LA CROCE DI GERUSALEMME E LA SUA GENESI

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Lychnis Calcedonia o "Croce di Gerusalemme"
Lychnis Calcedonia o "Croce di Gerusalemme"

La croce di Gerusalemme


 

 

 

Nella rinnovata galleria della biblioteca provinciale in piazzetta Carducci a Lecce, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra storica organizzata dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, domenica 20 giugno si è tenuta un’interessante conferenza sul tema “La croce di Gerusalemme e la sua genesi”.

Dopo il saluto dell’arcivescovo di Lecce S.E. Mons. Domenico Dambrosio – che ha definito la mostra uno spaccato di storia che testimonia amore per la Terra Santa e una meravigliosa vetrina che aiuterà a rivedere i giudizi formulati sull’Ordine del Santo Sepolcro -,  in qualità di relatore è intervenuto lo storico nonché ambasciatore dello Stato di Israele presso la Santa Sede dott. Mordechay Lewy.

Il dott. Lewy ha fin da principio chiarito le ragioni del suo interesse per l’argomento. Pur essendo ebreo e di religione ebraica, ha nel tempo coltivato gli studi per la storia patria della sua città: Gerusalemme.

Dopo aver illustrato le varie ipotesi storiografiche, il relatore ha ricordato come nella tradizione iconografica cristiana la ripetizione di elementi decorativi su di un piano sia simbolo dell’infinito e viene chiamato “seminato”. Gli elementi che s olitamente c ompongono il seminato sono gigli o croci. La croce di Gerusalemme (illustrata nella fotografia) è dunque un esempio di seminato e, nel pensiero dei cristiani me dievali, rinviava direttamente al concetto di infinito e, dunque, di Dio.

In base alla ricostruzione proposta dal Dott. Lewy le origini della croce di Gerusalemme, oltre che al concetto di infinito, vanno individuate nelle cinque piaghe di Gesù. Le cinque croci presenti (le quattro piccole nei quadranti e quella grande al centro) sono simbolo delle 5 piaghe di Cristo, cagionate dai fori alle mani e ai piedi, nonché dallo squarcio della lama al costato.  Un parallelismo che ritroviamo nella liturgia, con i 5 attributi dell’Ostia: pura, santa, immacolata, corpo, sangue… 

San Tommaso d’Aquino, nella sua Summa teologica, parla della devozione alle 5 piaghe di Cristo.

Nel medioevo tale simbologia (5 piaghe/5 croci) trova poi una sua traduzione araldica. Dunque lo stemma cristiano di Gerusalemme rappresenta le 5 ferite di Cristo. Il relatore ha ricordato che nello stemmario di Zurigo, agli inizi del XIV secolo, viene espresso per la prima volta tale parallelo fra le croci e le piaghe di Nostro Signore.

Nella cappella degli Scrovegni affrescata a Padova da Giotto (1300-1305) troviamo la croce di Gerusalemme come simbolo della “Militia Christi” celeste.

Nell’isola di Cipro, che per secoli fu l’isola rifugio dei crociati, vi sono numerosissime tracce di croci di Gerusalemme. Dopo la perdita della Terrasanta per mano dei musulmani, il titolo fittizio di Re di Gerusalemme si tramandò attraverso le più illustri famiglie regnanti d’Europa, che sempre vollero includere la croce di Gerusalemme nel proprio emblema.

Fu così che essa campeggiò nei vessilli dei Lusignano, degli Angioini, degli Aragonesi, dei Valois, degli Asburgo, dei Borbone…

La croce di Gerusalemme era ben visibile, ancora nel 1931, nel vessillo dei re di Spagna, prima che anche la monarchia iberica venisse spazzata via dalla Rivoluzione e dalla repubblica.

E oggi? Oggi la croce di Gerusalemme campeggia nella bandiera nazionale di un piccolo Stato dalle antiche e fiere origini cristiane: la Georgia.

E’ il simbolo della Custodia francescana di Terrasanta, del Patriarcato latino di Gerusalemme e dell’Or dine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

E’ il nome di un bellissimo fiore (nella foto) della Palestina…