ALLE ORIGINI DELL’ISLAM: LA KA’BA E LA PIETRA NERA

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untitled La Mecca, grazie alla presenza della Ka’ba e della pietra nera, era diventata un centro religioso importantissimo per tutte le tribù arabe, sia per quelle stanziali che per quelle nomadi e beduine: era meta di continui pellegrinaggi. Qui oltre ad Allah si veneravano altre divinità: tutte trovavano posto e dignità nel santuario della ka’ba, costruito, secondo la tradizione, da Abramo e dal figlio Ismaele, a sua volta progenitore della nazione araba.

Il santuario era, ed è ancora oggi, una costruzione a forma cubica, posta al centro della grande spianata de La Mecca.

Le varie tribù che ruotavano intorno alla città facevano riferimento a una propria divinità. A testimonianza di tale poliedricità religiosa basti ricordare che nel santuario era conservata anche un’icona della Vergine Maria con il Bambino, proveniente dall’Etiopia, che costituiva punto di riferimento per i pochi Cristiani presenti (abbiamo visto che anche un cugino di Maometto lo era!) o comunque di passaggio.

A La Mecca insomma, prima di Maometto, si respirava un’aria di grande tolleranza religiosa.

Quanto alla pietra nera, che era incastonata in un angolo della ka’ba, essa era venerata come segno della predilezione divina, portata dal cielo alla terra direttamente dall’arcangelo Gabriele. Originariamente bianca, essa era diventata nera per i peccati dei pellegrini…

In effetti la venerazione delle pietre faceva parte del background religioso arabo e molte tribù avevano l’abitudine, nei loro continui spostamenti, di portarsene dietro una, considerata come fonte di protezione; comunque nessuna pietra era così ricercata e amata come quella che si venerava a La Mecca.

Maometto conserverà la tradizione religiosa della ka’ba e della pietra nera, ma si scaglierà contro le altre credenze dei Meccani, e in particolare contro il politeismo.

Gli attacchi di Maometto al politeismo e all’establishment meccano che ne era custode sconvolsero non solo il preesistente equilibrio religioso, ma anche quello sociale e politico, perché di fatto segnavano la fine dei buoni rapporti di vicinato con le varie tribù del deserto, particolarmente legate alle divinità e agli idoli conservati nella ka’ba.

Fino al 619 Maometto aveva beneficiato della protezione del proprio clan di appartenenza, ma con la morte del capoclan, lo zio Abu Talib, tale trattamento di favore iniziò a venire meno.

La sua presenza a La Mecca si fa giorno dopo giorno più complicata, anche perché Maometto non accetta di essere considerato un “maestro” come tanti altri, esperti delle cose di Dio, ma egli pretende di essere l’unico detentore della verità religiosa, sociale e politica. La crescente ostilità dei concittadini gli fa però comprendere che è giunto il momento di cambiare aria.

I promotori di un Islam liberale e aperto al dialogo privilegiano questo primo periodo della predicazione maomettana, durante il quale il Profeta, anche per necessità personale, richiamava la sua gente ai valori della giustizia e della tolleranza …

Gli ideologi della corrente fondamentalista preferiscono invece riferirsi al secondo periodo, quello in cui Maometto stabilisce lo Stato islamico a Medina, e di lì attingere il modello da perseguire.

In realtà anche nel primo periodo, quello meccano, Maometto non brillò per spirito di tolleranza. Di lui si riportano queste frasi volte all’indirizzo dei nemici meccani della tribù dei Quraish: “Volete ascoltarmi, o quraish? Nel nome di colui che tiene la mia vita nel palmo della sua mano, io vi porterò il massacro (dhabh)!”.

 

 

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