibile che oggi la geopolitica sia in grado di presentarci.