TURCHIA: NELLA PICCOLA CHIESA UN UOMO CONTRO I TERRORISTI

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Di seguito l’approfondimento di Leone Grotti su Tempi del 30 gennaio 2024:
“I due terroristi islamici che hanno fatto irruzione domenica mattina (28 gennaio 2024, n.d.r.) nella chiesa di Santa Maria a Sariyer a Istanbul, costruita dagli italiani, volevano compiere una strage.

Quaranta fedeli stavano assistendo alla Messa in Turchia quando i jihadisti dell’Isis sono entrati sparando in aria.

Tutti si sono gettati a terra, cercando riparo tra le panche della chiesa. Solo un uomo si è girato verso gli uomini armati, gridando: «Che cosa state facendo?».

I terroristi forse non si aspettavano che qualcuno li avrebbe affrontati di petto.

L’hanno prima colpito al volto e poi lo hanno freddato con un colpo alla testa.

A quel punto le armi si sono miracolosamente inceppate e i due uomini sono scappati.

La vittima, Tuncer Murat Cihan, musulmano di 52 anni, «ha probabilmente scombinato i piani dei terroristi e ha prevenuto con il sacrificio della sua vita un massacro», ha dichiarato alla Bild monsignor Massimiliano Palinuro, vicario apostolico di Istanbul e amministratore apostolico di Costantinopoli.

La piccola comunità dei fedeli di Santa Maria, gestita dai francescani conventuali, «è sotto shock», ha detto a monsignor Palinuro il sacerdote che stava officiando la Messa, Anton Bulai.

Alla celebrazione era presente anche il console generale polacco, Witold Lesniak, insieme alla sua famiglia.

Anche la famiglia di Tuncer Cihan è incredula. La sorella ha dichiarato a Hurriyet che l’uomo aveva problemi mentali ed era musulmano, ma si trovava bene con i francescani e da un paio di mesi frequentava la Messa ogni domenica.

Lo zio, Kazim Aydemir, ha aggiunto alla stampa locale: «Veniva in chiesa con me, era molto popolare nella comunità. Voleva diventare cristiano, ma non era stato ancora battezzato».

Il cugino, Murat Cihan, ha offerto al giornale turco una versione diversa, per quanto smentita anche dai cristiani, che assicurano di conoscere da tempo la vittima: «Non è vero che andava in chiesa ogni settimana. Non aveva legami con i cristiani. Domenica è andato nel quartiere per la prima volta a fare un giro. Ha visto la chiesa ed è entrato. Poi è stato ucciso».

I cristiani in Turchia sono una piccola minoranza di centomila persone, i cattolici in particolare rappresentano appena lo 0,05% della popolazione.

Le chiese, soprattutto dopo gli assassinii di don Andrea Santoro nel 2006 e del vicario apostolico Luigi Padovese nel 2010, sono sempre sorvegliate.

Ma come dichiarato da monsignor Palinuro, alla chiesa di Santa Maria erano sparite le guardie quattro settimane fa: «Probabilmente era considerata insignificante».

Non per l’Isis, che l’ha scelta per condurre l’ennesimo attentato a sfondo religioso «contro gli infedeli cristiani».

«Tutto suggerisce che l’attacco sia motivato dall’intolleranza religiosa», ha aggiunto il vicario apostolico di Istanbul a Vatican News.

«Come comunità cristiana chiediamo che le autorità facciano luce sull’accaduto e scoprano la verità. Abbiamo bisogno di più sicurezza, anche perché i fedeli affrontano spesso lunghi viaggi per partecipare alla Messa».

Anche per monsignor Paolo Bizzeti, vicario apostolico dell’Anatolia, si tratta di «un attentato anticristiano».

Le autorità si sono subito occupate del caso, anche perché tra due mesi si terranno le elezioni locali e l’Akp del presidente Recep Erdogan vuole riprendere il controllo di Istanbul.

Dopo l’attentato, 51 persone sono state arrestate, compresi i due presunti autori dell’attacco, entrambi stranieri rispettivamente di nazionalità russa e tagika.

Il ministro dell’Interno, Ali Yerlikaya, ha affermato che «non tollereremo mai coloro che cercano di distruggere la pace del nostro paese e coloro che attentato alla nostra unità e solidarietà».

Come dichiarato da monsignor Bizzeti al Corriere, in realtà le autorità turche sono le prime a rendere la vita difficile alle comunità cristiane:

«In Turchia c’è libertà di culto, più che libertà di religione. Ma, vede, la Turchia laica della quale si parla in Europa è più un mito che una realtà. Nell’ultimo secolo, i cristiani in Medio Oriente sono stati costretti ad andare via quasi ovunque.

E avere un visto di accesso per sacerdoti e suore in Turchia era più difficile un tempo che con l’Akp di Erdogan. La Chiesa non ha personalità giuridica, non è possibile costruire una chiesa, una cappella, un centro culturale, perché i rapporti con lo Stato sono ancora quelli definiti dal Trattato di Losanna del 1923, che a distanza di un secolo andrebbe cambiato.

Questo governo si è sforzato di venire incontro a una serie di richieste con un buon dialogo. Ma è vero che, anche in Turchia, una parte di società invoca più libertà e pluralismo, mentre un’altra ha una deriva fondamentalista e non manca chi vuole una più forte islamizzazione forzata. Bisogna vigilare».”.